Crypto-terremoto

FTX perde tutto e mette a repentaglio l'intero settore.
FTX perde tutto e mette a repentaglio l'intero settore.

Giorni difficili per il settore crypto. FTX uno degli exchange più grandi al mondo – valore stimato 32 miliardi di dollari – ha dichiarato bancarotta. L’intero Gruppo FTX, che comprende circa 130 aziende, Venerdì 11 Novembre, in un comunicato stampa ha annunciato di aver avviato una procedura fallimentare assistita e le dimissioni del CEO Sam Bankman-Fried, detto SBF. Tra le aziende che fanno parte del gruppo, anche Alameda Research, società che si occupava di trading nel settore crypto e che è stata il motore dell’intera vicenda. I problemi sono iniziati con un articolo di CoinDesk che ha messo in discussione il bilancio di Alameda, in quanto gran parte di questo era costituito da FTT, token nativo di FTX. Questa informazione ha destato preoccupazioni nel settore, in quanto non è stata vista di buon occhio l’interdipendenza tra le due società, entrambe sotto il controllo di SBF.

La situazione viene resa ancora più precaria dal competitor di SBF, il CEO di Binance, Chanpeng Zhao. Zhao in un tweet del 6 Novembre dichiara che Binance «in base alle rivelazioni venute alla luce» avrebbe liquidato tutti gli FTT detenuti nel proprio portafoglio. Aggiungendo in seguito che questa azione non era stata dettata dall’intento di danneggiare un rivale, ma piuttosto di evitare una situazione simile a quella che si era creata con il fallimento di LUNA. Nei giorni precedenti Whale Alert– servizio che monitora transazioni ingenti nel mondo crypto- aveva riportato che circa 23 milioni di token FTT, ovvero circa 585 milioni di dollari (17 % del circolante FTT), erano stati trasferiti su Binance. In seguito lo stesso Zhao dichiarerà che quella transazione era stata voluta da Binance, come prima tappa del programma di liquidazione di tutti gli FTT in loro possesso e che l’intera operazione si sarebbe svolta nei prossimi mesi in modo tale da ridurre al minimo l’impatto sul mercato. A questo punto Caroline Ellison, fidanzata di SBF, figlia del capo del Dipartimento di Economia del MIT e CEO di Alameda cerca di rassicurare gli utenti dichiarando che il bilancio dell’azienda trapelato in rete riguardava solo «un sottoinsieme delle entità aziendali» e non tutti gli asset dal valore complessivo di 10 miliardi. Inoltre Ellison si dice disposta a comprare l’intero patrimonio FTT di Binance al prezzo di 22 dollari, invece che a quello di 25.

Ma le rassicurazioni non sortiscono l’effetto desiderato tanto che inizia un effetto a catena che vede sempre più utenti e aziende del mondo crypto prelevare i propri fondi da FTX. Lo scetticismo si trasforma in panico tanto che vengono registrati flussi d’uscita nell’arco di pochi giorni di circa mezzo miliardo. Per un po’ la piattaforma rallenta le modalità di prelievo, ma intanto SBF tenta di rassicurare gli investitori attraverso alcuni tweet, dicendo che: «un exchange concorrente stava diffondendo false voci sulla loro stabilità». Zhao inizia ad essere ritratto in rete come il deus ex machina dell’intera vicenda, ma risponde alle accuse dicendo che il fallimento di un progetto come quello di FTX non è mai stato considerato auspicabile in quanto ne avrebbe risentito l’intero settore. La situazione da precaria diventa catastrofica: in poche ore FTT perde il 30% del proprio valore passando da 22$ a 15$.  Gli utenti continuano a ritirare i propri fondi e il prezzo del token è in caduta libera – basti pensare che attualmente vale meno di 2$ – a questo punto SBF è costretto a chiedere aiuto a Binance in quanto non può sostenere la crisi di liquidità. Così, come dichiara Zhao stesso, viene firmata una lettera di intenti non vincolanti per rilevare FTX e sopperire in tal modo a tale crisi.

