Ankara è estremamente preoccupata dell’aumento delle tensioni tra Mosca e Kiev nel Mar Nero, che hanno portato ad attacchi contro imbarcazioni civili e commerciali avvenuti negli scorsi giorni. Nei recenti scontri una nave turca è stata colpita dalle forze del Cremlino mentre si trovava nel porto di Odessa, fortunatamente l’incidente però non ha provocato vittime. Non si tratta di un caso isolato, ma l’ultimo di una serie di eventi che hanno contribuito a destabilizzare esponenzialmente un’area essenziale per la strategia turca. Gli attacchi tattici ucraini ai tankers di petrolio russi utilizzati per ovviare alle pressanti sanzioni occidentali, sono stati abbattuti poche settimane fa pericolosamente vicino alle acque turche. In aggiunta, è stato necessario utilizzare degli F-16 per abbattere un drone non riconosciuto che ha sorvolato nel suo spazio aereo nazionale. È evidente che il timore di Ankara sia del tutto giustificato, e che sia necessario agire per scongiurare ulteriori escalation.
Erdogan ha dichiarato che l’impegno profuso per evitare che il conflitto in Europa orientale si estendesse anche al Mar Nero e il meticoloso rispetto della Convenzione di Montreux del 1936, che attribuisce ad Ankara il diritto di regolare l’accesso delle navi da guerra negli stretti, ora sembra non bastare più, dato che gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che il livello di sicurezza nella zona è drammaticamente precario. La Turchia avverte in maniera netta i belligeranti, gli attacchi contro i civili e i commercianti non possono essere accettati, e devono cessare urgentemente prima che si veda costretta ad intervenire per difendere i propri interessi geopolitici. Il leader ha sottolineato che Ankara, in questo momento, deve necessariamente essere forte, per non rimanere invischiata in dinamiche conflittuali che andrebbero ad indebolirla strategicamente. Il Ministro degli Esteri Hakan Fidan ha evidenziato che la Turchia ha avvertito con largo anticipo i due attori in conflitto del potenziale effetto spillover, e di quanto esso potesse essere dannoso per tutto il concerto internazionale.
Quando ci si avvicina alla fine di uno scontro bellico, il livello di intensità dei combattimenti tende ad aumentare, così come la quantità di fronti sui quali la guerra viene perseguita. Ciò avviene perché entrambi gli avversari intendono presentarsi ai negoziati di pace con una migliore disposizione tattica sul campo di battaglia, massimizzando i benefici che è possibile ottenere dopo la firma dei trattati di pace. Chiaramente più si è prossimi alla conclusione delle attività belliche, meno sono le risorse sulle quali si può fare affidamento, specialmente quando si tratta di una guerra pluriennale, dove entrambi gli stati hanno perso quantità ingenti di uomini e armamenti. In un contesto simile gli attori tentano di ovviare a questo deficit aumentando il livello di violenza delle proprie azioni, attaccando il nemico su più fronti con forte aggressività, cercando di causare più danni e perdite possibili. Solo così è possibile portarsi in vantaggio rispetto all’avversario e ottimizzare la propria posizione in sede di negoziato.
Per Ankara naturalmente questo scenario è estremamente preoccupante, e teme fortemente che la sicurezza possa essere nuovamente minata con ulteriori attacchi nei prossimi giorni. La Turchia non può permettere che i propri interessi nell’area siano compromessi, detenendo al suo interno una zona economica esclusiva e, soprattutto, essendo vitale da un punto di vista geopolitico. È lecito dire che la sua potenza sarebbe neutralizzata qualora le sfuggisse di mano il controllo del Mar Nero, e malauguratamente, diventasse un lago russo.

Grazie a questa zona marittima è possibile avere sottomano l’accesso al Mediterraneo dominando gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, affermando il proprio ruolo come potenza regionale ed evitando che stati minori possano competere con essa. Inoltre, queste acque sono al centro della dottrina geopolitica “Patria Blu”, che mira ad estendere il controllo marittimo turco su vaste aree dell’Egeo e del Mediterraneo Orientale. Si tratta sostanzialmente di un asset strategico grazie al quale è possibile proiettare la propria potenza ed influenzare politicamente e militarmente i territori limitrofi. Gli interessi di Ankara non sono solo geopolitici ed economici, ma anche energetici, dato che nell’area sono presenti preziosi giacimenti che potrebbero potenzialmente renderla auto-sufficiente, fondamentale per un attore che mira a muoversi autonomamente nel sistema internazionale, e per diventare in futuro un hub energetico per il continente europeo, sfruttando le proprie infrastrutture di primo livello e il gasdotto TurkStream. Risulta quindi naturale ritenere che la possibilità per la Turchia di competere con le altre grandi potenze prescinda enormemente dal controllo del Mar Nero, e che il recente aumento delle tensioni venga percepito come una minaccia diretta.
È lecito pensare che Ankara possa agire concretamente nei prossimi giorni qualora dovessero esserci altri scontri che possano mettere a repentaglio imbarcazioni civili o commerciali nazionali, anche se l’obiettivo è non arrivare a dover effettuare un’operazione di questo tipo. Tramite gli avvertimenti comunicati ai belligeranti con le sue dichiarazioni, Erdogan intende riuscire a scongiurare un’ulteriore escalation senza dover effettivamente intervenire come promesso. La durezza delle dichiarazioni del Presidente turco è indice dell’importanza di questo dossier, e di quanto la stabilità dell’area sia precaria in questo momento. È difficile pensare che Mosca e Kiev si lascino intimidire però, dato che si tratta di due attori che vivono una fase decisiva della loro storia, e stanno cercando di battersi con estrema forza su molteplici fronti per ottenere risultati favorevoli essendo possibilmente in prossimità dei negoziati di pace, e la priorità è esclusivamente quella di annientare l’avversario con ogni mezzo possibile.
Per i due stati coinvolti nelle attività belliche, il monito di Ankara passa in secondo piano perché, se da una parte la Russia si gioca il proprio destino imperiale, dall’altra l’Ucraina lotta per la sua stessa sopravvivenza. Qualora dovessero verificarsi nuovi attacchi capaci di mettere in pericolo la propria sicurezza strategica, la Turchia si ritroverebbe insperatamente a dover intervenire concretamente, quanto meno con un atto dimostrativo, per ricordare ai due attori della sua presenza, e del suolo ruolo dominante all’interno di una zona marittima vitale per la sua proiezione geopolitica.