L’uomo, per sua natura ed esigenza, ha da sempre costruito oggetti in grado non solo di aiutarlo nelle proprie mansioni, ricerche e necessità più basilari, ma anche in grado di estendere la propria esistenza verso confini e spazi sempre più lontani. Sempre più assoluti, speculativi e meno dipendenti da una delle due forme pure a priori dell’intelletto per Kant: il tempo – e l’altra è proprio lo spazio. La tecnologia, o meglio, la Techne, è stata definita, soprattutto a partire dalla filosofia contemporanea, come una forza non solo in grado di estendere le capacità e i limiti dell’uomo, ma anche di essere una forza a sé stante in grado di plasmare l’uomo stesso rendendo più fluidi o cancellando proprio i suoi confini. Ma questo processo non riguarda unicamente le creazioni dell’uomo, ma anche le fonti concrete da cui esse derivano: i materiali stessi, la natura e le sue leggi.
Come afferma il filosofo iraniano Reza Negharestani, la Terra è viva, un corpo energetico che non solo vive per sé e tramite i processi biologici e fisici, ma essa è un agente del divenire stesso della realtà – e anche della realtà umana, che si va formulando tramite i cambiamenti, le disponibilità e le possibilità che la Terra possiede. “Persino le pietre e gli altri esseri non-viventi soffrono”, semicitando l’altro grande filosofo delle teorie accelerazioniste, ovvero Nick Land. Pertanto, la condizione umana di dover rimanere sempre alla ricerca di nuovi e migliori modi e prospettive per migliorarsi – e, inconsciamente, superarsi – non è solo stata trasposta nello sviluppo tecnologico e nella creazione di miti, ideali e persino volontà, ma era ai suoi primordi e sta continuando sempre più ad esserlo legata a trasformare e trasportare sé stessa in quegli stessi oggetti che la animano. L’uomo vuole dilatare il tempo, trasformarsi in spazio cosmico, divenire pura energia – e dunque aspirare a diventare Macchina.
Ma per ora, questa rimane solo un’imitazione delle forze casuali, probabilistiche e intensive della biologia e dei quanti, da parte dell’uomo, il quale si limita, più per necessità storiche e geopolitiche che per volontà (non propriamente sua), ad ampliare il proprio sguardo e la propria conoscenza. Si può affermare che l’uomo non è mai realmente uscito dal sogno illuminista di conoscere i meccanismi della realtà per poterli controllare e vivervi, ma al contempo la rivoluzione copernicana kantiana e lo sviluppo autonomizzato della Techne gli hanno rivelato pian piano la sua reale tensione: non un essere rinchiuso nella sua natura parmenidea e limitata, ma un contenitore energetico (fra tanti) la cui coscienza lo tiene ancora a bada dalla piena trascendenza di una realtà che non ha leggi, bensì rapporti di interconnessione, conflitto, mutazione e plasmaticità.
Per riprendere ancora Kant e superarlo: la trascendenza è la trascendentalità stessa, l’unico universale aprioristico e inconscio che ogni essere (organico e non) riconosce in sé e nel tutto. Molti sono i materiali e gli oggetti creati da essi che hanno fatto la storia e il divenire dell’uomo: dal bronzo al ferro, dal fango alla pietra, dalle tavolette di cera alla carta fino ai database – fino a materiali e tecniche sempre più sintetiche, complesse ed efficienti. Spesso, quando si pensa ai dispositivi tecnologici sviluppati e in continuo miglioramento, si ha l’immagine di oggetti quasi fuori dal mondo, il cui funzionamento non è molto differente da quello dei processi alchemici, ma dando un semplice sguardo a tutte le rotte che i componenti di questi oggetti seguono, alla fine si ritorna sempre per terra, nella Terra. Persino tutti i dati e le informazioni elaborate che vengono prodotte ogni istante diventano qualcosa di tangibile quando si osservano, al di là dei caratteri fisico-elettronici, i composti con cui vengono estrapolati e messi in circolazione.
Molti sono i materiali utilizzati per la costruzione di oggetti high-tech, sia civili sia militari, e alcuni sono anche molto più comuni o facili da realizzare di quel che si creda. È il caso di quattro componenti che, nell’attuale e futuro sviluppo tecnologico, scientifico e industriale, hanno e avranno un ruolo di primaria importanza – e non solo sul campo della Techne, ma anche della geopolitica e, dunque, della realpolitik e idealismo degli stati: il lantanio, il coltan, le plastiche speciali e il silice. Questi materiali, utilizzati nell’industria dell’alta tecnologia e persino nella realizzazione di leghe metalliche avanzate (almeno i primi due), sono non solo importantissimi componenti e risorse strategiche con cui l’uomo crea semplici oggetti sempre più potenti, veloci, autonomi e che ridisegnano continuamente gli squilibri politici mondiali. Essi sono anche fra i principali componenti della de-realizzazione dell’uomo stesso, del suo immergersi e unificarsi con le capacità della Macchina stessa, e non solo nelle sue norme e idee sociali, politiche ed economiche, ma persino in un’ontologia, epistemologia e gnoseologia al di là di sé stesso – e quindi dissipando completamente tutti quei suoi caratteri.
