Giunti al quarto anno dell’Operazione Militare Speciale è tempo di delineare le principali caratteristiche assunte da questo lungo conflitto che per durata, ma non certo per intensità e dimensioni, ha già superato quella del fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale. La guerra tra la Federazione Russa e l’Occidente Collettivo sul territorio dell’Ucraina si combatte infatti anche negli oceani con il sequestro e il sabotaggio di navi, gasdotti e cavi, sui Mercati attraverso dazi, nella finanza con il blocco del sistema dei pagamenti e delle riserve e finanche sul territorio di altri Stati sovrani con attacchi diretti e indiretti ad alleati e Paesi amici. Restando però focalizzati sul principale campo di battaglia si può notare come la guerra abbia attraversato tre ben distinte fasi, ognuna caratterizzata da differenti modalità di tattiche e mezzi utilizzati e che ora sia entrata nell’ultima, probabilmente risolutiva, fase.
Il conflitto in Ucraina assume allo stesso tempo la forma di “ultima grande guerra novecentesca” e di anteprima di quelle del nuovo millennio. Un destino simile a quello della sanguinosissima Civil War americana che, tramite le nuove tecnologie, non seguiva più le regole delle guerre napoleoniche senza però apparire ancora del tutto “nuova” a generali e Stati Maggiori; allo stesso modo nelle pianure ucraine il concetto di “guerra di manovra” ha ceduto definitivamente il passo a inedite forme di combattimento integrato, miscuglio di vecchie tattiche, nuove strategie e innovazioni belliche. D’altronde se la “guerra meccanizzata” era diretta filiazione della Società Industriale, l’attuale mondo post-industriale sta portando a un nuovo concetto di “guerra digitale” composta di sensori e rilevatori, piccoli radar e svariati droni, satelliti e fibre ottiche, utilizzo d’intelligenza artificiale e, di conseguenza, netta prevalenza del fuoco indiretto. Oggi infatti sul campo di battaglia si spara sempre meno con fucili e cannoni mentre prevalgono i colpi che arrivano da oltre l’orizzonte; le cosiddette “munizioni circuitanti”; i droni fpv; il munizionamento intelligente; rendendo di fatto il soldato in carne e ossa l’ultimo tassello d’una macchina di morte da utilizzare con accortezza e parsimonia.
I gruppi d’assalto sono ora composti da non più di 3-4 persone, facilmente disperdibili sotto un cielo ronzante di piccoli ma letali quadricotteri; mentre i cosiddetti DRG (gruppi di sabotaggio e ricognizione) s’infiltrano dietro le linee nemiche utilizzando mimetizzazioni ottiche e termiche per individuare e segnalare punti chiave e roccaforti nemiche, attendendone la distruzione da parte del Comando per mezzo dello strumento bellico più appropriato o disponibile al momento. I soldati si muovono in prevalenza a piedi, su moto da cross o quad non perché non dispongano di mezzi blindati, ma proprio per garantirne la maggiore mobilità e, quindi, sopravvivenza. Gli avanzamenti si misurano da centinaia di metri a pochi chilometri al giorno, mentre la “guerra d’attrito” logora e distrugge l’apparato bellico del nemico situato a centinaia di chilometri dal fronte e, nel caso dell’Ucraina, in gran parte al riparo dentro i confini dei Paesi della Nato che devono poi occultarlo in vari piccoli centri logistici per farlo arrivare in prima linea. Si è giunti a questo nuovo modo di condurre la guerra attraverso l’esperienza accumulata durante i primi anni del conflitto per mezzo d’una dinamica di azione-reazione che hanno portato alla rapida obsolescenza di tutta una serie d’armamenti considerati all’avanguardia come droni armati, himars, atacms, proiettili e missili guidati e d’ogni modello di carro armato disponibile negli arsenali.
Analizzando le diverse fasi che hanno portato a questa nuova realtà bellica se ne possono distinguere ben tre: la prima seguiva ancora la logica della “guerra di movimento” ed è durata approssimativamente dal febbraio 2022 al settembre 2023. L’invasione russa avviene su tre assi con forze meccanizzate di cui il più poderoso cala verso Kiev, accompagnandosi a un’operazione aviotrasportata per occupare l’aeroporto di Hostomel. È una classica “forza di manovra” con però un numero di effettivi del tutto insufficiente – circa 120 mila – a occupare non solo l’intero Paese ma anche la capitale stessa. Pare evidente che i russi mirassero a un colpo di Stato, alla fuga dell’esecutivo ucraino e, in seconda battuta, a delle trattative da una posizione di forza assoluta. Fallito il colpo di mano, gli accordi di Istanbul – autonomia del Donbass all’interno di un’Ucraina federale e mantenimento della neutralità – paiono cosa fatta prima che la Nato si convinca della possibilità di sconfiggere la Russia sul campo. Sarebbe troppo lungo enumerare qui le motivazioni di questa tragica sottovalutazione che si fondava principalmente sulla convinzione che Mosca fosse una “tigre di carta” con un esercito arretrato e ridotto di numero dopo le riforme di Serdyukov, un’economia debole e gravi carenze in ISR (intelligence, surveillance and reconnaissance), comunicazioni e droni. È il momento delle lodi sperticate ai Bayraktar turchi e ai Javelin americani che hanno gioco facile a colpire le esposte colonne russe ferme in pianura. Fallite le trattative il dispositivo russo si ridispone, occupando principalmente lo strategico “ponte terrestre” con la Crimea; Mariupol assediata cade. Gli Ucraini passano all’offensiva schiantandosi contro la linea Surovikin, infilandosi dentro campi minati e falcidiati da missili guidati anticarro e dall’apparizione dei micidiali quanto economici droni fpv.

