Intervista

«La stragrande maggioranza degli eletti nel PD vuole la fine dell'occupazione israeliana a Gaza». Lorenzo Pacini, l'assessore infedele alla linea

«Non sono un cane sciolto»: la linea dissidente dell'assessore del Partito Democratico Lorenzo Pacini ha causato polemiche e richieste di dimissioni. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli cosa ne pensa della reazione dei suoi dirigenti, oltre che per chiedergli conto di alcune accuse di antisemitismo lanciate contro di lui nelle ultime ore.
«La stragrande maggioranza degli eletti nel PD vuole la fine dell'occupazione israeliana a Gaza». Lorenzo Pacini, l'assessore infedele alla linea
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La polemica sulle frasi pronunciate da un carabiniere durante la manifestazione pro-Palestina tenutasi a Milano lo scorso 27 gennaio – «Mattarella non è il mio presidente» – non è stata l’unica a colorare le pagine di cronaca politica di questi giorni. Il Partito Democratico milanese è in fermento per la presa di posizione di uno dei suoi assessori, Lorenzo Pacini. La sua presenza al corteo di pochi giorni fa al fianco di Franca Caffa e contro la linea ufficiale del suo partito ha mostrato come siano in molti, all’interno della forza politica guidata da Elly Schlein, a covare segretamente malumori. Lo abbiamo raggiunto per capire cosa gli stia succedendo in queste ore e quale aria tiri adesso fra le mura amiche.

Pacini, la sua partecipazione al corteo pro-Palestina ha causato forti polemiche, volendo essere riduttivi, all’interno del PD. Che reazione immaginava da parte dei suoi compagni di partito prima di quelle ore?

Allora, chiariamoci molto bene da questo punto di vista. Il corteo pro-Palestina di sabato è stato accusato nel modo più infame possibile da giornali ed esponenti della destra come corteo anti-ebrei, sto citando, e filo-Hamas, filo-terroristi. A questi articoli, a queste dichiarazioni, è stato accostato il mio nome, proprio perché vi ho partecipato. L’ho fatto, e lo rivendico, perché difendo il diritto del popolo palestinese a sopravvivere e difendo il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato, che è esattamente la linea del Partito Democratico. Il problema è che in sede di Consiglio comunale, quando sono stati rivolti questi attacchi, è stato deciso dal capogruppo del PD di tacciare la mia presenza come un grave errore politico e non si è voluto minimamente, neanche con una sola parola, difendere quantomeno l’intenzione politica di quella manifestazione (che non era anti-ebrea e non era filo-terrorista, ma era a difesa del popolo palestinese). Mi sarei aspettato una difesa di questa linea e la non accettazione da parte del PD della definizione di quei cortei come anti-ebrei, che è nata dalle destre: le destre più becere e le destre che hanno per davvero un problema con l’antisemitismo e con il loro passato storico neanche tanto lontano.

È deluso da qualcuno? Si aspettava più sostegno?

Io non sono deluso perché non sono state prese le mie difese, io sono responsabile delle mie scelte personali e politiche e so difendermi da solo. Io sono deluso del fatto che nessuno in Consiglio Comunale abbia detto “fermi tutti, quelle non sono manifestazioni anti-ebrei, quelle non sono manifestazioni antisemite, quelle sono manifestazioni a difesa della popolazione palestinese e nessuno si può permettere, tantomeno da destra, di attaccarle”. Avrei preferito che difendessero Franca, la militante che a 94 anni era presente. Non volevo la difesa mia, volevo la difesa di quei cortei.

Roma, Ottobre 2023. XI Martedì di Dissipatio

Contro di lei, invece, si sono dichiarati Filippo Barberis e Daniele Nahum: che ne pensa delle loro parole?

Rispetto alle dichiarazioni del capogruppo Barberis, mi sono già espresso sia pubblicamente che sui social spiegando perché non sono d’accordo con la sua dichiarazione in Consiglio Comunale. Rispetto a quello che indica Daniele Nahum, la penso allo stesso modo, io non lo ritengo un errore essere andati a quella manifestazione, ritengo una cosa vergognosa accusare quella manifestazione di essere antisemita e anti-ebrea, rispondo in questo modo a entrambi, poi che il PD decida di non legittimare la scelta politica mia di andare a un corteo non autorizzato, lo posso anche capire, sono disposto ad accettare questa critica, non sono disposto ad accettare il fatto che il mio partito non prenda posizione quando vengono tacciate di antisemitismo delle manifestazioni per la popolazione palestinese.

Poniamo che lei riesca a passare indenne la nottata: immagina il suo futuro ancora sotto il PD o qualcosa si è rotto?

Rispondo con la premessa che ho vissuto nottate e giornate più complicate nella mia vita, non da ultimo un confronto nella tana del lupo de La Zanzara su Radio24, per cui supererò indenne la nottata senza problemi. Immagino il mio futuro dentro al PD e lotterò fino alla fine per un PD che sappia difendere il diritto della popolazione palestinese a vivere. Se mai dovessero esserci accuse, sospensioni o allontanamenti, io mi difenderò in tutte le sedi opportune fino alla fine.

Pensa di essere un cane sciolto oppure sono in molti nel Partito Democratico ad avere posizioni pro-Palestina, sebbene troppo intimoriti dalle possibili conseguenze per esporsi?

Io non sono un cane sciolto. La stragrande maggioranza dell’elettorato militante – ma sono sicuro anche fra gli eletti – ha una posizione che è quella storica del Partito Democratico: riconoscimento dell’esistenza dello Stato palestinese e possibilità per i suoi cittadini di vivere in pace. Il che non vuol dire riconoscere l’unicità della Palestina ai danni di Israele: vuol dire due popoli e due Stati, fine delle occupazioni legali da parte dei coloni israeliani, rispetto della legge internazionale. Questa è la maggioranza del partito e quando una delle due parti, da mesi, cioè quella palestinese, viene bombardata, fucilata, cecchinata e assassinata da un esercito che sta compiendo crimini di guerra, bisogna esporsi, bisogna dire chiaramente come la si pensa.

Che ne pensa della polemica che ha coinvolto Franca Caffa e il carabiniere?

Franca Caffa, che ha partecipato alla stessa manifestazione a cui ero io, dimostra una cosa ben precisa: l’unico eversore presente a quella manifestazione era un agente dei Carabinieri in servizio, che non riconosce il Presidente della Repubblica. Questo ci fa capire come, al di là delle narrazioni dei giornalisti, la realtà sia un’altra, ossia che chi manifesta per il popolo palestinese in realtà difende le parole del Presidente della Repubblica Mattarella, difende il riconoscimento dei diritti umani e della solidarietà internazionale. L’unico eversore è stato l’agente dei Carabinieri, che infatti è stato punito, proprio perché esistono delle regole ben precise. L’unico eversore è stato lui e Franca Caffa l’ha smascherato con incredibile fermezza e coraggio.

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