OGGETTO: Il complottismo secondo Lanthimos
DATA: 24 Dicembre 2025
SEZIONE: Media
FORMATO: Visioni
Il film del regista greco è una accurata riflessione su come funziona una “mente cospirazionista” e su come una fake news vecchia di secoli - la bugonía - possa celare un briciolo di verità.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Bugonia, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos, non ha generato lo stesso unanime entusiasmo di Povere Creature! Nonostante l’ormai consolidato sodalizio con la musa Emma Stone, di nuovo sadicamente rasata a zero, la pellicola è stata accolta con freddezza se non con aperta ostilità della critica. Il tema d’altronde non getta un amo politico agli argomenti cari al mainstream; semmai l’esatto contrario, mettendo in scena il rapimento del CEO d’una importante azienda farmaceutica da parte di due apparentemente innocui cugini. Scordiamoci però richiami politici ad azioni eclatanti come quelle compiute da organizzazioni come le Brigate Rosse o la RAF. Il regista greco dipinge l’esatto identikit del perfetto cospirazionista: un individuo con gravi traumi irrisolti, richiuso all’interno d’una bolla informativa autoreferenziale che si alimenta attraverso dubbi siti web, improbabili filmati su Youtube e deliranti podcast, dall’inesistente vita sociale, con un lavoro e una cultura medio-bassa, dotato però d’una ferrea volontà e animato da un irrefrenabile desiderio di “salvare il mondo”.

Un “quadro clinico” ben delineato che quasi inevitabilmente porta a concepire la realtà come una netta contrapposizione di un “noi contro loro” che, se da un lato presuppone l’esistenza d’un minuscolo gruppo di persone “consapevoli” in mezzo a una enorme massa assopita; dall’altro non può che identificare il proprio nemico in quella ristrettissima élite transnazionale che domina il mondo avvelenandolo. Il classico conflitto tra “alto e basso” che mai come in questo nuovo millennio ha raggiunto un divario così ampio – l’1% secondo Oxfam in Occidente possiede ormai quanto il restante 90% – da scavare un baratro, una divisione radicale in due distinte tipologie d’umanità che non hanno più nulla da spartire fra loro; lontane anni luce perfino dal rapporto che c’era tra un nobile e un plebeo (o perfino un servo della gleba) che, nonostante l’irrimediabile differenza d’una classe sociale basata sul sangue, pregavano lo stesso Dio nella stessa cattedrale e andavano perfino talvolta a crepare in battaglia assieme.

Ravvisare quindi in questa radicale separazione perfino una diversa natura biologica, il passo è breve. Non a caso quando al rapitore (interpretato da uno straordinario Jesse Plemons) viene chiesto come abbia fatto a scoprire la natura extraterrestre del CEO – in mancanza del paio d’occhiali rivelatori presenti in un cult movie anni ’80 come Essi Vivono di Carpenter – quello si limita a rispondere come sia evidente a coloro che sanno ben analizzare determinati indizi e di quanto l’età anagrafica d’una donna di mezza età poco coincida con il fisico e l’aspetto della sequestrata. Velata peraltro minaccia a milioni di donne che, tramite ritocchi col bisturi, ferree diete e ore di palestra, prolungano la loro giovinezza a tempo indeterminato. D’altronde, mentre i multi-miliardari sono alla disperata ricerca del sacro Graal dell’immortalità, si moltiplicano anche le teorie che rettiliani o altro genere di alieni siano al governo o abbiamo sostituito con cloni i politici al comando spiegando, in questo modo, perché una volta eletti scordino completamente ciò che affermavamo quand’erano all’opposizione e agiscano esattamente all’opposto di ciò che promettevano durante la campagna elettorale.

Il titolo stesso del film, Bugonia o, meglio bugonía, è l’antico mito raccontato da Virgilio nelle Georgiche quando Aristeo, avendo perduto le sue api, dovette sacrificare quattro tori per farle rinascere ed è proprio la scomparsa delle api a muovere i due cugini, apicoltori che patiscono il drammatico calo delle loro colonie, attribuendone la causa non soltanto a un prodotto della multinazionale americana, ma proprio a un preciso piano messo in atto per ridurre in schiavitù l’intera razza umana. Come in ogni classica teoria del complotto che si rispetti, l’obiettivo deve essere in scala mondiale anche a costo d’infrangere la regola aurea d’ogni cospirazione che per rimanere tale e avere successo deve essere a conoscenza d’un numero ristretto di persone o, per sintetizzarla come ben descrisse Benjamin Franklin, “in tre si può mantenere un segreto se due di loro sono già morti”. Così i complottisti iniziano a “unire i puntini” dietro a eventi casuali che, in mondo sempre più interconnesso  dominato da interessi geopolitici e potentati economici, diventano “chiari schemi” che, abbandonando la logica – come il rasoio di Occam insegna – si espande ad libitum  in un’infinita catena che fatalmente conduce a misteriose organizzazioni che tutto sanno e tutto controllano. L’esperienza della pandemia ne è esempio lampante. Tutt’oggi non sappiamo con certezza se il covid sia stato ingegnerizzato o rilasciato deliberatamente, ma ciò non può escludere a priori una fuoriuscita accidentale da un bio-laboratorio o da un vero e proprio atto di sabotaggio; come d’un suo spill-over naturale.

