«La frontiera digitale evoca la frontiera americana, locus brutale e affascinante di conquista. Questi aspetti sono intrinsecamente esoterici». La visione di Andrea Venanzoni

Magia e tecnologia si fondono nelle dinamiche del mondo moderno lette e spiegate da Andrea Venanzoni, autore de Il trono oscuro (‎Luiss University Press).
Magia e tecnologia si fondono nelle dinamiche del mondo moderno lette e spiegate da Andrea Venanzoni, autore de Il trono oscuro (‎Luiss University Press).

«Comunque sappia che la magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta». 

Suspiria, D.Argento, 1977

Anche nel mondo della tecnica e del trionfo della trinità laica, ragione-progresso-umanità, tutto rimane ancorato a linguaggi esoterici, iniziatici, magici. Sigilli, sciamani, riti, talismani non solo sopravvivono alla informatizzazione del reale, ma anzi ne sono la massima conseguenza, i frutti più maturi. Manager-sciamani, spin-doctor mistici, scienziati-maghi, l’occulto e lo stregonesco sostituiscono i culti della società dei consumi per costruire una nuova magia hi-tech che diventa l’ossatura di una nuova società immateriale.. Per poterci avvicinare a questo mondo nuovo ed antico che mischia politica, esoterismo e tecnica abbiamo dialogato con Andrea Venanzoni, studioso, docente e raffinata penna della rivista Civiltà delle macchine de la Fondazione Leonardo. La sua ultima opera dal titolo Il trono oscuro è un saggio imponente e dagli echi lovercraftiani in cui il rapporto tra magia e High Tech diviene la chiave per decifrare il linguaggio del mondo nuovo, della formula dietro il simbolo, dove il trono è l’istituzione e il regno dell’occulto, degli spiriti e della stregoneria, la sua aura, la sua essenza. Un regno delle ombre in cui più ci si avvicina e più si rischia di essere sopraffatti da allucinazioni, da verità ignote dominate dalla Chaos Magick, in cui s’incontrano e scontrano attraverso i secoli le forze armate dei grandi imperi. Lo stesso Venanzoni, figlio di autori come Tolkien, Lovercraft, Sade, Schmitt, Nietzsche, Cioran e influenzato dalla primissima narrativa cyberpunk, quella di Gibson e Sterling e dal pensiero libertario austro-americano di Ludwig von Mises e Lew Rockwell, dà vita ad un’opera visionaria capace di narrare con grande lucidità quel filo rosso che unisce la Sylicon Valley e l’illuminismo oscuro di Nick Land alla dottrina teosofica ottocentesca di Madame Blavatsky, il cosmismo russo e le grandi imprese coloniali spagnole e dell’Impero britannico giungendo ai rituali esoterici che influenzano scelte politiche e belliche ancora oggi, finanche al conflitto ucraino in cui lo zar russo Vladimir Putin mantiene uno stretto contatto con il sentiero degli sciamani. In un mondo sempre più globalizzato la magia ha tessuto una tela, la rete, capace di entrare silenziosamente in ognuno di noi.

Il trono oscuro (LUISS) di Andrea Venanzoni

-Perché il trono oscuro e come si articola il rapporto tra tecnica ed esoterismo nel suo saggio?

