OGGETTO: Beppe Grillo è il peggiore
DATA: 23 Febbraio 2023
SEZIONE: Politica
FORMATO: Racconti
AREA: Italia
Nel suo ultimo spettacolo - "Io sono il peggiore" - il fondatore del Movimento 5 Stelle commenta il fallimento della sua storia politica, i traditori, e la sua nuova vocazione spirituale.
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Si è tenuta al teatro Mancinelli di Orvieto la prima dello spettacolo di Grillo: “Io sono il peggiore”. Seduti in platea, fra gli ospiti speciali, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, l’ex presidente della camera Roberto Fico, il presidente dell’INPS Pasquale Tridico e infine l’ex presidente Giuseppe Conte. Si spengono le luci e sullo schermo al centro del palco compaiono una serie di insulti riferiti da giornali e media al comico: “Grillo un maledetto”, varie foto dove strilla e poi un volto, per metà Beppe, per l’altra Hitler. La tesi dello spettacolo è chiara: “Sono il peggiore”. Non entra da dietro le quinte ma compare tra la platea toccando un po’ tutti, come è nel suo stile. Grillo è il primo a chiedersi: «Ma chi sono io? Ex politico, ex comico, non faccio più ridere». E poi: «Dite la verità, siete venuti qui per capire come sono messo?».

Tastate un po’ le acque, toccate le teste di alcuni spettatori presi di mira, inizia a raccogliere una serie di biglietti dalla platea, in cui chiede agli ospiti di scrivere qualsiasi domanda vogliano. Poi li mette in un cestino e li legge. Vicino a se tiene una macchina per misurare la pressione: se rimane nei limiti risponde, se va sopra, sempre nel suo stile, parte il vaffa. Le domande sono diverse: Come stai? Ti piace ancora nuotare? – in ricordo della traversata dello stretto – e la più dolorosa: Cosa ne pensi di Di Maio? E Grillo, con quella sua calata genovese, risponde: «Belin cosa vuoi che ne pensi? Anche Cristo è stato tradito da Giuda, anzi Cristo vuole che Giuda lo tradisca così che possa essere crocifisso e resuscitare. Quella tra Giuda e Cristo è una joint venture». Lo spettacolo non è mai noioso, si passa da pezzi di vita quotidiana di un comico in cerca della propria identità a riferimenti alla censura e Sanremo, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale e al reddito di cittadinanza. Si muove tra vari temi, con la battuta sempre pronta, si ride e non ci si distrae mai e per un po’ ci si dimentica che la prova politica non è andata proprio bene. Perché quel caos concettuale, se in un’arena funziona e gira senza problemi, proiettato su un palcoscenico politico, dove bisogna avere dei punti cardinali ben definiti, rischia di essere controproducente e debole.

E così è stato. Nel “Discorso sul metodo”, Cartesio descrive la massima di mantenersi nelle azioni più fermi e risoluti possibili: «I viaggiatori che, trovandosi smarriti in una foresta, non devono vagare, né tanto meno fermarsi in un posto, ma camminare sempre diritto, per quanto è possibile in una direzione, e non cambiarla senza un buon motivo, […] arriveranno alla fine almeno in qualche luogo dove è probabile che si trovino meglio che nel bel mezzo di una foresta». Ecco questo è il peccato del movimento Cinque Stelle e del suo leader, di aver cambiato troppo spesso direzione su temi fondamentali. E se la vaghezza in una prima fase di furor rivoluzionario, è stata non solo accettata, ma persino premiata, in seguito ha stancato. C’era il comico e c’è ancora, ma mancava lo statista, e manca ancora, ovvero qualcuno in grado di dare una visione profonda di futuro, ritrovare le cause del decadimento economico italiano per poi proporre soluzioni a breve e a lungo termine.