Roma, Dicembre 2025. XXX Martedì di Dissipatio

Sappiamo però i risultati dei test effettuati sui vaccini fossero necessariamente carenti per le tempistiche ristrette e non è difficile ipotizzare che le grandi case farmaceutiche, elargendo di norma grossi benefit a medici e istituzioni per favorire l’iter di approvazione dei propri farmaci – il caso Purdue Pharma docet – abbiamo agito seguendo il proprio interesse economico piuttosto che etico. È d’altronde anche piuttosto naturale credere che i governi occidentali, rappresentati non certo da navigati politici dal sangue freddo, abbiano ceduto alla paura mettendo in atto misure che venivano suggerite da “comitati tecnico-scientifici” di dubbia esperienza e autorità; copiando del resto l’unico modello disponibile (il lockdown cinese), frutto però d’un differente sistema politico-culturale e applicato con una modalità assolutamente intollerabile in Europa. Allo stesso tempo non pare difficile comprendere come multinazionali il cui business è l’e-commerce abbiano sfruttato l’occasione per aumentare la propria quota di mercato e di come le organizzazioni militari l’abbiano interpretato secondo una logica di blocco per limitare l’influenza altrui, rafforzando il controllo su alleati e Paesi neutrali unendo la vaccinazione al visto e, contemporaneamente, le banche centrali e gli organismi di controllo abbiano colto la palla al balzo per accelerare su digitalizzazione e controllo bio-metrico tramite l’imposizione di green-pass o attraverso il blocco dei conti correnti, come avvenuto in Canada; procedendo così, a catena, potremmo seguire l’intera “catena umana” fino alla farmacia di quartiere che si converte in laboratorio per tamponi seguendo il proprio esclusive interesse economico come è infondo nella natura umana.

E, per l’appunto, è a questo punto che il complottista, saltando da un livello all’altro crea un unico immenso schema diabolico atto a ridurre l’intera umanità in schiavitù. Un piano cinematografico degno della Spectre o, per rimanere in Oriente, del malefico dottor Fu Manchu che mira a distruggere l’Occidente avendo a disposizione migliaia di adepti infiltrati ad ogni livello ed è proprio qui che il Potere – il vero potere decisionale – tira un sospiro di sollievo perché proprio la “deriva cospirazionista” che dai bio-laboratori passando per il “siero genico sperimentale” giunge la grafene nel sangue e al 5G, mettendolo al riparo da ogni legittimo sospetto, da ogni sacrosanta indagine sulle responsabilità individuali di coloro che hanno agito – in buona o cattiva fede spetta alla magistratura appurare -, se nel frattempo l’intero campo d’indagine non fosse già squalificato  e inquinato da una serie di strampalati teoremi che mettono in imbarazzo qualunque magistrato o commissione d’inchiesta volesse davvero appurare a posteriori le singole “verità”. Questo è infondo il motivo per cui in un momento storico dove le singole opinioni scomode vengono arbitrariamente censurate, il complottismo viene invece scientificamente alimentato dallo stesso Sistema che dovrebbe combattere; sfruttato a fini politici – il “caso QAnon” – o, addirittura messo in circolo dalla stessa stampa mainstream, come in questi giorni si può leggere a riguardo del “complotto” che Stati Uniti e Russia stanno ordendo alle spalle della povera e indifesa Unione Europea tramite i loro due perfidi presidenti.

Occorre però notare che un tempo l’accusa di complottismo – analoga e sovrapponibile a quella di “malato di mente” – era tipica dei regimi totalitari che, esercitando il controllo assoluto sull’opinione pubblica, reprimevano fisicamente coloro che si discostavano dalla Verità promossa dal Partito unico, spedendo il malcapitato a farsi “rieducare” mentre, oggi, in una spaventosa inversione, viene appiccicata dagli esponenti delle democrazie liberali  per squalificare, denigrare e perfino sanzionare – come nel recente caso dell’ex colonnello svizzero Jacques Baud – privati cittadini che con le loro analisi mettono in crisi le narrative ufficiali; perché talvolta, come nel film di Lanthimos e nella più prosaica massima di Andreotti “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.                          

I più letti

Gruppo MAGOG