Il titolo del libro, Il trono oscuro, è una felice intuizione di Daniele Rosa, il direttore della LUISS University Press, su cui mi sono trovato a concordare in una frazione di secondo. È un titolo molto ‘trickster’, nel senso filologico e storico-religioso che ha connotato questa curiosa figura che semina caos e destruttura il reale, e che ha una componente apparentemente ironica ma assolutamente non-ironica nella sua sostanza più profonda. Un titolo che è al tempo stesso tributo al black metal, i Darkthrone nel caso di specie (il cui ultimo album, nemmeno a farlo apposta, è uscito lo stesso giorno del libro, senza chiaramente alcun coordinamento tra i norvegesi e la LUISS UP…), ed esemplificazione del simbolo del potere istituzionale, il trono, e riferimento all’abisso di un sapere assoluto, oscuro appunto. Il rapporto tra alta tecnologia e magia è piuttosto autoevidente: entrambe ambiscono al superamento e all’abbattimento dei limiti. L’alta tecnologia ci ha consentito di azzerare distanze, frontiere e di disarticolare lo scorrere del tempo, di padroneggiare ambiti che fino a poco tempo prima avremmo ignorato, non dissimilmente dai fini preordinati al sapere magico. Secondo A. C. Clarke, più la tecnologia progredisce più si rende affine alla magia: il dato di fatto che ci si para davanti gli occhi è che gli insiemi e gli elementi più complessi della fisica e della matematica contemporanee, dalla teoria del caos agli strani attrattori, presentano un linguaggio, dei concetti, delle sfumature sempre più intrinsecamente affini alla magia. Nel libro ho ripercorso il modo, serpentino e laoocontico, con cui questi due ambiti si sono reciprocamente sposati, fusi tra loro e hanno generato autentici ibridi demonici. Un esempio? Le Voodoo Data Dolls delle grandi piattaforme digitali; degli strumenti algoritmici basati su data mining e su Big data la cui funzione non è quella di prevedere un dato comportamento o anticiparlo, ma di crearlo. Le piattaforme ci conoscono molto meglio di quanto ci possiamo conoscere da soli. Hanno introiettato nei loro dispositivi la memoria storica di ogni nostra ricerca, acquisto, conversazione, mentre magari noi abbiamo rimosso il pensiero di aver comprato o palesato interesse per un dato libro o per un gadget. Così facendo possono letteralmente entrarci dentro e farci fare cose. E’ la dimensione del ‘computer intimo’ di cui parla la sociologa Deborah Lupton.

-Dai riti magici di John Dee ai tempi di Elisabetta I alle sedute spiritiche dei Democristiani durante il caso Moro. Cosa lega l’irrazionale e il magico con il potere? Può farci alcuni esempi?

Il potere, riprendendo Derrida, ha naturalmente un suo fondamento mistico. Perché vince la fisiologica propensione dell’individuo alla libertà e alla autoaffermazione, vincolandolo, magari mediante la fictio del patto sociale, ad una serie di auto ed etero-limitazioni e vincoli. Inoltre la costruzione di compagini istituzionali complesse, come possono essere gli imperi, si nutre di miti mobilitanti e capacitanti, che trascendano i limiti di una forma pubblica di estensione limitata e di governo piuttosto basilare. Gli imperi sorgono e si basano su idee trascendenti, mistiche. In questo caso, John Dee è una figura davvero paradigmatica. Oggi viene considerato praticamente soltanto un mago, un alchimista e un esperto di Cabala ma Dee era per l’epoca un consigliere della Regina, quel che oggi definiremmo un capo di gabinetto o un grand commis: fornì una chiave di lettura esoterica della fondazione dell’impero britannico e per tale via magica ne legittimò la nascita e l’espansione. Ebbero quindi, lui e le sue azioni, una profonda valenza istituzionale, amministrativa, empirica. Nel libro ho offerto una panoramica di esempi di utilizzo della magia per fini politici e di consolidamento del potere; dal citato Dee alla battaglia magica d’Inghilterra che Dion Fortune e i suoi accoliti combatterono magicamente contro le armate hitleriane, quando sembrava che l’Inghilterra dovesse essere invasa e capitolare da un momento all’altro, per arrivare poi alla influenza che il cosmismo russo, su cui noto una recente reviviscenza di interesse, forse complice la guerra d’invasione in Ucraina, ha esercitato sull’avanzamento e sul completamento dei piani spaziali sovietici. Per arrivare poi ai grandi poteri privati e alla Silicon Valley.

-La società delle non cose, riscopre le sue radici magiche poiché abbandona un “ordine terrestre” scegliendo la strada di reami immateriali?

