OGGETTO: Vladimir Putin, l'ultimo erede del nichilismo russo
DATA: 12 Marzo 2022
SEZIONE: Metafisica
AREA: Europa
L'uso del nichilismo per difendere la tradizione contro la decadenza del mondo moderno è un classico letterario. Anche lo Zar che minaccia l'Europa in fondo è uscito dal cappotto di Dostoevskij.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Non è solo una questione geopolitica o economica, stiamo assistendo alla lotta dei giganti al tramonto. C’è il vecchio continente europeo ormai stanco, stritolato tra un passato mai finito e il futuro mai arrivato; e poi la vecchia madre Russia, mai davvero emancipata, poi marginalizzata e umiliata, e ora vendicativa. Vladimir Putin sembra convinto che l’ago della bilancia del mondo si stia per spostare in Oriente e vuole essere lui a dare la prima spallata alle colonne dell’impero occidentale, cioè gli Usa e l’Ue. Lo scontro tra tradizione e modernità è uno scontro tra l’eterno e l’infinito, tra l’essere e il divenire, l’assoluto contro il relativo. La tradizione si considera eterna, la modernità infinita. Per questo siamo dentro una guerra senza fine. Sembra la condanna di un dio greco punitivo, che ti costringe a ripetere sempre la stessa lotta, fino alla notte dei tempi. Certo, queste sono tutte astrazioni da prospettive siderali, che però continuano ad incarnarsi nella realtà. Una tradizione eterna non può morire, anche se è stata uccisa milioni di volte, ma il mondo sì. Dopo l’Islam e il movimento sovranista, ora ci prova Putin a combattere contro l’Occidente decadente a difesa di quella tradizione eterna. Mentre “estremo oriente” ed “estremo occidente” restano a guardare, i poli intermedi si sfidano con le armi pesanti.

La Russia è per metà occidentale e per metà orientale, l’Europa è un occidente moderato aperto ai venti dell’est e del medioriente. Questo potrebbe essere solo il primo tempo, nel secondo tempo sarà lo scontro tra gli estremi. Lo Zar ha attaccato nel momento di maggior debolezza, dopo due anni di epidemia, perché è convinto che l’impero occidentale sia al tramonto. Nella sua testa, questo vorrebbe far tornare un vecchio mondo multipolare muscolare e liquidare la globalizzazione occidentale E’ un azzardo che potrebbe costargli molto caro, del resto però Vladimir Putin non ha più tempo, perché è anziano, forse malato e in pieno delirio d’onnipotenza con manie di persecuzione. Sa che questa potrebbe essere la sua ultima occasione per lasciare un segno, per evitare che la Russia diventi una potenza regionale minore, oscurata dal resto dell’Europa Orientale, che cresce e attira attenzioni anche in Russia. Poi in Putin c’è una componente messianica, è probabilmente convinto di essere il prescelto per una missione divina, far ritornare la Russia eterna come ai tempi degli zar.

Non a caso uno dei pittori preferiti di Putin, il realista astratto Ilya Glazunov ha fatto un dipinto chiamato Russia eterna. Insomma è convinto di essere il sacro cavaliere a difesa della patria. Per noi questa è solo retorica, per altri popoli invece alcuni concetti e alcune parole non hanno perso valore, per questo abbiamo difficoltà a capirli. Un occidentale ti risponderebbe che questa è fuffa, l’unica cosa che conta sono le analisi economiche e geopolitiche dei fatti, per questo spesso ci sfugge l’essenza, mentre sappiamo tutto delle varie componenti di un fenomeno. Cos’è l’Occidente? Per alcuni niente, per altri tutto. L’occidente non esiste sostengono i detrattori, è solo una parola che viene riempita continuamente di nuovi significati. Oppure esiste ma è una cosa negativa, è solo imperialismo, consumismo, nichilismo, sarcasmo e orgasmo. In pratica un film di Woody Allen. Alla fine però vuol dire modernità, democrazia, laicità, socialismo e capitalismo e via discorrendo.

Ma un occidentalista vede nell’occidente l’essenza di un modo di essere, qualcosa che si è creata nel tempo ma che ormai è parte integrante della realtà, è un’identità dinamica in continua evoluzione. Cos’è la tradizione? Elemire Zolla dice che la tradizione è una trasmissione dell’idea dell’essere nella sua massima perfezione. Ma dubitiamo che Putin si sia messo tutti contro per vincere un dibattito intellettuale, la questione è più concreta. Reputa sinceramente che la modernità occidentale è una forma di schizofrenia di un maniaco suicida che si sta andando a schiantare. In questo è un vero tradizionalista, anche se come ha fatto notare Guido Vitiello, usa chiaramente i mezzi del nichilismo russo. Usare il nichilismo per difendere la tradizione dal mondo moderno decadente è un classico. Nulla di nuovo sotto al sole, anche lui è uscito dal cappotto di Dostoevskij.

I più letti

Per approfondire

Giovanni Boccaccio, il trickster

Quando la peste trascina i fiorentini al grado zero della civiltà, i protagonisti del Decameron riparano in campagna a raccontarsi storie. I personaggi da loro narrati rappresentano un mondo che tenta di decostruire i vecchi riti per crearne di nuovi. Chi vive nell'ipocrisia esce generalmente sconfitto, mentre l'originalità e le pulsioni desideranti vengono premiate con il puro godimento della vita.

Viaggio sotto ai livelli della Nuova Zelanda

Aotearoa rappresenta ormai il paradiso in terra, il sogno delle super-elitè che tutto possono permettersi, di costruirsi bunker anti-atomici quanto resort (come Peter Thiel sta cercando di fare a Queenstown).

Il leone del deserto

La futura stabilizzazione della Libia, in un periodo di forti tensioni internazionali, passa attraverso la storia delle relazioni tra Roma e Tripoli.

Una strategia per l'Italia

Presidenzialismo o premierato, riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, ridefinizione del bilanciamento dei poteri tra governo, parlamento e magistratura: queste alcune proposte che più volte negli ultimi trent’anni sono state avanzate e poi puntualmente ostracizzate sventolando lo spettro del ritorno al fascismo. Dovremmo superare queste divisioni anacronistiche, comprendendo che, mentre il resto del mondo attua politiche di lungo respiro, noi rimaniamo intrappolati nella programmazione a breve termine. Proprio per questo è quanto mai fondamentale elaborare una visione che trascenda il presente.

TrumpAmerica - Atto terzo

Si avvicina il fatidico 3 novembre ed è giunto il momento di fare un bilancio complessivo di quattro anni di presidenza Trump. Cerchiamo di capire quali risultati sono stati raggiunti in politica estera, ossia di rispondere alla domanda: l'America è stata resa di nuovo grande?

Gruppo MAGOG