Sepolta la vecchia politica da una marea di dati, innovazioni e meme i nuovi paradigmi del potere parlano ora lingue inedite rivolgendosi a nuovi ceti emergenti per una lotta cruciale: quella per l’immaginario. Non si tratta più, quindi, solo di uno scontro tra idee, ma soprattutto tra miti, sogni, archetipi, narrative. Tra il necroprogressismo apocalittico dei liberal custodi del culto della catastrofe e quella dei fautori di una mitologia neopioneristica tra accelerazione e reazione, le frontiere spaziali e le oligarchie digitali. Uno scontro centrale nell’ultimo libro di Guerino Nuccio Bovalino – studioso, saggista e docente, chercheur associé presso il LEIRIS, e acuto conoscitore degli immaginari del mondo tecnico e politico e del loro rapporto col sacro – “La Gaia inconscienza. Immaginario del tecnopotere” (Luiss University Press, 2025). Un saggio che è al tempo stesso un’analisi spietata e un racconto travolgente, in cui l’autore ci guida nel Cuore di Tenebra del tecnopotere e nella sua giungla simbolica. Un mondo dove Elon Musk è il Cavaliere Oscuro e anche il Joker; Donald Trump è allo stesso tempo il colonnello Kurtz, un wrestler e il villain da kolossal; Peter Thiel tesse trame da dietro le quinte come i personaggi del ciclo di Dune; e ai parlamentari si sostituiscono supereroi in felpa e cappellini Maga. Non è solo spettacolo: è politica 3.0, è mitologia digitale, è la realtà che scende a patti con la fiction e la reinventa. Con occhio sociologico e penna affilata, “La gaia incoscienza” decifra il nuovo immaginario politico dell’Occidente, tra spiritualismo futurista, distopie hollywoodiane e zuffe culturali. Mostrandone i miti, gli spiriti e i misteri. Perché per conquistare il futuro non basta più volerlo, ma soprattutto pensarlo e sognarlo.

-Come mai “La gaia incoscienza” e quali sono i nuovi immaginari del tecnopotere?
La Gaia Incoscienza è la trasfigurazione del titolo che Nietzsche diede al libro che ospita l’aforisma 125, quello con cui annunciava una fase di trasformazione caratterizzata dalla “morte di Dio” e dalla venuta di ciò che ancora non si è riuscito a decifrare. Nietzsche intravedeva all’orizzonte una fase nella quale l’uomo stesso doveva ergersi a protagonista del processo storico, per cui si chiede se forse “non dobbiamo diventare noi stessi dei”. La Gaia Scienza di Nietzsche preannuncia il tempo nuovo di un uomo che deve governare e manipolare il mondo. La Gaia Incoscienza che prefiguro nel testo è la nuova rivoluzione che accantona l’uomo figlio dell’illuminismo, sancisce la fine del predominio del progressismo e inaugura l’epica del futurismo spirituale. È giunto il tempo dell’effervescenza tecnologica, una nascente utopia tecno-fideistica che si differenzia dalle tradizionali forme di progressismo per una particolare declinazione mistico-religiosa. Nel mio testo precedente, “Algoritmi e Preghiere”, ho scritto della convergenza del sacro e della tecnologia in un nuovo progetto culturale. “La Gaia Incoscienza” analizza Il tecnopotere che è la declinazione politica di tale unione, ne sancisce la forza penetrante. È l’immaginario del tecnopotere che ho scelto di raccontare, poiché lo considero una inedita forma politica che va svelandosi come convivenza degli opposti: complesse tecnologie e carne mistica entrano in simbiosi con il fine di generare messianiche forme di tecnologie della felicità. Verso Marte, con il sogno di poter sconfiggere le malattie e trovare la formula dell’immortalità.
-E come si manifesta la componente “incosciente” di questa nuova mitologia?
Nei progetti a cui lavorano i nuovi imperatori della tecnocivilità c’è dell’incoscienza che affascina e inquieta allo stesso tempo. L’intelligenza artificiale è il nuovo e potente medium con il quale stanno provando a ri-creare il mondo. Li guida una follia creativa, l’incoscienza di chi deve abbattere schemi cristallizzati per poter costruire il futuro e innovare. Sono loro i folli uomini di cui scrisse Nietzsche, che però non solo profetizzano ma anche creano ciò che hanno da tempo prefigurato e quindi incarnato. Hanno liberato la potenza tecnologica dalla gabbia dei social, riportandola nella dimensione della materia vivente.
-Che significato ha avuto la seconda elezione di Donald Trump specie alla luce del suo complesso rapporto con Musk?