L’apertura delle grandi rotte oceaniche e lo spalancarsi delle porte del commercio internazionale e della colonizzazione hanno posto tra il cinquecento e il seicento problemi giuridici, sociali, culturali, economici davvero abissali. Basta pensare alla riflessione teorica di Grozio o di Francisco de Vitoria, che oggi non sorprendentemente vengono riletti anche in chiave digitale. Carl Schmitt riflettendo sulla riduzione del potere terricolo, l’ordine terrestre, annota l’emersione dei grandi spazi apparentemente vuoti di sovranità e la nascita degli ordinamenti mobili rappresentati dalle navi delle grandi potenze coloniali. Gran parte delle teorizzazioni dell’epoca presentano, non casualmente, delle evidenti e robuste matrici teologiche. Lo stesso diritto internazionale, che può basarsi sulla cogenza della forza soltanto fino ad un certo punto, deve rivolgersi a precetti di natura etica e di foro interiore, e infatti esso ha come sua scaturigine anche la teologia bellica e la visione di un ordine naturale. In questo senso, la società digitale, immateriale per natura e ambizione, si trova ad affrontare problemi non dissimili. E per questo assistiamo a un ritorno prepotente di concetti esoterici o occulti, in alcuni casi per fini didascalici, ma in altri decisamente sostanziali. Molte compagnie della Silicon Valley, penso alla Oracle, hanno sin dal nome una ambizione che trascende fini razionali. Siamo davanti ad una epoca di grandi, intense trasformazioni: la frontiera digitale evoca la frontiera americana, locus brutale e affascinante di conquista, teatro del mettersi alla prova in maniera ordalica. Questi aspetti sono intrinsecamente esoterici, tanto che la madrina della teosofia, Madame Blavatsky, guardò sempre con grande interesse a quanto avveniva lungo e dentro l’evoluzione della frontiera americana.

-La Silicon Valley ha sostituito la valle dell’eden diventando la fonte meravigliosa di una nuova ideologia magica e macchinica? E che rapporto esiste tra gli uomini della terra del silicio e l’altra parte oscura e superstiziosa di quella America progressista e global?

Quando Trump ha vinto le elezioni, in applicazione dello spoils system, molti dei funzionari fiduciari della passata gestione Obama hanno abbandonato Washington e si sono ‘rifugiati’ nella Silicon Valley. Parliamo di esperti di comunicazione, di digitale, ingegneri informatici e via dicendo. Nonostante le accuse alle grandi piattaforme social di aver agevolato Trump e i conservatori in ossequio ad una sorta di agenda politica reazionaria, gran parte delle persone che popolano la Silicon Valley, da bravi californiani, pencolano rumorosamente a sinistra. D’altronde in un bel libro sulla storia di Facebook, di Cecilia Kang e di Sheera Frenkel, le policy sbadate su fake news, post-verità e discorsi di odio che avrebbero aiutato Trump e la Brexit vengono ricostruite come una mera policy non-politica ma semplicemente legata a interessi commerciali: la spazzatura fake generava comunque volumi immensi di traffico, reaction e di interesse pubblicitario e quindi i vertici aziendali decisero, semplicemente, di lucrarci sopra. La Silicon Valley è un prodotto tipicamente californiano; baudrillardianamente potremmo davvero definirla una sorta di copia originante da nessun originale. Crocevia ibrido e sintetico in cui cultura scientifica, alta tecnologia, spiritualità, esoterismo si sono fusi e geologicamente sedimentati nel corso degli anni. Dall’epopea hippie e dalla psichedelia, dal Burning Man allo Zen alla meditazione trascendentale fino all’Esalen Insitute, la California produce un cyber-esoterismo accelerato e macchinizzato che finisce inevitabilmente per influenzare i titani del Tech. Non è questione di bizzarre scelte di vita ma di una autentica agenda, consapevole o inconsapevole, che mira e ambisce, come fu già per il socialismo utopico dell’ottocento, a coinvolgere in un processo di radicale mutazione tutto il genere umano. Il guru classico della Silicon Valley coltiva il sogno faustiano di una umanità libera dal giogo del lavoro e della morte.

