OGGETTO: Il colpo di coda di Zelensky
DATA: 12 Agosto 2024
SEZIONE: Geopolitica
AREA: Asia
Tremila soldati ucraini sono penetrati nella regione di Kursk, in Russia. Dietro questa mossa, da alcuni paragonata all'offensiva delle Ardenne del 1944, secondo molti analisti si nascondono, fra le altre, la volontà di richiamare le truppe russe da altre linee del fronte, oltre a quella d'ottenere una “merce di scambio territoriale” in vista di futuri negoziati. Ma la verità potrebbe celarsi altrove.
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Giorni dopo l’attacco a sorpresa lanciato il 6 agosto nella regione di Kursk il quadro inizia a delinearsi più chiaramente. L’offensiva condotta da reparti scelti e unità meccanizzate delle forze armate ucraine ha colto impreparate le guarnigioni di frontiera penetrando velocemente per la profondità dei dieci chilometri all’interno del territorio russo, prendendo possesso di almeno 11 villaggi prossimi al confine e la stazione di pompaggio di Sudzha, da cui transita il gas che ancora viene acquistato dall’Europa.

Nonostante lo sconcerto di facciata di Crosetto e dell’irritazione di Biden – prontamente ribattuti dalle agenzie di stampa – è chiaro che un’operazione di simile portata sia stata progettata con cura e diretta con il supporto della base Nato di Ramstein a cui, come per fugare ogni dubbio e silenziare eventuali voci discordi, lo stesso generale Syrsky ha espresso gratitudine per il sostegno.

L’attacco condotto su d’una ridotta e apparentemente “tranquilla” sezione del fronte (quello di Sumy) ha fin da subito evidenziato una profonda innovazione tattica, radicalmente diversa rispetto a quello adottata durante la fallimentare offensiva dell’estate 2023. Le forze ucraine, inquadrate in piccoli e mobili gruppi d’assalto, dopo un rapido quanto massiccio bombardamento notturno effettuato con droni, hanno simultaneamente attraversato il confine di Stato evitando grossi combattimenti contro capisaldi e punti fortificati, aggirandoli e proseguendo a “spron battuto” lungo le principali arterie stradali. La blitzkrieg è stata accompagnata da un’intensa guerra elettronica che da un lato ha tagliato le comunicazioni tra i reparti russi, impedendo per altro contrattacchi di droni e ricognizioni aeree, contribuendo a gettare nel panico le unità composte da guardie di frontiera armate alla leggera e inesperti coscritti di leva.

Il fulmineo avanzamento è avvenuto, infatti, coordinando alla perfezione lo spostamento in avanti delle truppe con quello d’alcuni sistemi di difesa aerea a protezione di lancia missili Himars e Vampire uniti a corazzati e blindati; ma soprattutto con largo impiego delle unità commandos di Budanov, specializzate in psyops con il preciso scopo di terrorizzare i civili diffondendo false informazioni e paralizzare il comando locale con notizie sempre più allarmanti di penetrazione in profondità, cattura e distruzione di unità nemiche lontane dal fronte. Le operazioni condotte in tal senso spaziano da falsi avvisi d’evacuazione regionale, ad appositi simboli d’apporre sulle case per evitarne la distruzione per terrorizzare la popolazione residente, oltre a classiche imboscate fatte indossando divise e utilizzando mezzi russi (cosa peraltro facilitata dall’utilizzo degli stessi mezzi e del bilinguismo) e diffondendo foto e video di città cadute e unità annientate diffuse nello spazio mediatico; subito rilanciate in rete da blogger d’entrambi gli schieramenti.

Nel complesso pare che gli ucraini abbiano messo in campo finora circa tremila soldati, mettendo a ferro e fuoco un totale di quarantacinque chilometri quadrati di territorio russo, mantenendo ancora l’iniziativa e disperdendosi nelle aree boschive per prepararsi a resistere a oltranza. Dopo l’iniziale disorientamento il comando russo sembra abbia, con il passare delle ore, stabilizzato la situazione fermando il dilagare del nemico e, grazie a cospicui rinforzi giunti in zona, stia riprendendo il controllo d’alcune cittadine e villaggi che, di fatto, non sono mai stati davvero occupati dalle formazioni ucraine, ma solo oggetto di sabotaggi e piccole scaramucce. Così, mentre la situazione sul campo inizia a uscire dalla “nebbia di guerra”, si moltiplicano le congetture e le spiegazioni d’un tale “colpo di coda” delle FAU.