Il risultato elettorale ha sancito un’imprevedibile alleanza tra il popolo e l’élite tecnologica. I visionari dell’era artificiale e il tycoon anticonformista che vuole fare l’America “great again” hanno conquistato gli utenti-elettori. Stanco della narrazione apocalittica dei progressisti, il popolo ha dato fiducia al monstrum post-politico nato dal patto fra gli “oligarchi” neofuturisti e i difensori della tradizione profonda. La chimera reazionaria che guida l’America è la vera novità politica e politologica. È un arcipelago variegato, una Chimera appunto che comprende le varie anime che si muovono intorno a Trump: l’America profonda che si riconosce nell'”elegia” popolare di Vance, i seguaci del teorico della tech-right Curtis Yarvin, i discepoli di Nick Land, il profeta dell’illuminismo oscuro, il mondo MAGA di Bannon, i futuristi affascinati dal poeta dello spazio Musk e i più sofisticati discepoli del tecno-sacer incarnato da Peter Thiel. Quest’ultimo nel testo lo definisco patrio-tech perché è il teorico di una declinazione patriottica della rivoluzione tecnologica, per cui crede necessario che grandi imprenditori dell’high-tech si occupino di indirizzare la ricerca verso lo sviluppo di prodotti in grado di rendere migliore e più forte la propria Nazione. Il libro pubblicato dal suo vicepresidente in Palantir Alexander Karp illustra bene questa prospettiva filogovernativa.
-Nolanianamente scrive che “Musk è l’eroe che l’America merita” ma non quello che è pronta ad accettare. Cosa intende?
Il “folle uomo” nell’aforisma 125 de “La Gaia Scienza” di Nietzsche, nell’annunciare la morte di Dio e l’avvento di una nuova epoca, ammetteva di portare un messaggio destabilizzante che non tutti riescono ad accettare, finanche a comprendere. “Vengo troppo presto, non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini”. Queste le sue parole. Allo stesso modo, Musk è l’emblema pop di una trasformazione radicale di cui Peter Thiel è il demiurgo, Land il criptico-profeta e Yarvin il dissacratore. Sono figure iconiche che annunciano e incarnano una mutazione sociale antropologica che ancora non si è completamente rivelata e che non è possibile venga oggi pienamente compresa. È una trasfigurazione esistenziale che chiede tempo per poter essere assorbita e accettata. Musk, che è il più intellegibile e popolare fra loro, ha disseminato la realtà quotidiana di segni concreti e intellegibili in grado di farci già scorgere tale katastrophe, ma l’avanguardia crea e alimenta resistenze. Thiel nell’ombra tesse tele che diverranno presto evidenze ineluttabili di un nuovo mondo che è destino e non volontà di un singolo imprenditore interessato.

-Nella sua opera parla del passaggio nella nostra epoca da “spirito del tempo” a “tempo degli spiriti”. Quali sono le caratteristiche di questa epoca “spettrale”?
Lo Zeitgeist, letteralmente lo “spirito del tempo”, nella nostra epoca si è trasfigurato nel “tempo degli spiriti”. Il concetto è più aderente al nostro presente che si dispiega fra vite intrappolate nella rete e invasività delle intelligenze artificiali. Gli spiriti di cui parlo non sono dei morti tornati dall’aldilà, come il padre di Amleto nell’opera di Shakespeare. Siamo proprio noi umani a essere oggetto di una smaterializzazione che ci ha reso fantasmi immersi dentro ambienti fantasmagorici. Spettri digitali che vagano in mondi virtuali. Anime sospese fra il carnale e l’immateriale. È un afflato divino verso l’invisibile, il nostro. È un bisogno spirituale che trova nei paradisi artificiali tecnologici la dimora per le nostre inquiete membra. In cerca dell’ultraterreno.
-Centrali sono inoltre le categorie di progressismo apocalittico e tecnocesarismo. Partiamo dalla prima: quali sono le caratteristiche di questa deriva ultima del progressismo e quali sono i suoi totem e tabù?
L’idea di un miglioramento lineare e automatico della società si è rivelata un’utopia strumentale, mettendo a dura prova le idee progressiste. La sinistra ha reagito al fallimento della propria visione del mondo rimodulando il suo pensiero e creando un artificio ideologico sottile e vincente: congelare il tempo storico. È il progressismo apocalittico, ossia il tentativo delle sinistre tradizionali di rimediare alla crisi della propria narrazione cristallizzando il mondo dentro un’apocalisse perpetua. I progressisti non riuscendo ad amministrare e guidare le potenti innovazioni del nostro tempo, reagiscono all’anarchia libertaria della nostra epoca provando a farci sostare dinanzi a un precipizio. Pandemie, Guerre ed emergenza climatica sono le emergenze reali usate per creare forme di governo artificiali nelle stanze chiuse dei palazzi, al di là del volere del popolo. Sono state usate dai progressisti per provare a sopravvivere nel tempo delle trasformazioni postumane rifacendosi a un neo-umanesimo vuoto e burocratico.