-La vera diatriba etica del futuro sarà tra nichilismo oscuro e transumanesimo accecante?

Il transumanesimo della Silicon Valley è un socialismo collettivista utopistico che celebra l’idea secondo cui l’intera umanità potrebbe vincere la morte o la schiavitù dal lavoro, abbattendo vincoli di matrice fisio-biologica. Non avrei alcun problema se un titano del tech dicesse di volersi sottoporre a continue trasfusioni di sangue, a processi di criogenizzazione, a innesti cyborg per vivere 777 anni come Lamech, padre di Noè, perché sarebbe una sua libera scelta. Ho invece dei problemi se questa visione diventa agenda politica e finisce per riverberarsi su tutti gli individui. Nella Silicon Valley hanno escogitato ad esempio l’UBI, il reddito universale, una sorta di radicalizzazione del reddito di cittadinanza, basato sull’assunto controverso della piena automazione dei processi produttivi e della tendenziale scomparsa del lavoro. Questi redditi sono mance feudali, sono contratti da servitù della gleba, annientano l’evoluzione individuale del singolo. Per questo, per controbilanciare questa esplosione di posticci buoni sentimenti, serve anche la negentropia, l’entropia negativa, secondo l’insegnamento di Schroedinger: funzionale a riequilibrare eccessi di entropia, quale elemento che faccia brutalmente da pendant. Il nichilismo può essere un buon paradigma per controbattere questa tendenza alla disneyficazione digitale dell’esistente, alla folle rincorsa cieca verso un linguaggio sempre più edulcorato, contro i ghetti definiti safe-zones, contro un politicamente corretto psicotico e volgare. Ho in massima considerazione le opere di Philipp Mainlander, Albert Caraco, Eugene Thacker, Thomas Ligotti, perché nel loro cuore più nero e oscuro tradiscono una non banale similitudine con quei percorsi ordalici tipici di certo gnosticismo orientale: non promettono pasti facili, ma incubi dentro cui mettersi sempre alla prova.

-Oggi la funzione sociale della magia è ripresa dal primato burocratico della tecnocrazia? Gli economisti sono i nuovi stregoni?

Gli stregoni sono persone serie, a differenza di certi economisti contemporanei. Ma è certo vero che una parte dell’economia contemporanea abbia cercato di buttare alle ortiche la sua matrice di scienza sociale e di spacciarsi per scienza ‘dura’, mediante una caotica ibridazione con formule matematiche, in modo non dissimile dalla iconoclastia funzionale della Chaos Magick. Solo che in questo ultimo caso, secondo quanto dichiara esplicitamente Peter J. Carroll, il rivestimento razionale e scientista che la magia del Caos compie è prettamente strategico. Se uno invece prende un qualunque libro di economia contemporanea lo troverà punteggiato di equazioni e grafici perché gli economisti contemporanei sono davvero, non strategicamente, convinti di praticare una ‘hard science’: ma se invece vado a ritroso nella storia e mi leggo un capolavoro come L’azione umana di Mises, dentro quel trattato economico di formule matematiche non ne trovo nemmeno una. Questo perché all’epoca di Mises si aveva la consapevolezza della matrice profondamente umana, e quindi imprevedibile, delle scelte economiche, delle preferenze, del ruolo giocato dal tempo. Alcuni economisti vorrebbero quindi proporsi come stregoni, in chiave di dinamica sociale e istituzionale, ma a me sembrano mancare del fisico e della tenuta per potersi dire davvero stregoni. In quanto alla burocrazia, ha prodotto un sistema talmente autoreferenziale e autopoietico che alla fin fine il suo stesso linguaggio sembra di matrice iniziatica. Anche se di certo non propugna l’innalzamento spirituale e cognitivo dell’individuo, anzi. La burocrazia è una palude di stantia mediocrità.

