L'editoriale

Eurafrica

I funzionari degli apparati italiani e gli spin doctor di Giorgia Meloni lavorano in vista di una sempre più possibile vittoria di Donald Trump negli Usa. Ciò che sta accadendo nel Texas è il segnale inequivocabile che i cittadini statunitensi auspicano un leader di riconciliazione nazionale e pacificazione mondiale. L’Italia cerca rifugio in Europa e col Piano Mattei si sgancia dal regolamento di conti tra Occidente e Oriente, o meglio dalla costruzione di un nuovo ordine internazionale sino-americano, e si fa ponte tra Nord e Sud del Mondo.
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Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non è visto in realtà come una buona notizia a Palazzo Chigi. A parlare è la testa più che il cuore di chi sa che quella foto in cui Giorgia Meloni e Joe Biden si tenevano a braccetto – dopo che la leader di Fratelli d’Italia era intervenuta al CPAC qualche anno prima, infiammando i conservatori americani – potrebbe far perdere la centralità strategica di cui il Paese gode in questa fase storica. Questa è la ragione principale che spinge la premier, abilissima ancora una volta, nel costruire una retrovia strategica tutta europea che va dall’asse Londra-Roma-Tirana fino al principio di mutuo soccorso col ticket femminile Metsola-Von Der Leyen in vista delle prossime elezioni, per recuperare dunque una ragione di esistenza nel Vecchio Continente anziché nel Mondo, infine di sopravvivenza nel sistema a-polare che diventa lentamente sino-americano, con una globalizzazione a due velocità.  

Non a caso, dove c’è retrovia, c’è anche profondità, proiezione, e la copertura europea, è la rampa di lancio per pensare l’Italiafrica. Il Mediterraneo come un mare che unisce nel rispetto reciproco e nella pacifica convivenza della stessa casa comune. Il dialogo come forma più alta contro la barbarie dell’omologazione e del sincretismo culturale e religioso. Solo così, cioè promuovendo l’idea di un’Europa che non può non essere africana ed una Africa che non può non essere europea, è possibile costruire una prospettiva euro-africana, come esiste una prospettiva euroasiatica, che attenzione, non significa costruire l’Eurafrica o l’Eurabia, bensì costruire una grande comunità di destino. Il Piano Mattei appunto svelato in questi giorni, ai leader africani ma soprattutto alle due donne che hanno bisogno di Giorgia Meloni a partire da Giugno 2024: Roberta Metsola e Ursula Von Der Leyen. 

L’idea della premier di sfidare Elly Schlein, agnello sacrificale del Partito Democratico, in un confronto televisivo, è il duello perfetto che nasconde il suo vero nemico post-elezioni americane: “Giuseppi” Conte. Colui che – non avendo opposizione interna – è libero di gestire la competizione elettorale in modo asimmetrico, un po’ contro la sinistra e un po’ contro la destra. E a quel punto con Donald Trump alla Casa Bianca, potrà far convergere tutta la sua politica estera con quella statunitense e colpire sul nervo scoperto del centro-destra. Cioè il totale appiattimento sulla prosecuzione della guerra in Ucraina. Potrebbe inoltre riprendere in mano il Piano Mattei con maggiore forza, forte della retorica filo-palestinese, musica per le orecchie dei leader africani, se non addirittura chiedere agli americani di essere esenti dalla missione navale nel Mar Rosso contro gli Houthi, esattamente come chiese agli americani in tema di sanzioni all’Iran. L’Italia fu l’unico Paese esente da queste. È in quell’occasione che Giuseppe divenne “Giuseppi”. 

Roma, Luglio 2023. X Martedì di Dissipatio

Chi lo avrebbe mai detto, eppure mentre in tutta l’Europa occidentale scompaiono i partiti tradizionali, in Italia i piccoli cannibalizzano i grandi da dentro anziché da fuori. Dopo le europee la Meloni si prepara dunque a lanciare il grande partito conservatore, con stile blairiano, mentre il capo del Movimento 5 Stelle a questo punto, può provare a prendersi il Partito Democratico e costruire un grande cartello progressista. 

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«Il populismo, e chi lo incarna, non è antisistemico, è anti-establishment. E non lo confonderei con l'estrema destra, che è un fenomeno gruppuscolare. Ad ogni modo, sì, il modello Meloni potrebbe trovare estimatori e imitatori, ma con molti e sostanziali adeguamenti, perché ogni paese ha proprie caratteristiche che necessariamente condizionano tattiche e strategie.»

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