Il rituale dei rave

Rituale mistico, rivoluzione, anarchia, ribellione, totem. Per chi li vive i rave party innalzano le coscienze verso il cielo grazie alla musica che unisce
Rituale mistico, rivoluzione, anarchia, ribellione, totem. Per chi li vive i rave party innalzano le coscienze verso il cielo grazie alla musica che unisce

Per l’opinione pubblica sono la versione postmoderna del Paese dei balocchi, quello dove Pinocchio e Lucignolo si trasformano in somari. Per chi ci è stato, per chi li vive, è un rituale mistico underground. Stiamo parlando dei free party, conosciuti dai più come rave. Feste illegali, ossia prive di autorizzazioni e licenze, che spuntano nottetempo nei boschi, nelle cave, nelle fabbriche abbandonate. Da lontano se ne avvertono le pulsazioni viscerali del basso, ma sotto cassa, o meglio, sotto quei muri di casse, le vibrazioni ti scuotono l’anima. È una flotta di pirati su gomma, che invade in massa il luogo prescelto. Ululano alla luna e ballano posseduti dalla musica tekno(che si differenzia dalla techno, suonata invece nei club, per la velocità: la techno va dai 120 ai 135 bpm, la tekno dai 160 ai 190). Non si sa quando arrivano, non si sa quando se ne vanno, per avere le coordinate geografiche devi conoscere qualcuno all’interno. La musica va avanti per giorni, finché non rimangono che i sacchi pieni di spazzatura – perché i ravers ripuliscono sempre – e poi, chissà quando chissà dove, riapparirà, quell’ufo di teknusi danzanti; sotto gli occhi increduli degli abitanti locali.

Ma cos’è che spinge migliaia di persone ad attraversare paesi, coi loro veicoli sgarrupati, guidando per giorni, col rischio poi di non trovare la festa, o di farsi arrestare, e lo fa comunque, ogni volta?

“Perché sognare un quarto d’ora di celebrità se potevi prenderti dieci o venti ore al centro dell’universo? E la bellezza. Potevamo creare ovunque la bellezza: in ogni angolaccio, sotto a ogni cavalcavia, poteva sgorgare una fonte di meraviglia. Ogni periferia, ogni cittadina di provincia senza più guizzi poteva tornare a splendere e ribollire per una notte. E non parlo solo dei posti dove andavamo: il fatto che andassimo in alcuni faceva sì che tutti, in potenza, custodissero la bellezza. Quindi, la speranza.”

Vanni Santoni, Muro di casse, Laterza, 2015

Quest’estate in Italia si sono tenuti due grandiosi free party: il Bordel23 a Tavolaia – di cui ci parla sempre Vanni Santoni e lo Space Travel sul lago di Mezzano. I politici e i giornali ci si sono scagliati contro deformandone i tratti, inventando dettagli grotteschi e dipingendoli, come da consuetudine, quali eventi demoniaci e pericolosissimi; del resto l’indignazione funziona sempre per guadagnare voti e click. C’è stato un morto a Mezzano, sì, la cui causa non si conosce ancora. Gli sciacalli mediatici non hanno esitato a renderlo noto, come a voler dire che è meglio non andare ai rave perché ai rave si muore – come pure si muore di tante altre cose che tuttavia non smettiamo di fare. “Va ripristinato il corretto ordine pubblico” commentava l’assessore regionale. Ed è questo in realtà che infiamma gli animi, l’anarchia, il fatto che un gruppo di persone vada contro l’ordine costituito sotto gli occhi impotenti di tutti gli altri. La gente dei free party sa che l’unione fa la forza, è impossibile sgomberare un’area invasa da migliaia di persone senza farla finire in una carneficina, e neanche ce n’è bisogno, perché i teknusi non fanno male a nessuno, sono un popolo rumoroso ma pacifico.

I free party nascono a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90,prendendo ispirazione dal nomadismo degli hippy e dalle loro feste sotto le palme a Goa, fondendolo col punk, l’house, la disco, la filosofia “do it yourself”, e il modello dei soundsystem, ereditato dalle tribe giamaicane. Il soundsystem comprende tutto ciò che serve per montare la festa, come casse, amplificatori, luci, installazioni artistiche, strutture ombreggianti, bar, ed è spesso oggetto di sequestri da parte della polizia, perché è l’unico modo per impedire davvero ad una tribe di allestire altre feste – almeno per qualche tempo. I free party sono un ibrido, un calderone di culture diverse, che nasce dalla costola ribelle e da vita in pochi anni ad un vero e proprio movimento anarchico. Nascono in Europa con gli Spiral Tribe che nel ’92 organizzano la più grande festa non autorizzata in Inghilterra, a Castlemorton. La musica va avanti senza interruzioni per una settimana, ma alla fine dell’evento alcuni membri della tribe vengono arrestati e condannati. Nel ’94 viene introdotto nel Regno Unito il Criminal Justiceand Public Order Act, che inasprisce le pene contro i raduni festaioli e spinge così i fondatori della Spiral Tribe a migrare verso lidi più accoglienti. Il movimento si propaga dunquein tutta Europa, trovando un terreno particolarmente fertile in Francia, dove si unisce all’hardcore (musica elettronica molto veloce ma diversa dalla tekno), e proprio lì si tiene il primo teknival, precisamente a Beauvais, nel ’93. Il primo free party “open to all soundsystem”, come recitavano i volantini, dove quindi non c’era più un solo muro di casse, ma tanti diversi dove ognuno suonava la propria musica. 