-In questo senso Obama e Greta Thunberg sono dei santini, diversi ma complementari, di questa visione…
Obama è stato il profeta dei progressisti. Un profeta la cui profezia è rimasta incompiuta. La disillusione obamiana ha generato come nemesi il progressismo apocalittico. Il tradimento delle promesse dei suoi slogan ottimisti, l’Hope e il suo We Can, ha creato Greta e la nuova epica dell’emergenza e dell’apocalisse perenne. Nell’allucinazione obamiana risiede il seme da cui gemma il nuovo nichilismo progressista. Come una pianta che muore perché innaffiata eccessivamente con l’acqua dell’utopia. Ma che nel morire si trasfigura in una pianta carnivora, che non dà più l’ossigeno necessario a nutrire simbolicamente gli esseri umani, e si trasforma nel suo opposto: uno strumento di paura. Greta è l’epifenomeno di questo processo. Lei è la Cassandra che prevede le catastrofi e prefigura terribili cataclismi, tali che neanche Barack, letteralmente “il benedetto”, riuscirà a sventare. “Non siamo venuti qui per temere il futuro. Siamo venuti qui per crearlo” diceva ieri superbo Obama. “Dobbiamo cambiare adesso perché domani potrebbe essere già tardi” risponde oggi l’oscura Greta Thunberg.
-E invece cos’è il tecnocesarismo e chi ne sono i simboli e i modelli?
Il cesarismo è il nome che si è dato a un governo in genere appoggiato dalle forze armate e dotato di consenso popolare (comunque sollecitato e ottenuto), poiché definito dal carisma e dalla capacità di porre termine a una situazione di disordine e di conflitto sociale e politico. La sua origine storica sta nel regime instaurato nella Roma antica da Gaio Giulio Cesare. In epoca moderna, il termine è stato applicato ai regimi instaurati dai due Bonaparte e, in generale, ai regimi autoritari di destra. Max Weber, analizzando la fine della democrazia liberale nei primi decenni del Novecento, parla profeticamente di “tendenza cesaristica della democrazia di massa”. Per Weber, la democrazia di massa è inscindibile dal cesarismo. La massa ha bisogno di un leader forte e carismatico che la tenga unita. Il cesarismo tecnologico è una nuova forma di regime in cui il leader detiene una forza ancora maggiore, determinata da un’ibridazione del potere classico con le nuove forme di potere tecnologico. Questa forma di potere “aumentata” consiste nella capacità di creare consenso attraverso la comunicazione mediatica tanto quanto nella possibilità di contare su infrastrutture digitali con le quali determinare e direzionare lo sviluppo tecnologico e non esserne più sudditi.
-Secondo lei che senso ha parlare di egemonia in una società immersiva e digitale come la nostra?
L’egemonia culturale nell’era digitale non esiste. È una forma di attraversamento privo di radicamento. È un potere precario nelle mani di chi compie la migliore magia con la tecnologia predominante nel proprio tempo. È un vuoto che viene occupato momentaneamente, un fugace sketch del migliore fra gli attori del momento. Meteora. L’egemonia è una tecnoegemonia: è il processo per cui ogni innovazione crea un nuovo potere. Non vi è una ideologia più calzante, ma degli attori più bravi a usare gli strumenti più potenti per persuadere e affascinare. È una seduzione viscerale.
-Come questo scontro tra paradigmi, tra destra futurista e sinistra apocalittica si sta sviluppando in Italia? E quali sono le prospettive di una lotta per un nuovo immaginario italiano?
Il Necroprogressismo, ossia la sinistra divenuta apocalittica e tanatofila, trova terreno fertile fra i cantori italiani dell’eterno fascismo, della crisi economica, dell’irrilevanza dell’Italia nel mondo e altre fantasie utili a rinvigorire un’opposizione in difficoltà. Coloro che venivano tacciati di essere retrogradi si sono invece mostrati avanguardia, penso alle iniziative del governo sull’IA e la capacità di dialogare privi di pregiudizi con i nuovi imperatori del mondo artificiale. Bisogna accogliere il futuro e non farsi trovare impreparati. Guidarlo per quanto possibile con la forza delle idee e non con delle inutili censure. L’idea di aprire alle nuove tecnologie generative ma coniugando progresso e difesa dell’umano è un esempio di quel futurismo spirituale che mi pare avanzi come una nuova idea guida globale.
-A quale testo sta lavorando?
È un testo che raccoglierà le risposte a delle domande che non mi sono però ancora fatto.