OGGETTO: Dollari e prestigio
DATA: 05 Novembre 2026
SEZIONE: Società
FORMATO: Racconti
Con milioni di dollari distribuiti tra Harvard, l'MIT e decine di ricercatori di fama internazionale, Jeffrey Epstein si è costruito per quasi trent’anni un posto d’onore nel mondo accademico. Credibilità culturale in cambio di finanziamenti per un sistema cronicamente a corto di risorse. Nemmeno la condanna per prostituzione chiuse quelle porte, e la vicenda mostra quanto sia permeabile la ricerca quando rimane a secco di fondi pubblici.
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Il tema del finanziamento alla ricerca scientifica e accademica è centrale nell’epoca del capitalismo finanziario e degli Stati in ritirata. Come e dove si trovano i fondi necessari a portare avanti i propri studi se c’è sempre meno spazio per tutto ciò nelle finanze pubbliche? Questo è il punto di partenza necessario per comprendere il profondo legame tra Jeffrey Epstein e il mondo scientifico. La sua presenza ai massimi livelli delle istituzioni accademiche statunitensi, e non, ruota attorno ai soldi. Attraverso le sue finanziarie, come la Jeffrey Epstein Foundation e la Gratitude America LTD, il miliardario statunitense foraggiava una lunga lista di figure apicali di università prestigiose come Harvard e il Massachusetts Institute of Technology. La grande attenzione di Epstein per l’ambito scientifico, per quanto concreta come dimostrano i milioni di dollari di donazioni, parte però da un interesse personale. Lui aveva una vera e propria passione per temi come la neurologia, lo studio del cervello e la coscienza umana senza tralasciare ambiti più inquietanti come l’eugenetica. Nelle conversazioni contenute nei files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia si possono leggere innumerevoli riferimenti a questi campi. 

Epstein era entrato a contatto con l’élite scientifica grazie alla sua grandissima ricchezza e alla rete dei contatti che gli aveva messo a disposizione la sua sodale e complice Ghislaine Maxwell, la quale poteva contare sul nome altisonante, per quanto in declino, del padre Robert, magnate dell’informazione e uomo vicino al Mossad morto in circostanze mai del tutto chiarite. Epstein si era fatto un nome tramite munifiche elargizioni a figure come Stephen Hakwking, il premio Nobel Murray Gell-Man, il fisico olandese Gerardus ‘t Hooft, il paleontologo e biologo Stephen Jay Gould, il neurologo Oliver Sacks, l’ingegnere molecolare George Church e il fisico Frank Wilczek. Sempre ad Harvard, Epstein aveva finanziato il Program for Evolutionary Dynamics. Le sue attività erano ben documentate su un sito – www.jeffreyepsteinscience.com – ora ovviamente inattivo. Lì si potevano trovare articoli e interviste con gli aggiornamenti delle attività del miliardario pedofilo in ambito scientifico.

Il suo attivismo non passava inosservato e sempre più scienziati e professori si erano legati a lui. Lo scambio, anche in questo caso, aveva dei contorni molto ben definiti. Epstein guadagnava credibilità, importanza e solleticava il suo ego da genio irregolare, gli accademici, dall’altra parte, entravano in contatto con mondi e persone lontani dal proprio polveroso campo di specializzazione e, soprattutto, ricevevano fondi e donazioni per le istituzioni per cui lavoravano e che sovente dirigevano, sempre bisognose di trovare denaro nella giungla degli investitori privati. Epstein li consigliava, si intratteneva con loro e li ammaliava grazie a cene lussuose a Manhattan, in New Mexico e nella sua isola caraibica e alle sue amicizie altolocate. Il meccanismo psicologico che si può notare nel legame tra il miliardario e gli scienziati è davvero complesso. Epstein sembra avere necessità di un qualche tipo di validazione culturale da parte dei membri di più alto livello dell’accademia. Con loro si poneva alla pari nonostante la sua preparazione scientifica fosse irrisoria rispetto a quella degli interlocutori. Gli scienziati stessi, tuttavia, gli prestavano il fianco, in quanto ricercavano una validazione sociale che sembrava poter essere trovata frequentando un miliardario dalla vita apparentemente scintillante. Occorre poi evidenziare un ulteriore elemento costante. I contatti, che nascevano tramite una sorta di catena di presentazioni, portavano poi a un approfondimento del legame e se Epstein avesse considerato valido il proprio interlocutore, lo avrebbe sostenuto con conferenze pagate e fondi per la ricerca. Questo era il modo con cui il miliardario pedofilo riusciva ad avere intorno a sé scienziati e accademici di fama internazionale. Insieme a loro conversava ed esprimeva le sue idee, non sempre ben recepite dagli interlocutori ma, molto più spesso, accettate e condivise. Il New York Times, in un articolo pubblicato in tempi non sospetti, a luglio 2019, sottolineava l’interesse di Epstein per il transumanesimo e il progresso tecnico, sentimenti comuni a molti in quell’ambiente elitario.