E questi materiali, nel riorganizzare l’uomo stesso, lo fanno tramite l’applicazione degli stessi in tecnologie che vengono usate quotidianamente e/o che sono al centro delle prossime conquiste umane – tanto in termini scientifici e tanto in termini militari. Tutti questi elementi, oltretutto, sono piuttosto interdipendenti fra di loro, poiché spesso usati per l’assemblaggio dei medesimi oggetti o, comunque, applicati negli stessi micro-campi dell’high-tech: il lantanio trova largo uso nelle batterie a idruro metallico usate nelle auto ibride; nei catalizzatori a cracking catalitico fluido, per la raffinazione del petrolio; nelle lenti ottiche di vari dispositivi come telecamere, microscopi, telescopi, etc.; nella produzione di leghe metalliche avanzate, in particolare nella produzione di acciai speciali usati nell’industria aerospaziale e militare. Il coltan, un composto di columbite e tantalite, viene usato per i condensatori al tantalio, usati nei dispositivi elettronici quali cellulari, computer, satelliti, aerei e dispositivi medici; inoltre viene usato anche per delle leghe ad alta prestazione impiegate in turbine, reattori e veicoli spaziali e anche nell’industria verde, per la creazione di componenti per auto elettriche e turbine eoliche. Il silice invece, un composto di silicio e ossigeno, è largamente usato nella microelettronica, in particolare per la produzione di semiconduttori; nelle fibre ottiche; nel vetro e ceramiche (usate anche nell’industria spaziale e ricerca scientifica), per la creazione di celle fotovoltaiche e materiali isolanti; o anche nell’industria chimica. Infine, le plastiche speciali, appartenenti a una famiglia di polimeri ingegnerizzati, trovano ampio utilizzo negli impianti aerospaziali e automobilistici, poiché leggeri e resistenti al calore, pressione e agenti chimici; nell’elettronica, come substrati di chip e isolanti; nella biomedicina, per le protesi, dispositivi impiantabili e strumenti chirurgici; o ancora, nell’energia verde, più precisamente eolica.

Tutti questi metalli, una delle principali terre rare e gli elementi completamente artificiali, non garantiscono unicamente maggiori comfort, prontezza e sviluppo scientifico o maggiori capacità distruttive degli eserciti che ne sanno (e possono) sfruttare il potenziale. Il lantanio, il coltan, il silice e le plastiche speciali, seppur essendo solo una parte di tutti quei metalli, elementi chimici o artificialmente creati, sono la miglior dimostrazione di come il mito prometeico-faustiano e razionalizzatore della realtà, seppur ancor vivi, non sono mai stati una creazione puramente umana: nel racconto del mito e nella formulazione della teoria illuminista, è la materia stessa che plasma la necessità umana di far crescere la potenza della Techne e di fondare l’illusione di poterla controllare per i propri scopi. La tecnologia e la Terra non si sono mai lasciate controllare, né tantomeno sono esseri neutrali e inattivi; come dei virus, si sono impossessate dei bisogni più elementari dell’uomo e della sua primordiale e trascendente paura, volontà di creazione e annullamento, e hanno rivolto tutte queste armi verso l’uomo stesso, prendendone il possesso non con la forza o la giustezza logico-morale, ma con l’appagamento e la continua rifondazione dei suoi sogni e delle sue perversioni, oltre che dei suoi bisogni strettamente organici.
Inoltre, la materia e la Terra non hanno solo plasmato le visioni e le volontà degli uomini, ma anche il loro diretto interagire fra loro stessi e le strategie adottate per sopravvivere o portare a compimento il loro destino manifesto. Il lantanio è detenuto e raffinato prevalentemente nelle terre della Repubblica Popolare Cinese, la quale controlla circa il 60-70% della produzione mondiale, il 30-40% delle riserve conosciute e il 90% della capacità di separazione e raffinazione delle terre rare in generale; le implicazioni di queste enormi riserve e capacità produttive e assemblative rendono piuttosto chiaro il panorama geopolitico che si staglia: tutte le più grandi potenze mondiali non possono che far ricorso a un singolo intermediario fra loro e le terre promesse, trasformando così i rapporti diplomatici e militari o in un avvicinamento e cooperazione col Dragone, o di ostilità senza però venire mai davvero alle armi – se non, al massimo, a quelle commerciali, ma sempre con l’intento di ricavare ciò che interessa, e mai per distruggere realmente.