Il movimento era populista e popolare, non solo scettico, verso l’Unione Europea, ma contrario. Sono passati da volere chiedere l’impeachment a Mattarella che non voleva come ministro Paolo Savona, a elogiarlo come un Benigni qualsiasi. Va detto che almeno Grillo nella sua comicità ha sempre evitato di rifilarci discorsi da giullare di corte, pieni di aggettivi, pagati un tot al chilo da noi contribuenti. Anche perché il rispetto verso le istituzioni è una cosa il servilismo un’altra ancora. Grillo era quello che veniva ripreso dai vertici Rai, che gli chiedevano di non parlare della P2, poi saliva sul palco e tranquillamente diceva: “Si sono raccomandati di non parlare di questa P2, io non so neanche che cosa sia”. Questo era il Grillo che piaceva alla gente: rompicoglioni come solo un comico può essere. Ha ricordato i bei tempi della censura in RAI, adesso sembrerebbe che la censura non ci sia più, ma semplicemente non c’è più niente da censurare.

Si censurano le idee quando sono pericolose, non le tette e i baci tra uomini. A sdoganare queste cose ci avevano già pensato Pamela Prati e Valeria Marini da una parte e Freddie Mercury e Elton John dall’altra il tutto con più talento e molta meno presunzione. Grillo, se giullare non è stato mai, non è però riuscito neanche a dare un senso politico compiuto alla sua storia. Al Circo Massimo, nel lontano 2012 parlava della possibilità di un euro a due velocità. E proprio durante lo spettacolo, ha ricordato il suo incontro con l’economista  Stigliz, che nel suo libro “L’Euro” definisce l’adesione alla moneta unica un grave errore. Eppure di quella vocazione si è persa ogni traccia. Se la parola sovranità, sempre snobbata dai dem, era parte del lessico grillino, in seguito è sparita ed è rimasta in mano alla destra, che non solo non si è mai vergognata ad utilizzala, ma ne ha fatto un tratto distintivo della propria identità. Nello spettacolo si fa poi riferimento all’intelligenza artificiale, argomento ormai centrale nel dibattito. E Grillo la deride un po’, perché su quesiti banali, fa errori altrettanto banali. Un po’ a ricordarci che l’uomo ha ancora il suo ruolo su questo mondo, e che non dovrebbe essere guidato da qualche algoritmo, perché non è detto che questo sia veramente in grado di prendere la decisione più intelligente possibile.

Qualche mese fa un rider di 26 anni, Sebastian Galassi, è morto mentre stava effettuando una consegna ed è stato licenziato da un algoritmo della società Glovo, perché il pacco non era arrivato a destinazione in orario. Grillo riporta sul palco tutto il suo scetticismo verso il mercato, la tecnologia e la globalizzazione, senza riuscire a proporre nessuna soluzione, se non quella di un reddito universale. Che in un certo senso, un po’ come la piattaforma Rousseau, appare un’utopia, che suscita non poche perplessità, ma che comunque rimane il tratto distintivo del suo pensiero politico. Eppure proiettati in questo mondo dove l’uomo ha perso i propri punti cardinali, perso tra una finanza che ha ormai invaso ogni aspetto della nostra vita, e un futuro dove non è chiaro il nostro ruolo si aprono spunti di riflessione.

Oltre le risate, lo spettacolo porta a chiederci: abbiamo sostituito la dogmatica l’infallibilità di Dio, con la dogmatica infallibilità della tecnica?  E Grillo nel suo vagare come Ulisse lo ripete più volte: Dio è morto. Ma data la sua vocazione di attivista, deve trovare una soluzione anche a questo. E se in politica, la sua insonnia l’ha portato a fondare il movimento cinque stelle, ora, presa coscienza che la politica è lontana, fonda una nuova religione: “L’altrove”. E con una corona di spinotti, non più comico, non più politico, non più “Elevato” si fa profeta e ci conduce verso un altro mondo, altrove, appunto. Con la speranza che questo suo culto sia riconosciuto come religione per prendere almeno una parte dell’otto per mille. Lontano dell’ossessione per la restituzione dello stipendio dei parlamentari, Grillo ha compiuto la sua ascesi, è ormai altrove rispetto a quel movimento, e forse anche rispetto a se stesso.

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