-Trump, Biden, Xi Jin Ping e Putin. Come i leader di oggi sfruttano ipertesti esoterici per influenzare e consolidare il loro potere? Qual è il volto antico e oscuro del potere della società della sorveglianza?

Trump è un imprenditore piuttosto gretto. Su Biden non mi esprimo nemmeno. Xi Jin Ping e Putin sono grigi uomini d’apparato dalla mentalità iper-burocratica. Possono avere una loro cultura ma non mi sembrano interessati alla reale ricerca esoterica. Questo non significa che attorno a loro non si muovano e non si agitino personaggi che hanno deciso di fare ricorso anche a certe dottrine. Steve Bannon ad esempio ha senza dubbio alcuno avuto letture legate allo gnosticismo e al tradizionalismo. Esattamente come persone legate a Putin hanno frequentato le teorizzazioni cosmiste e di certo messianismo imperiale russo. Anche se qui dovremmo specificare che queste persone non sono certo Dugin, la cui influenza su Putin è sempre stata, volutamente o involontariamente, esagerata e che mi sembra tradire ombre autopromozionali. Dugin, ironia del caso o del caos, ha pure usurpato il banner of Chaos, simbolo della Chaos Magick per promuovere il suo Partito Eurasiatico, nonostante non possa in alcun modo essere definito, con buona pace di Gary Lachmann, un Chaote. Agli uomini di potere, specie se autocrati, la magia serve come mito mobilitante, ed è uno dei motivi per cui in epoche di guerra la magia tenderà sempre a tornare in maniera prepotente in scena. Non dimentichiamo che in piena seconda guerra mondiale, quando le cose per i sovietici si stavano mettendo male, Stalin fece finta di aver scherzato con la repressione della Chiesa ortodossa e nel mito mobilitante della ‘grande guerra patriottica’ venne fatto organico ricorso anche al fino a poco tempo prima violentemente represso sentimento religioso. La magia può anche esplicare una valenza di controllo assoluto. Ampliando le mie facoltà cognitive potrò vedere e sapere molte più cose, prevedere azioni, comportamenti, reazioni. Lo sposalizio col digitale genera dispositivi sempre più capillari di controllo di massa, basta pensare a quanto avviene in Cina.

-Cosa intende per geopolitica del caos e in cosa consiste tale disciplina?

Più che di disciplina, parlerei di un paradigma. Negli ultimi decenni, sono state elaborate teorie e proposti modelli che ci hanno propinato la fine o la morte della storia, delle nazioni, dei territori, della democrazia; poi è morta anche la globalizzazione che però sembra non essersene accorta ed è risorta. La risultante di questa autentica schizofrenia epistemologica è l’avanzata del caos, che si sostituisce a qualunque altro schema ricostruttivo. L’attuale mondo sembra improntato al canone del ‘nulla è vero, tutto è permesso’ che fu motto sapienziale del Vecchio della Montagna, fondatore della Setta degli Assassini e che è stato ripreso e magicamente tipizzato dalla Chaos Magick. Nel processo dinamico di una relativizzazione ontologica, il digitale esplica una fondamentale valenza: l’immaterialità rende possibile costruire ed elaborare multiversi praticamente infiniti, una serie di mondi che possono apparire irreali ma che sono caoticamente reali, per noi che finiamo con l’ausilio della informatica per portarli ad esistenza e dove l’unico dato reale cui ancorare l’essenza siamo noi stessi. Siamo letteralmente immersi nel caos e nel suo ordine razionale, tutto quel che avviene intorno al nostro essere è caos. La globalizzazione, le relazioni internazionali sono fenomeni originanti dal caos e da esso nutriti: non casualmente H. Bull nel suo fondamentale saggio sulle relazioni internazionali parlava di ‘società anarchica’. Gli avvenimenti del mondo contemporaneo non possono più essere spiegati solo ricorrendo a paradigmi razionali, confortevoli, germinati dal ruminare di scienze sociali che spesso si sono infrante contro l’inconoscibile.

-Gli algoritmi predittivi hanno sostituito gli indovini?

