La Serbia in un limbo geopolitico

Tra i grandi stravolgimenti mondiali è passata un po’ in secondo piano la questione Balcanica. Lo scorso 15 marzo è in andata in scena a Belgrado la più grande protesta della storia del Paese. Ma per quale motivo? Al di là di tifoserie e campanilismi, può realmente cambiare qualcosa?

Il sultano ad un bivio

La Turchia vive l’ennesimo momento di crisi interna, così violenta da riverberarsi veementemente anche verso l’esterno. Il tempo, a fronte di politica e cultura, non ha mitigato le pulsioni politiche neo ottomane, ancora avvinte ad un Gazi forse mai davvero morto, così come ad un deep state ancor più forte e pervasivo. Per Erdoğan questo è il momento della verità contro il kemalismo della piazza e di Ekrem İmamoğlu.

Negoziati, pace, dilemmi

La parola "pace" è tornata a far parte del lessico diplomatico internazionale, ma la sospirata pace giusta è improbabile: l’equilibrio sul campo è per Putin decisamente vantaggioso, e l’impegno di Trump ad un ritiro immediato riduce il suo spazio di negoziazione. Difficile che il primo ceda alle lusinghe del secondo, promesse che, soprattutto, potrebbero essere in scadenza a breve.

Massima pressione nel Mar Rosso

Gli Stati Uniti hanno attaccato lo Yemen, causando perdite umane alla popolazione ed indebolendo strategicamente gli Houthi, così come l’Iran, che ora si trova sotto pressione sia nel Mar Rosso che nello spazio mediorientale, a causa della ripresa dei bombardamenti su Gaza.

L'incognita indonesiana

La quarta nazione più popolosa al mondo, con il 40% al di sotto dei 25 anni, che poco può ricordare del suo passato politico, ma che ha energia e tempo per sovvertire il proprio futuro. La più grande democrazia a prevalenza islamica. Uno snodo geopolitico di grande caratura, a cavallo tra Asia e Oceania. Qualcosa bolle in pentola.

Solo Varsavia riarma davvero l'Ucraina

Gli squilli dell'istrionico Presidente americano hanno riportato in auge quella “paura dell’abbandono”, che spesso s’è manifestata in alcuni Paesi europei. Dopo gli insuccessi relativi alle “forze di reazione” varie, piuttosto che il disastro delle politiche verdi sull’industria dell’automobile e il naufragio politico socio-ambientale, con grande isterismo e capriccio è giunta l’ora del cinismo per raccattare qualche consenso da parte di un’istituzione sempre più precaria e smarrita.

Il nucleare persiano cambia tutto

La questione nucleare della Repubblica Islamica potrebbe compromettere gli equilibri strategici dello spazio mediorientale, così gli Stati Uniti vorrebbero costringere Teheran a negoziare, in modo da poter monitorare il suo operato. In questo contesto la Russia si pone come piattaforma di mediazione, cercando di contemperare le esigenze delle parti e di favorire i suoi interessi geopolitici nella regione.

Sei mesi d'autonomia

Le notizie principali di questi giorni sono legate alla sospensione degli aiuti Usa all’Ucraina e alla continuazione dell’impegno militare da parte dell'Unione Europea: gli scenari possibili del conflitto danno a Kiev un tempo limitato per cercare di compensare il congedo del suo primo sostenitore. Il tempo scorre inesorabile e la Permanent Structured Cooperation (PESCO) voluta da Bruxelles potrebbe non essere sufficiente.

Pechino, una potenza sul mare

Lo sviluppo della Marina Militare della Repubblica Popolare (PLA Navy) è un tema di crescente interesse geopolitico. Il rapporto del 16 dicembre 2024 del Dipartimento della Difesa USA ha evidenziato come tale flotta sia destinata a divenire la più numerosa e potente del mondo in brevissimo tempo.

Il filo rosso fra Pechino e Hanoi

Il nuovo progetto ferroviario approvato dal parlamento vietnamita è il simbolo dell’espansionismo geopolitico cinese, che mira a collegare la città portuale Hai Phong a Lao Cai, passando per Hanoi, e ad influenzare i Paesi bagnati dal Mekong e l’esistenza delle collettività che popolano le valli dell’imponente corso d’acqua.

Europa allo sbando

L’annunciato disimpegno degli Stati Uniti dall'Europa, accentuato dalla politica "America First" dell'amministrazione Trump, sta mettendo in discussione l'ordine transatlantico consolidato dal secondo dopoguerra. Questo cambiamento costringe l'Unione Europea a confrontarsi con la propria mancanza di autonomia strategica e potrebbe esacerbare tensioni interne, minacciando la coesione del progetto comunitario.

Il cessate il fuoco prima della tempesta

La guerra procede secondo logiche sue proprie; il problema risiede sempre nella comprensione degli equilibri e degli interessi sottesi che, forti come sono, spesso trascendono gli aspetti più eminentemente umani. Il MO non fa eccezione e nella sua divampante violenza, diventa espressione di molteplici e complessi interessi. Sullo sfondo, come sempre, l’umbratile presenza di persone colpevoli solo di essere nel posto sbagliato nel momento peggiore.
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