Il perpetuo inverno tunisino

Il Paese pioniere delle "primavere arabe" si trova ancora una volta sull'orlo del baratro. Stavolta senza alcuna speranza di cambiamento.

La coda che muove il cane

A dispetto dell’enorme risonanza mediatica, la fuga di notizie dal Pentagono non rivela nulla di eclatante. La vera notizia è tra le righe: il rapporto tra noi e Kiev è assai meno sbilanciato di quanto si potesse pensare.

Prove generali di 25 aprile

Il governo di Giorgia Meloni sembra intenzionato a costituirsi parte civile nel nuovo processo sulla strage di Piazza della Loggia, fra malumori interni e velate accuse di tradimento ideologico.

Il gusto di odiare

La politica francese si basa su logiche di potere secolari, e le città messe a ferro e fuoco in queste settimane servono a ricordarlo.

I dolori del vecchio Trump

L’arresto del tycoon segna una cesura irreversibile nella parabola del populismo americano. Può il trumpismo sopravvivere senza il suo fondatore?

L'Italia è inadatta alla rivoluzione

Letteratura ed episodi storici aiutano a capire perché, a Roma, una sommossa propriamente detta non c'è mai stata.

Un'amicizia difficile

Nonostante i solenni annunci e un antiamericanismo comune di fondo, i rapporti fra Mosca e Pechino rimangono complessi.

Algeri chiama Mattei

L'elemento caratterizzante delle relazioni italo-algerine è l'equilibrismo fra le ambizioni imperialistiche francesi e la necessità di trovare una "quarta sponda" maghrebina.

La spada dello Zar

La storia della Russia dimostra come essa non possa che essere governata da un potere assoluto, che si manifesta nelle forme tipiche dello Stato hobbesiano.

Il fattore Mélenchon

Come già altre volte in passato, il leader de La France Insoumise sta cercando di prendere la testa dei tumulti nazionali, cavalcando l'odio anti-Macron.

Secolarizzate

Le modalità con cui Elly Schlein e Giorgia Meloni si sono imposte spinge a chiedersi se sia ancora possibile una politica delle idee o identitaria.

L’unico crimine è perdere

La Corte Penale Internazionale incrimina Putin. Nessuna sorpresa, ma una condanna è (quasi) impossibile: a decidere la sorte dello Zar sarà il campo di battaglia, non i giudici.
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