La Oracle è una delle principali società della Silicon Valley e ha un nome programmatico, da questo punto di vista. Stesso a dirsi della Palantir, che mutua il nome dalle pietre veggenti de Il Signore degli Anelli, e che è una delle maggiori società nel campo dei big data e nella modellazione di sistemi algoritmici gestionali e predittivi. Di recente, Alessandro Vespignani ha pubblicato un bel libro dal titolo L’algoritmo e l’oracolo: nel suo senso però gli algoritmi sono predittivi, quindi in certa misura affini al ruolo storico degli indovini, poiché elaborano modelli matematici che mirano a prevedere catastrofi naturali e quindi a poter allertare per tempo e in maniera adeguata le popolazioni che potrebbero essere coinvolte. La predittività della Silicon Valley non è più invece propriamente oracolare o da indovini, ma manipolativa. L’utilizzo dei dati diviene funzionale non tanto a prevedere ma a far accadere. Dal punto di vista empirico, poi c’è ancora molta strada tecnica da fare per poter ingenerare sistemi predittivi soddisfacenti; penso soprattutto alla giustizia algoritmica e ai problemi enormi che ha importato, come nel caso Loomis avvenuto in America. Molto spesso un utilizzo disinvolto e grossolano di big data può importare nel sistema “predittivo” dei bias e dei pregiudizi territoriali, razziali, culturali.

-Che opinione ha del mondo della CCRU e degli esperimenti prodotti da questo cenobio cyberpunk, come Cyclonopedia o l’opera di Nick Land?

La CCRU ha rappresentato, con la sua stessa fantasmatica ed enigmatica non-esistenza, un esempio di teorizzazione decisamente trickster, scompaginante e perturbante: nata in seno all’accademia, è stata profondamente anti-accademica. Non c’è alcun dubbio che la figura più interessante sia stata e sia ancora quella di Nick Land, il cui talento flamboyant, visionario e surreale ha letteralmente fatto autoavverare pensieri e ricostruzioni teoriche. Nel caos magmatico e difficilmente decrittabile del pensiero landiano troviamo l’eco abissale di un nichilismo post-sadiano alla Bataille, primo vero idolo decostruito dal nostro, combinato e ricombinato con alchimia, informatica, cultura hacker, droghe, musica elettronica, abissi lovecraftiani. Land ha reso molto più affascinante peraltro il pensiero di Deleuze e Guattari, soprattutto in tema di deterritorializzazione psichica e lo ha contestualizzato alla emergente società digitale. Sempre Land ha coniato un concetto oggettivamente post-magico, quello di iperstizione, formula a metà tra sigillo magico e profezia autoavverante propiziata da frammenti di volizione. Una sorta di Austin Osman Spare cyberpunk. La ‘visione’ di Land è stata oggettivamente magica e preveggente; mentre mezzo mondo guardava, in epoca cyber e hacker, con entusiasta partecipazione emotiva al Giappone, lui teorizzava ‘NeoChina arrives from the Future’, e in effetti così è stato. Stimabile poi la obliqua, sfuggente e liminale tendenza landiana a resistere alla fagocitazione da parte del pensiero istituzionale, cosa invece occorsa a Mark Fisher: Land invece, con la sua incarnazione di illuminismo oscuro, continua ad essere temuto e guardato con sospetto. Va dato atto e grande merito alla LUISS University Press e a Daniele Rosa di possedere una robusta dose di folle coraggio, nell’aver tradotto e pubblicato le figure di punta della CCRU, come lo stesso Land e Sadie Plant. 

-Come lo sciamanesimo e il neopaganesimo stanno influendo nel contesto ucraino-russo?