Epstein considerava la sua presenza nel mondo scientifico uno dei suoi più grandi successi. Negli Epstein files c’è un’intervista incompleta, probabilmente una bozza delle risposte di Epstein al giornalista Michael Hiltzik, in cui il miliardario newyorchese parla dei suoi cinque maggiori successi professionali e cita il finanziamento e l’organizzazione di un simposio sull’intelligenza artificiale, il finanziamento del Mind-Brain Behavior Committee e dell’Evolutionary Dynamic Insitute di Harvard e la pianificazione di una conferenza mondiale sulla gravità. L’impegno in questi campi gli è costato decine di milioni di dollari in quasi trent’anni di impegno ma, per lui, erano soldi ben spesi.

Si è già accennato all’importanza data da Epstein alla dimensione personale del rapporto con gli scienziati. Analizzando le mail e le conversazioni pubblicate si possono notare due diversi tipi di approccio. Con alcuni accademici, Epstein funge da connettore e da tessitore di rapporti. È un ruolo che emerge con chiarezza in infiniti ambiti, finanziario e politico soprattutto. Con altri professori, invece, il legame è strettamente limitato ai suoi interessi in ambito scientifico. Alla prima categoria appartengono due figure su cui è necessario soffermarsi: Gino Yu e Joichi Ito. Gino Yu è un professore di Hong Kong specializzato nello studio della coscienza umana e dello sviluppo della persona tramite le nuove tecnologie. Egli scrive spessissimo a Epstein, lo blandisce e gli presenta progetti, idee e persone. È difficile capire a che cosa miri questa sua lunghissima captatio benevolentiae ma l’obiettivo ultimo sembra quello di ottenere fondi per le sue ricerche. Yu, la cui moglie, arrestata anni fa per insider trading, è stata presidente della Camera di Commercio di Hong Kong, era presente in una lista di scienziati e studiosi inviata da Ben Goertzel, esperto di IA lautamente finanziato da Epstein.

Roma, Ottobre 2026. XXXVI Martedì di Dissipatio

Goertzel aveva fatto una sorta di schedario, raccontando chi fossero i nominativi citati e quali interessi avessero. Il miliardario newyorchese poteva così decidere con chi approfondire i contatti. Ma Gino Yu, rientrando nella categoria degli scienziati e connettori, è anche uno dei protagonisti di una storia che mostra come Epstein sia arrivato a finanziare anche accademici italiani. Yu, infatti, presenta al miliardario newyorchese alcuni professori della Sapienza di Roma collegati alla società Mind Education che aveva sede in un palazzo storico in via di Torre Argentina, zona centralissima della capitale. Gli scienziati italiani hanno ricevuto 65mila dollari, divisi in tre trance tra 2017 e 2018, dalla Gratitude America con cui è stata finanziata una conferenza sulla neuroscienza e creatività, tenutasi a Cuba nel novembre del 2017. La vicenda ha un risvolto da commedia. Epstein, infatti, aveva finanziato la Mind Education aspettandosi risultati importanti e concreti. Proprio per questo, gli scienziati italiani, coadiuvati da Peter Fenwick, grande sodale del miliardario pedofilo, avevano messo in piedi un esperimento sul cervello da portare avanti grazie a una collaborazione intereuropea. Gli esiti, tuttavia, delusero fortemente Epstein che non vide nulla di valido. Anzi, accusò i professori italiani, il cui capofila era Giuseppe Bersani, presidente di Mind Education, specialista in criminologia clinica, psichiatria forense e professore di psichiatria alla Sapienza, di aver utilizzato i fondi per cene e serate di svago. Il miliardario, così, decise di togliere il supporto e troncare ogni finanziamento. Nonostante l’incidente italiano, Epstein rimase in stretto contatto con Yu.

