La diplomazia dell'auto elettrica

Dopo che gli Stati Uniti hanno introdotto i dazi sul settore elettrico cinese, L'UE è alla ricerca di un difficile equilibrio che bilanci gli interessi geopolitici e quelli nazionali. La Germania ha espresso contrarietà. L’Ungheria è ostile, Byd l’ha scelta per le sue fabbriche. La Svezia di Volvo è dubbiosa. La Francia guida la manovra “protezionista”. Italia e Spagna seguono la sorella latina, tra legittimazione atlantica del governo e protezione di filiere deboli.

Teheran, appuntamento con la storia

Da quasi un ventennio il Presidente iraniano non veniva deciso al ballottaggio. A contendersi la carica ci saranno il riformista filo-occidentale Masoud Pezeshkian e l'ultraconservatore Saeed Jalili. Comunque vada Teheran si prepara a segnare un cambio di passo netto con l'era Raisi, mentre sullo sfondo rimane l'avvicinarsi della fine di Khamenei, con conseguenti congetture sull'ipotetico superamento della Repubblica Islamica.

Il ritorno alla normalità iraniana

Venerdì 28 giugno si terranno le elezioni che decreteranno il prossimo Presidente iraniano. Ebrahim Raisi, morto il 19 maggio, rispondeva perfettamente alle esigenze della leadership iraniana: era il punto di equilibrio fra le diverse anime del campo conservatore, oltre ad essere garanzia di stabilità. Stabilità quanto mai fondamentale in questo momento di turbolenze, in cui l’ultima guerra del Nagorno Karabakh e quella nella Striscia di Gaza hanno trasfigurato gli equilibri caucasico-mediorientali e i nodi formati dal 1979 iniziano a venire lentamente al pettine.

Il vento svizzero e la pace rimandata

All'indomani della Conferenza di Pace in Svizzera - che ha visto la firma del comunicato finale solo di ottanta su novantadue Paesi partecipanti - e nei giorni in cui Vladimir Putin ne ha parlato apertamente, di pace ancora nessuna traccia negli obiettivi dei governi. L'Occidente ringalluzzito sembra voler continuare a dare battaglia ancora per molto tempo.

Il dopo Raisi è un enigma

La misteriosa morte del Primo Ministro iraniano - Ebrahim Raisi - è ammantata d'incertezza. Già si spendono i nomi per il suo successore: Hassan Rouhani, Saeed Jalili, Ahmad Vahidi e Mohammad Bagher Ghalibaf. Ma più che il nome, è fondamentale capire come Teheran deciderà di sfruttare l'incidente per perseguire i propri interessi.

Iran: novanta secondi a mezzanotte

Pur ponendosi quale egemone regionale, l’Iran non può occultare discrasie e criticità interne che si riflettono su strategie di politica estera che sviano le attenzioni. La teocrazia, sostenuta da un potente apparato paramilitare, non cela i mai trascorsi aneliti imperiali.

Il piede cinese in Europa

Con un modus operandi che non può esserci del tutto nuovo, la Cina sta sempre più puntando sull'Italia per forgiare le nuove rotte geopolitiche dell'ordine mondiale che verrà. Marco Lupis in "Ombre cinesi sull'Italia" ricostruisce il lavoro economico, politico e d'intelligence portato avanti da Pechino negli ultimi anni a tal fine. Un'indagine quanto mai fondamentale per proteggersi prima che le maglie cinesi si facciano troppo serrate.

Le spalle coperte iraniane

Ripubblichiamo un contributo del 2021 uscito a margine della firma di un accordo di cooperazione fra Pechino e Teheran. Un momento cardine che ha visto la formazione di un'asse pronta a opporsi ai desideri egemonici di Israele e Stati Uniti. La libertà di risposta iraniana nasce anche e soprattutto dalla consapevolezza di avere le spalle coperte dai propri alleati cinesi e russi.

La Cina guglielmina

Negli ultimi tempi si è iniziato a parlare dell’inizio di una seconda Guerra Fredda. Ma il periodo che stiamo vivendo ricorda ben altro. Siamo alla fine della seconda Belle Époque, dove un grande impero che domina la scena da decenni è visto in declino dai suoi rivali (e anche da parte dei suoi alleati) e dove una nuova potenza industriale si affaccia all’orizzonte, bramosa di rivalsa e di sovvertire l’ordine costituito.

Il costante ritorno del kemalismo pakistano

Il Pakistan torna a far parlare di sé: terra tormentata da vicissitudini profonde, non riesce a trovare una compiuta stabilità in grado di garantire una sia pur minima serenità ad una società giovane che aspira ad un maggior benessere. La politica è sotto tutela dell’Esercito, in un’ottica kemalista di preservazione dei fondamenti istitutivi dello Stato. Su tutto e tutti, veglia l’effigie di Mohammad Jinnah, primo e ultimo gigante politico del Paese.

Le grida armene non fanno rumore

Alcune guerre sono mute, di altre invece c'è una bulimia d'informazioni. È fondamentale che le coscienze europee non abbandonino l'Armenia. Gli Azeri hanno aspettato trent'anni di condizioni sociali, economiche e politiche adatte per riprendersi il Karabakh. Ora che la cuspide dei loro sogni è così vicina non aspetteranno molto per realizzare l'utopica unione dell'annessione del territorio armeno. Nel frattempo i nostri interessi energetici non devono impedirci di guardare alla situazione con lucidità.

La Cina nasce dalla canna del fucile

Se nella storia cinese ricorre sovente la paura del mondo esterno, lo stesso potrebbe dire quest'ultimo nei confronti della Cina. Ecco perché un compendio degli studi dell'ex ambasciatore d'Italia a Pechino, Alberto Bradanini, rappresenta un ottimo punto di partenza per capire da dove viene e dove andrà il Paese di Mao, Deng e Xi.
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