Nei casi del coltan e del silice, per il primo si può invece parlare apertamente di un metallo insanguinato: con delle riserve e una produzione del 60-70% mondiale circa, la Repubblica Democratica del Congo ha subito una maledizione più diretta per la presenza di questo ed altri potenti metalli, ovvero quello della guerra civile, dello sfruttamento intensivo di uomini e zone naturali, e la continua intromissione di Pechino e delle invisibili mani americane ed europee. I metalli, la materia in generale, così, è anche un potentissimo psicotropo che risveglia la sete di sangue, suolo e conquista dell’uomo, che si traduce in conflitti armati sanguinosi che fungono anche da proxy war fra quelle potenze che osano solo raccogliere i materiali intatti e luccicanti, e al miglior prezzo possibile.
Forse il caso del silice è ancora peggio: esso si trova praticamente dovunque nel globo, in particolare negli USA, in Norvegia e Brasile, ma quello necessario per la produzione di tutti i raffinati strumenti elettronici di cui ci serviamo è di gran lunga più complesso da estrarre, poiché di silicio ad altissima purezza se ne trova pochissimo naturalmente. E dunque si passa così al secondo grande problema: la raffinazione di questo silicio, che passa ancora, almeno per il 70% su scala mondiale, proprio dalla RPC, fornendo un enorme incremento alla cosiddetta “guerra dei semi-conduttori”, la quale è legata a vecchi contesti storici e rivalità e che continua ancora a farli ardere.
Infine, non solo i metalli come il lantanio o altri materiali come il silicio sono fonte di forzata cooperazione e dovuta rivalità fra la Cina, l’Europa, l’Occidente e i suoi alleati asiatici, ma sono sempre più anche i materiali sintetici ad essere ulteriore fonte di rafforzamento di questo rapporto di necessità-conflittualità reciproca. Le plastiche speciali, seppur con buona parte della produzione incentrata negli USA, in Europa, Giappone e Corea del Sud, rimangono comunque un‘ulteriore risorsa strategica in cui la Cina detiene, ancora, il primato – e che sarà fondamentale anche per una delle sue politiche più importanti: il passaggio dall’uso intensivo di combustibili fossili all’energia verde. Ma oltre a questo, i cinesi possono vantare anche un ulteriore vantaggio: quello di avere a disposizione abbastanza materiale per poter ampliare la propria connessione, la propria rete internet e la generazione, il trasferimento e l’elaborazione dei dati. Questo per via del fatto che le plastiche speciali vengono impiegate anche per la costruzione dei grandi cavi (sottomarini e non) che trasportano ogni giorno terabyte di informazioni in tutto il globo.
Nella narrativa storica nazionale, continentale e mondiale, l’uomo può vantare da millenni il fatto di esser stato costruttore di grandi civiltà, di imperi, di domini incontrastati e assoluti, tanto sugli uomini, sulle società e sulle narrazioni e immagini stesse che gli uomini hanno di loro e di ciò che creano – e tanto sulla fonte principale e più ambita, quasi come fosse un idolo: la materia.
Marx ed Engels non sbagliavano quando dicevano che la storia e lo sviluppo delle cose è dato dalle loro condizioni materiali, così come certe scuole storicistiche non erano nel torto quando affermavano che per capire l’uomo, le sue molteplicità e il suo senso ultimo bisognasse guardare al corso e divenire storico. Ma in entrambi i casi si presenta un paradosso: l’uomo è ancora troppo al centro della storia e dell’esistenza stessa, così egli finisce per sottomettere la materia stessa, piegata a sé per le proprie necessità e, con la propria volontà e immaginazione, trasformata persino in cultura, etica, forme sociali e politiche, almeno nella visione marxista. Nella visione storicista l’uomo è ancora dotato di una propria “volontà di destino”, la quale però non è un elemento a sé nel divenire storico e delle cose, ma è proprio una sovrastruttura (come anche l’analisi di Marx ed Engels) fondata non già dall’uomo, che è solo una struttura delle reali energie e forze provenienti dalla Terra e dalla materia. Materia e Terra che, ancora, non si ripetono né in chiave marxista né nella prospettiva di una sorta di rivoluzione conservatrice, ma solo nell’essere anch’esse entità che, come i mostri cosmici lovecraftiani e gli angeli biblici, sovvertono le menti e i bisogni dell’uomo, creandolo a loro immagine e somiglianza – e correndo tutti verso l’assoluto consumo di sé e dell’altro.