Un altro personaggio cruciale è Joichi Ito, presidente del Media Lab del MIT di Boston e personalità a metà strada tra imprenditore e studioso. Lui e la sua istituzione hanno preso milioni di euro da Epstein per portare avanti svariati progetti. Epstein e Ito parlavano spesso e si incontravano con grande frequenza. Epstein, inoltre, gli presentava amici e possibili finanziatori. Ito lo teneva in altissima considerazione, gli aveva mandato addirittura una foto di suo figlio neonato, e insieme discutevano di idee in ambito scientifico e commerciale. Una conversazione della fine di marzo 2018 serve a rappresentare la profondità del rapporto. Il principe Mohammed bin Salman, nuovo uomo forte di Riad, è in visita al MIT. Ito scrive a Epstein che MBS, il cui «tour» nell’università dovrebbe rimanere quasi segreto, è lì e gli chiede se lo incontrerà a New York. Epstein dice di no e Ito chiede subito un consiglio. Lui sa che bin Salman ha intenzione di finanziare uno dei progetti tecnologici del suo Media Lab e quindi vorrebbe sapere quanto può sperare di ottenere dal saudita. Il miliardario newyorchese indica, come cifra, 10 milioni di dollari e poi gli fa presente che bin Salman è un grande estimatore delle innovazioni scientifiche e sottolinea la sua amicizia con Raafat Al-Sabbagh, uno dei consiglieri reali sauditi. Cosa emerge dal riassunto di questa conversazione? Ito si fidava estremamente di Epstein e conosceva i suoi profondi contatti, tant’è che chiede al pedofilo miliardario di salutargli Ehud Barak e Steve Bannon. Proprio perché ben addentro alla rete di Epstein, Ito si rivolge a lui per capire come convincere bin Salman a finanziare uno dei suoi progetti. L’imprenditore giapponese è stato uno dei pochi a pagare la propria amicizia con Epstein. Egli, infatti, si è dovuto dimettere con disonore dalla carica di presidente del Media Lab. 

Infine, la seconda categoria degli scienziati legati a Epstein è quella rappresentata da figure come Peter Fenwick. Con loro il rapporto era molto più semplice perché girava attorno alla sola scienza. Il miliardario foraggiava progetti e pretendeva di avere voce in capitolo su pubblicazioni, studi e perfino esperimenti dando consigli e ponendo temi. Fenwick, morto nel 2024, era famoso specialmente per i suoi studi sull’epilessia e sulle esperienze ai confini della morte e si rapportava frequentemente con il finanziere statunitense che voleva essere ragguagliato con grande precisione sui progressi dei progetti.

La sfaccettata rete di contatti di Epstein con il mondo scientifico dimostra, in primo luogo, la permeabilità del sistema accademico. Tale permeabilità è dovuta soprattutto alla cronica necessità di fondi e finanziamenti per portare avanti ricerche e studi. Ma l’ampia disponibilità data dagli scienziati a Epstein certifica anche un certo lassismo etico. Quando molti dei rapporti citati si sviluppavano, il miliardario newyorchese era già stato accusato e condannato per prostituzione ed era un predatore sessuale registrato negli elenchi nazionali statunitensi. Nonostante ciò, una certa comunanza di idee e interessi e l’enorme disponibilità economica tennero aperte le porte delle università per Epstein, il quale si era già fatto un nome come elargitore benevolo di milioni di dollari. Infine, occorre evidenziare un ultimo elemento, forse l’unica e vera costante del cosiddetto caso Epstein. Il finanziere fungeva, persino in ambito accademico, da connettore e da facilitatore di contatti. Scienziati e accademici andavano da lui per ricevere validazione sociale e ampliare la propria cerchia, ottenendo vantaggi economici e di prestigio fondamentali in un ambiente così chiuso e competitivo. Il terreno scientifico, dunque, era particolarmente fertile per Epstein e gli riuscì estremamente facile radicarsi.

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