La repressione arriva poi anche in Francia, ma con più flemma, quando la free tekno già comincia a muoversi verso l’Italia, diffondendosi poi nel resto d’Europa. Negli anni 2000 i free party iniziano a spostarsi verso oriente ed è in quel periodo che nasce la Carovana dell’Est: una colonna di camion, camper e macchine, che taglia impavida i confini, portando la free tekno ovunque, spesso in luoghi che persino Dio ha dimenticato. A tal proposito sono bellissime le immagini de Il Respiro del Mostro riprese al Rotek, in Romania, dove si vedono i gitani del luogo ballare coi teknusi, le donne col fazzoletto in testa si lasciano contagiare dall’allegria di questi giovani apparsi all’improvviso coi loro soundsystem, i bambini si divertono e danzano e saltellano, perché è questo che fa la musica: suona per tutti, e quando i movimenti si sincronizzano anche i respiri si affiatano e gli animi si amalgamano. Questa è la grande intuizione della free tekno nonché la chiave, la società li vede solo come una massa di sbandati, ma questi sbandati hanno capito che la musica unisce, che non contano le classi, le razze, i soldi, la musica colpisce indistintamente e sotto cassa si diviene un tutt’uno. Un tutt’uno con tutti quelli che sono alla festa e con l’Universo intero. Il soundsystem quindi, il muro di casse, è un totem. Il dj è relegato in fondo, dietro alla folla danzante, perché lui è solo un veicolo, e le vibrazioni ritmiche che emanano dalle casse sono il canale per riuscire a sentire quello spirito di profonda e mistica unione.

Il musicologo Philip Tagg spiega bene questo fenomeno: 

“La figura, nella musica tradizionale, è la melodia; lo sfondo invece è costituito dal ritmo e dagli arrangiamenti armonici. Ora, nella musica techno, la figura, cioè la melodia in senso tradizionale, è assente: resta solo il fondo; e questo cambiamento troverebbe il proprio equivalente nella psicologia dei partecipanti, che vanno ai rave per formare insieme uno sfondo senza figure: è la folla che danza, una folla in cui la personalità individuale è come dissolta.”

È l’armonia dell’universo che si mostra in tutta la sua grandezza a questi invasori danzanti, che trasformano gli spazi abbandonati dall’uomo e la natura in TAZ aspettando l’alba. Eppure, nonostante tutta questa bellezza, il movimento dei free party deve fare i conti con l’autorità, le repressioni, le denunce, i fogli di via, i sequestri, le narrazioni deformate dei giornali e il tabù della droga. Inoltre ora, in tempi di covid, persino col divieto di assembramenti. Gli estranei ancora continuano a vederli come un’increspatura del sistema, un errore da correggere, un’orda barbarica da fermare. Oltre all’aspetto anarchico, che indubbiamente infastidisce molte persone, un altro dei motivi per cui i free party vengono demonizzati è la droga, parte integrante dell’esperienza tekno. Quando il movimento delle feste iniziò era molto comune l’uso di sostanze empatogene, che stimolano quindi l’empatia, non giravano invece né eroina né crack, che anzi erano bandite, perché, oltre a sviluppare un’alta dipendenza tirano fuori dall’individuo le sue parti più basse e distruttive, stimolando l’egoismo. Unico obiettivo degli eroinomani è procurarsi la prossima dose e queste presenze finiscono per inquinare l’ambiente, le tribe li vedono come la rovina del movimento, specie quando qualche “adepto dello sballo” finisce per lasciarci la pelle e quelle morti finiscono per oscurare tutto il resto. Mentre il movimento free tekno cresce e si fa conoscere arriva anche chi ci vede un’opportunità per fare soldi proprio con la droga, spesso vendendo sostanze impure. È il sistema che cerca di riprendersi i ribelli, tenta di nuovo di imbrigliarli nel suo ingranaggio dove l’uomo ha l’unico scopo di consumare e consumarsi. È la natura umana che tende a corrompere ogni cosa.

Eppure, dopo trent’anni di free party, l’ideale non muore e la musica non si ferma. Le feste continuano a prendersi i loro spazi, come fecero al Czechtek nel 2005 in Repubblica Ceca, quando intervennero mille poliziotti in assetto antisommossa, come a Pinerolo nel 2007, evento che segnò l’apice dei free party in Italia, e come a Tavolaia e Mezzano quest’anno. Nonostante tutto i free party continuano ad essere gratis e si continua a ballare anche quando nel resto del mondo nessuno balla più a causa del covid. Anzi, ai free party si balla soprattutto quando nel resto del mondo è vietato. La musica continua a suonare, la musica si fa rivoluzione e sublimazione, l’idolo non è più il rocker o il dj di turno, il pubblico non è più spettatore passivo, è la musica stessa ad essere idolo, e chi balla attore attivo del rituale. Un rituale mistico in cui le casse-totem si innalzano verso il cielo assieme alle coscienze.

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