OGGETTO: L'industria del conformismo
DATA: 19 Giugno 2026
SEZIONE: Recensioni
FORMATO: Letture
Murray Rothbard non indora la pillola. "I danni della scuola di stato" (Liberilibri, 2026) è un pamphlet che smonta la scuola pubblica e la descrive come istituzione omologante, antindividuale e surrettiziamente totalitaria. Tesi capaci di colpire dove fa male: in un sistema scolastico italiano sempre più burocratizzato, con livelli di apprendimento in caduta libera e una didattica che ostenta innovazione senza praticarla, il libro di Rothbard costringe a riflettere su un tema sistematicato ignorato.
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“Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? […] Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?” (G. Papini, Chiudiamo le scuole!, 1914)

Le tesi sono ardite, gli spunti radicali, le soluzioni mai accomodanti: lontano da ogni moderazione, da ogni correzione intellettuale o concettuale, I danni della scuola di stato (Liberilibri, 2026) è un saggio impattante e dinamitardo, a cui prestare attenzione – senza moralismi – in un’epoca in cui la mutazione cognitiva e antropologica, soprattutto dei più giovani, influenza e definisce modalità, tempi e qualità della didattica, in Italia e non solo. Non già una lettura semplice, rasserenante, ma un pamphlet che come un cuneo scardina convinzioni e preconcetti, smascherando pose e desuetudini che fanno della scuola un’istituzione ingrigita e fiacca, ridotta ad una funzione previdenziale più che autenticamente culturale.

La scuola, infatti, è l’istituzione che per prima agisce da termometro e incubatrice dei cambiamenti sociali in atto, e va da sé che nell’epoca delle “policrisi” – demografica, economica, sociale e politica – essa sia chiamata a rispondere ad una serie di interrogativi, cambiamenti e controversie che non di rado esulano dal proprio ruolo originario. Nello specifico, per quanto riguarda la scuola italiana, i suoi problemi sono manifesti e palesi non solo tra i diretti interessati: la progressiva ed esasperante burocratizzazione della didattica, le indecenti carenze infrastrutturali, i discutibili (eufemismo) metodi e criteri di assunzione degli insegnanti, la mancanza di adeguati fondi e le pratiche didattiche omologanti e inefficaci, sono solo alcuni dei limiti che a ragione espongono il sistema scolastico a critiche e contributi di esperti del settore e non. In questo senso, I danni della scuola di stato è un’opera speculare, parallela e diametralmente opposta ad un recente caso editoriale sempre a tema scuola, ovvero Contro la scuola neoliberale, egregia operazione curata dal professor Cangiano. I pensieri sono nettamente divergenti e antitetici, ma mantengono lo sguardo sullo studente, sui processi educativi, e quindi sulla persona, ben più di quanto spesso facciano le stesse scuole nelle relative pratiche didattiche.

Roma, Giugno 2026. XXXV Martedì di Dissipatio

L’opera di Murray Rothbard, ovviamente, è immediata espressione del profilo intellettuale dell’autore, figlia delle sue tesi libertarie, individualiste e anarcocapitaliste. Perciò, di fronte ad un sistema scolastico sempre più omologante, in cui la didattica incentrata sulla persona è ostentata formalmente ma nella realtà svanisce dietro la coltre nebulosa di progetti e corsi collaterali, Rothbard tuona: “uno dei fatti più importanti della natura umana è la grande diversità tra gli individui”, e ancora, “è evidente che l’entusiasmo comune per l’uguaglianza è fondamentalmente antiumano. Tende a reprimere il fiorire della personalità individuale e della diversità, e la civiltà stessa; è una spinta verso una uniformità selvaggia”. Laddove la scuola odierna, quella italiana soprattutto, offra metodi discutibili e fintamente innovativi, rigorosamente espressi da vacui e vani anglicismi, Rothbard nota che “è diventato di moda deridere l’enfasi sulle “tre R” [Reading, wRiting, aRithmetic], ma è ovvio che esse sono di enorme importanza e che prima vengono apprese a fondo, prima il bambino sarà in grado di assorbire la vasta area di conoscenza che costituisce il grande patrimonio della civiltà umana”. E infatti, come evidenzia Riccardo Canaletti nell’introduzione, apportando dati Censis, i livelli di apprendimento stanno precipitando e il sistema scolastico italiano non raggiunge i traguardi preposti (e lo stesso vale negli Stati Uniti).

Dopo un paragrafo dedicato ad una questione oggi nevralgica “chi deve avere la tutela del bambino, il genitore o lo Stato?” – l’opera si focalizza sulla storia dell’istruzione obbligatoria in Europa e negli Stati Uniti, secondo una chiave di lettura che sovrappone sistema scolastico pubblico e totalitario, confondendo la natura statale e quella dittatoriale dell’istituzione scolastica: l’autore afferma infatti che “la storia dello sviluppo dell’istruzione obbligatoria è una storia di usurpazione da parte dello Stato del controllo dei genitori sui figli a proprio vantaggio”. Chiudono l’opera due contributi di Carlo Lottieri e suor Anna Monia Alfieri, la quale da vicino illustra i problemi e le possibili soluzioni di un sistema che, tra natura pubblica e paritaria, dovrebbe garantire la libertà educativa che la Costituzione italiana assicura.

I danni della scuola di stato è un’opera intelligente, viva, capace di stimolare riflessioni inedite su problematiche profonde che riguardano la società – soprattutto quella futura – nella sua interezza. Se è chiaro che l’istruzione egalitaria, burocratica e standardizzante stia degradando le scuole (non solo in Italia) a “fabbriche privilegiate di cretini di stato”, per dirla ancora con Papini, non mancano nel saggio di Rothbard sferzate antistatali forse eccessive, quali la definizione di “coscrizione scolastica” o l’esaltazione del ruolo educativo dei genitori (“l’istruzione dei genitori è conforme alla situazione ideale”). Comunque la si pensi, tutto concorre alla qualità di un saggio di alta originalità e raro vigore intellettuale: un libro intorno al quale parlare e discutere, che con le sue trattazioni coraggiose permette di tornare a dialogare e dibattere secondo pòlemos, padre di tutte le cose: per ricominciare ad imparare ed apprendere, per sentirsi davvero a scuola.

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