Per un po’ le acque si calmano, almeno fin quando non viene annunciato che l’accordo tra le due parti non è stato raggiunto. Zhao dichiara che: «i problemi sono fuori dal nostro controllo o dalla nostra capacità di fornire aiuto». Secondo la sua visione per rendere l’intero settore più stabile, tutti gli exchanges dovranno iniziare una proof-of-reserve il prima possibile e nel modo più trasparente. La proof-of-reserve consiste in audit indipendenti da parte di terzi che mirano a fornire trasparenza e prove che un exchange detiene le attività che afferma di possedere per conto dei suoi clienti. Zhao afferma che mentre le banche si basano su una riserva frazionaria, gli exchanges non dovrebbero farlo, in quanto il mercato delle cryptovalute è particolarmente volatile e quindi le garanzie di copertura potrebbero oscillare da un giorno ad un altro. La critica che il patron di Binance muove nei confronti di SBF è quella di aver usato il token nativo FTT come collaterale per la piattaforma, rendendo in tal modo precario e fragile l’intero assetto dell’exchange in questione.

Dopo il mancato aiuto da parte di Binance, SBF avrebbe cercato altri accordi con vari investitori nel tentativo di raccogliere ben 8 miliardi di dollari per sopperire alla crisi di liquidità in atto. Ovviamente non ha trovato nessun investor interessato in quanto ormai la nave stava già affondando. A questo punto Bankman-Fried non ha potuto far altro che ammettere le proprie colpe. In una serie di tweet ammette: «I fucked up» e si scusa ripetutamente con gli utenti. Il problema di fondo, come ha riportato un articolo del Wall Street Journal, è che l’exchange ha concesso prestiti fino a 10 miliardi di dollari utilizzando il denaro depositato dai clienti di FTX ad Alameda che poi li ha investiti in asset ad alto rischio.

Come ha sottolineato l’economista Frances Coppola gli exchanges come FTX non dovrebbero investire i soldi dei clienti: «Non dovrebbero fare nulla con quelle risorse. Dovrebbero letteralmente rimanere fermi in modo tale che le persone possano utilizzarli». Ma i problemi non finisco qui. Poche ore dopo aver annunciato la bancarotta, FTX ha dichiarato che vi era stato un accesso non autorizzato sui conti. Secondo quanto riportato dalla società d’analisi Elliptic sarebbero stati hackerati circa 477 milioni di dollari. Le dinamiche del presunto hackeraggio non sono ancora chiare, diverse sono le ipotesi riportate: da un attacco esterno al coinvolgimento di un insider. Quindi l’azienda ha deciso di ricorrere ai ripari, tanto che Ryne Miller, consigliere generale del gruppo, ha dichiarato che avevano iniziato a trasferire tutte le risorse in cold storage, ovvero portafogli crittografici non connessi a internet, per prevenire ulteriori attacchi.

Questa vicenda ha per ovvi motivi generato panico nel mondo crypto e ha reso ancora più scettici coloro che lo hanno sempre criticato. Ovviamente ci sono molti scammer nel settore, personalità ambigue e progetti rischiosi, ma in realtà questa storia mette in luce un problema che riguarda anche il settore finanziario tradizionale, ovvero la centralizzazione del potere e la mancanza di trasparenza. La blockchain è nata per essere un registro di transazioni, pubblico, permissionless, e decentralizzato. Dove il potere decisionale è distribuito tra i vari nodi del network che devono raggiungere un accordo. Gli exchange, importanti in quanto semplificano alcune operazioni – ad esempio l’onboarding – hanno la caratteristica di essere centralizzati, per questo è stato possibile per SBF virare gran parte dei fondi dei suoi clienti alla società gestita dalla sua fidanzata.

Alla fine questo potere gli è costato caro, ha perso lui e soprattutto i suoi clienti. In pochi giorni è passato da essere The king of crypto a The king of scammers, perdendo oltre la reputazione circa il 94% della sua fortuna. Fortuna che era riuscito a creare negli anni anche attraverso un networking importante, personalità come Tom Brady e la ex top model Giselle Bǘndechen avevano investito nella piattaforma e ne erano diventati ambasciatori. Importanti erano anche le relazione costruite nell’ambiente politico americano: il giovane miliardario è stato, dopo George Soros, il maggior finanziatore del Partito Democratico. Per di più aveva anche dichiarato il suo intento di donare da 100 milioni fino ad 1 miliardo per le elezioni del 2024. Ingenti donazioni erano state fatte anche al Partito Repubblicano, attraverso Ryan Salame, altra figura di spicco della società. Ma ormai la situazione sembra insanabile, non c’è santo in paradiso o a Washington che possa salvarli.

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