Durante i primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, la emittente televisiva Ria Novosti, filiazione ed emanazione diretta del Cremlino, ha mandato in televisione dei servizi che davano evidenza di rituali occulti praticati in Ucraina. In alcuni villaggi occupati dalle forze armate russe sarebbero stati trovati glifi e sigilli magici dipinti sulle mura, reliquia di rituali negromantici. Il sigillo rimandato in TV è piuttosto grottesco e la sua spiegazione filologica ancora peggiore: un insieme che avrebbe combinato le rune Sowilo, in germanico note anche come Sieg, simbolo runico della luce e della vittoria, utilizzato, nella riattualizzazione che Karl Maria Wiligut fece degli studi di Guido von List, dalle SS naziste, con alcune frasi in ebraico verosimilmente derivanti dalla sapienza cabalistica (e già questo abbinamento…), alcune inscrizioni stregonesche e altra paccottiglia decontestualizzata. In linea di massima, appare come una grottesca operazione di propaganda per rinfocolare la narrazione tanto cara al Cremlino di un conflitto tra la Russia solare, virile, tradizionale contro un occidente decadente, corrotto e satanico. Si deve comunque ammettere che, per quanto grottesca, l’operazione attinge a un immaginario trascendente e magico. E non c’è dubbio che il conflitto stesso sia profondamente innervato da riflessi ed elementi magici e mistici.

Tra maggio 2022 e dicembre dello stesso anno, migliaia di sciamani russi, di popoli siberiani o legati ad altre tradizioni, hanno condotto rituali di ausilio alle truppe russe. Addirittura nel dicembre 2022 alcuni sciamani buriati, muniti delle loro tradizionali iurte, sono stati aggregati alle truppe combattenti, per coadiuvarle spiritualmente. Lo sciamanesimo in Russia è molto radicato e ha origini profondissime, specialmente quello dei popoli siberiani, quali tungusi, yakuti, samoiedi: basti considerare il grande spazio che Mircea Eliade dedica alle tradizioni sciamaniche siberiane nel suo fondamentale Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi. La realtà dei fatti è che ancora oggi la Russia ha vastissime province rurali e in molti casi di matrice tribale, dove i miti e i costumi sciamanici sono ancora assai diffusi e presenti. Quindi la presenza e il sostegno degli sciamani alla causa di Putin ha valenza mobilitante e polarizzante per una vasta parte della popolazione che deve così aderire alla guerra contro il ‘satanismo’ occidentale. Sull’opposto versante mi piace ricordare quella sorta di Legione internazionale di Chaos Magician che, sotto l’egida di Peter J. Carroll, a partire dal marzo 2022, sotto il nome di Knights of Chaos, ha dato vita a operazioni magiche per influire sulla mente dei consiglieri di Putin e fermarli. L’operazione ricorda episodi storici come la battaglia magica d’Inghilterra, di Dion Fortune, o come la Operation Cone ov Power, un rituale stregonesco di cui ci parla Gerald Gardner, padre della neostregoneria moderna, nel suo ‘Witchcraft Today’, che ebbe luogo nel 1940 nella località di Highliffe-on-Sea e che venne pensato per influire sulla mente di Hitler e impedirgli di invadere l’Inghilterra.

-Come la paura della morte e della malattia condiziona il nostro rapporto col potere e gli ultimi fenomeni sociali?

La Silicon Valley promette di guarirci dalla morte. Prima dal pensiero della morte, e successivamente dalla morte in senso fisiologico e biologico. Questa promessa si accompagna a una concettualizzazione anti-naturale e terrorizzante della morte, non più vista come elemento naturalmente inserito nel ciclo della vita ma come un orrore assoluto. Questa sorta di fobia sociale e culturale viene utilizzata tanto dai signori del Tech quanto dal potere pubblico; lo abbiamo visto in questi due anni di pandemia e di continue, reiterate emergenze ormai stabilizzate. Le nostre più elementari libertà vengono macinate e spezzate, perché lo Stato, come le grandi compagnie del digitale, ci fanno credere di essere gli unici depositari della nostra salvezza e così facendo ci rendono sudditi e schiavi. Non dobbiamo guarire dalla morte, dobbiamo guarire dalla paura della morte, per tornare a poterci dire liberi.

(di Francesco Subiaco e Francesco Latilla)

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