Seconda Fase: il ritorno alla guerra di trincea; la fase più cruenta. A partire dall’ottobre 2023 fino all’estate 2024 i due schieramenti si fronteggiano in una riproposizione moderna del Primo Conflitto Mondiale. Impossibilitati a usare le forze corazzate, che ormai hanno perduto la loro funzione di ariete mobile di sfondamento delle linee nemiche, lo Stato Maggiore russo è costretto ad attaccare le città nemiche del Donbass, vere e proprie roccaforti ingegneristiche create a partire dal 2014, attraverso metodici assalti. È fase del “tritacarne” di Bakhmut e Adviivka dove le città, parzialmente circondate, vengono difese a oltranza dagli ucraini finendo rase al suolo dall’artiglieria e dai bombardamenti aerei. La Russia, coerentemente con la dottrina d’una “guerra d’attrito” inizia a colpire le retrovie e le infrastrutture chiave per lo sforzo bellico mentre l’Ucraina tenta ancora una disastrosa operazione di movimento, penetrando nella regione di Kursk dove rimane imbottigliata ed esposta ai droni nemici, prima di ritirarsi con gravi perdite di uomini e mezzi. Ciò è avvenuto perché lo Stato Maggiore ucraino non ancora pienamente consapevole del nuovo paradigma bellico – o, forse, perché obbligato a perseguire una “guerra informativa” che necessita rapide vittorie da mostrare al pubblico – ha ignorato l’evidenza empirica che ormai le perdite avvengono durante la marcia e che l’equipaggiamento danneggiato diventa un ostacolo mortale per le unità che seguono percorrendo con ostinazione le stesse strade.
La terza fase: la guerra “digitale” incomincia nell’agosto del 2024 con l’apparizione dell’unità d’élite Rubikon, creata per iniziativa del ministro della difesa Belousov. Il gruppo, noto come “centro per le tecnologie avanzate non pilotate”, ha il battesimo del fuoco proprio sul fronte di Kursk dove, grazie anche ai nuovi droni a fibra ottica, coglie gli ucraini impreparati. La principale differenza con i precedenti operatori di droni è che questa unità è specializzata nel “drone hunting”, ovvero nella distruzione dei centri di controllo dei droni nemici individuati attraverso la triangolazione del segnale. Questo si ottiene tramite un significativo vantaggio nel Sigint (intelligence dei segnali) e nella guerra elettronica. In questo modo l’esercito russo sta ottenendo una predominanza sopra tutti i cieli che, unita a tutti i nuovi modelli di Geran – siamo già alla quinta generazione – e di missili guidati, sta letteralmente facendo a pezzi la logistica ucraina. L’unità è stata utilizzata prima a Vuhledar e poi a Pokrovsk – Mirnograd, contribuendo alla caduta delle tre città in un lasso di tempo davvero ridotto se paragonato alle precedenti battaglie. In questa fase gli insediamenti non vengono più presi d’assalto ma strangolati e ridotti all’impotenza per mancanza di rifornimenti senza la necessità d’un vero e proprio anello di soldati attorno all’area, mentre i bombardamenti si spostano sempre più in profondità fino alle più remote regioni dell’Ucraina, demolendo sistematicamente il sistema di produzione elettrica e quello ferroviario.
Oggi infine stiamo assistendo al principio d’una nuova forma di guerra dove le battaglie non saranno più scontri che avvengono sulla linea di contatto e la “terra di nessuno” (o “zona grigia”), che si estende già per 15 chilometri con poche unità sparpagliate sul terreno, diventerà sempre più profonda grazie all’estensione del raggio d’azione dei droni fpv comandati non più da operatori ma dall’IA. Le stesse retrovie già ora non sono più luoghi sicuri dove raggruppare le truppe prima d’un attacco e, di conseguenza, camion e mezzi blindati non osano avvicinarsi a più di 25-30 chilometri dal fronte. Una guerra dove tra la ricognizione aerea, l’individuazione del bersaglio e il colpirlo intercorrono pochi minuti e chi avrà una maggiore capacità di calcolo e velocità di trasmissione dati, otterrà un netto vantaggio. Una forma di combattimento basata sempre più sul “fuoco indiretto” dove i concetti stessi di “movimenti tattici” o “piani operativi” diventeranno obsoleti in favore d’un approccio multi-comprensivo. La strategia sarà garantita tramite calcoli algoritmici di vittoria processati da computer quantistici che ridurranno i conflitti ad affidabili equazioni predittive, dove la presenza umana si ridurrà notevolmente fino quasi scomparire in favore di cani-robot armati, veicoli robotizzati e svariate tipologie d’onnipresenti droni dalle diverse funzioni.