Roma, Maggio 2024. XVIII Martedì di Dissipatio

C’è chi in Europa azzarda paralleli con l’offensiva delle Ardenne del ’44, quando le migliori truppe del Reich vennero scagliate contro le soverchianti forze americane, privando nel momento di maggiore sforzo l’esercito tedesco delle risorse necessarie altrove e chi, invece, oltreoceano sostiene che l’offensiva ucraina miri a richiamare le truppe russe da altre linee del fronte, alleviando la pressione nel Donbass dove negli ultimi mesi la pressione s’è fatta insostenibile o, addirittura, con lo scopo di prevenire anticipando un’offensiva russa diretta proprio verso Sumy. Molti analisti d’altronde scrivono più genericamente della volontà d’ottenere una “merce di scambio territoriale” in vista di futuri negoziati o d’una mossa di Zelensky atta a risollevare il morale dell’esercito e del fronte interno demoralizzato e, perfino, di mettere Mosca difronte a uno smacco militare. Alcuni s’azzardano perfino a ipotizzare una possibile cattura della centrale nucleare di Kursk (che, però, dista più di sessanta chilometri dalla linea del fronte) o del semplice controllo del gasdotto il cui flusso, però, potrebbe benissimo essere interrotto nel territorio ucraino e che comunque a dicembre verrà in ogni caso chiuso a causa del mancato rinnovo del contratto di transito.

Tutte tesi che francamente convincono poco, specialmente per il largo e dispendioso numero di effettivi e mezzi utilizzati, sproporzionato rispetto al vantaggio tattico potenzialmente acquisibile. L’estensione della linea del fronte e l’estensione della logistica è senza dubbio uno svantaggio per un esercito in inferiorità numerica e – come del resto l’offensiva primaverile a Kharkov ha già dimostrato – i russi non hanno bisogno di spostare truppe sguarnendo altri fronti, potendo utilizzare cospicue riserve, forze speciali, gruppi ex-Wagner Akhmat e perfino i coscritti, obbligati per legge a difendere il suolo patrio.

Quali sono allora i motivi per lanciare questo folgorante quanto dispendioso attacco proprio in questo momento? Le ragioni sono piuttosto da ricercare nelle parole che Zelensky, Budanov e Podolyak hanno rilasciato nelle ultime settimane. Proclami diversi che però concordano sulla necessità di portare la guerra sul territorio russo e sulla convinzione che il Cremlino debba indire una mobilitazione generale entro il prossimo inverno. Sotto l’apertura a eventuali e non specificati tavoli negoziali con Putin, emergono alcune inquietanti esternazioni della possibilità di richiamare anche i 18enni e perfino i 16enni ucraini. Dichiarazioni che, alla luce di questa offensiva e delle perdite che sicuramente ne deriveranno, aprono sinistramente al concetto di guerra totale. La Bankova sembra così rilanciare, in un momento in cui la guerra d’attrito russa sta conducendo l’esercito ucraino all’inevitabile disfatta, d’essere pronta a combattere “eternamente”.

Accettando infatti la completa distruzione del complesso militare-industriale del Paese, ottenendo armi e munizioni dall’estero; rimandando il default dell’economia grazie al sostegno finanziario europeo e alla dilazione dei debiti contratti grazie alla “pazienza” dei grandi fondi d’investimento americani; dimostrandosi disposta ad accettare un inverno senza elettricità e riscaldamento per gran parte della popolazione e accettando perfino la perdita di grandi città nell’est e nel sud (con l’unica eccezione d’Odessa); la giunta ucraina sembra cinicamente gettare il guanto di sfida al Cremlino, mettendolo difronte alla prova dei fatti. Lo stesso Ermak, quando afferma che non ci sarà alcuna Minsk 3 sotto questa presidenza, pare riaffermare che non ci saranno trattative finché tutta l’Ucraina non tornerà entro i confini del 1991.

Una, insomma, Götterdämmerung in salsa ucraina, che preannuncia la completa distruzione del Paese mentre i rappresentanti della UE in ordine sparso plaudono inconsapevoli del disastro dell’attuale “Battaglia di Kursk” e dei bombardamenti in profondità sulle retrovie. Una guerra insomma ideologica contro una guerra esistenziale; un’accettazione d’una nuova forma di guerra d’attrito che, a loro avviso, piegherà Mosca a più miti consigli, mentre il prezzo del gas alla Borsa Amsterdam s’impenna e l’economia e la tenuta sociale europea s’incrinano. Un fosco presagio che richiama alla mente il volkssturm e la hitlerjügend, fino infondo, dritti verso la “battaglia finale”.

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