Fare gli italiani per rifare l'Italia

A 163 anni dall'unità d'Italia, il Paese ancora lotta con la coesione nazionale. Se da una parte condividiamo lingua e cultura, dall'altra il debole senso di unità continua a minare la nostra capacità di definire una strategia nazionale. La nostra difficoltà nel rispondere a tre domande fondamentali – chi siamo, di cosa abbiamo bisogno e quali sono i nostri limiti – riflette una mancanza di autocoscienza. Senza una chiara comprensione della nostra identità storica e culturale, rischiamo di rimanere ostaggi delle percezioni e stereotipi d'oltre confine. Per costruire una strategia nazionale efficace, dobbiamo prima affrontare questi problemi di identità e coesione.

Julian Assange nella dialettica fra Stato e individuo

La vicenda del fondatore di Wikileaks offre l’opportunità per una riflessione sui valori di fondo della civiltà occidentale e sulle radici delle sue inevitabili tensioni interne. L’ideale liberale fu concepito come progetto politico a favore dell’individuo e contro la "latente tendenza autoritaria dello Stato", il quale è però tappa obbligata per ogni ideale politico che aspiri a realizzarsi nella storia. Ne deriva una dialettica intrinseca, per cui il governo che si fa portatore della preminenza dell’individuo, se ne fa al contempo, fatalmente, traditore.

Tempo, spazio, mito

ll mito potrebbe porsi come pietra angolare della cultura contemporanea con cui confrontare tempo e spazio. Queste due ultime categorie però mostrano ulteriori sfaccettature di visione che ci gettano nella dinamica storiografica e nella filosofia della storia. È possibile isolare la storia ad una dimensione puramente spaziale e narrativo-mitologica oppure la dialettica temporale hegeliana rimane l'unico metodo storico riflessivo? Il mito è da considerare come causa in tale relazione o potrebbe profilarsi anche come conseguenza?

L'Italia non è più un Paese per vecchi

Sembra paradossale, ma il Paese più vecchio del mondo - assieme al Giappone - non ne vuole sapere di accettare la propria condizione. I vecchi inseguono i giovani comportandosi come loro. E invece di rappresentare la connessione col passato, inseguono l'ultimo trend, cercando di non distinguersi dai loro figli o nipoti. La scomparsa dell'età adulta, così, non solo rende i rapporti intergenerazionali ridicoli, ma li degrada uniformando i ruoli.

Europa, storia di un’ideologia

Se metà degli aventi diritto non ha votato, mentre le manovre di palazzo per riportare Ursula von der Leyen suscitano poco interesse nei cittadini del vecchio continente, il motivo non è troppo complicato: la mancanza di spirito nazionale che superi i confini storici fra gli Stati. Lo sosteneva anche Lucien Febvre: l’Europa è un ideale privo di fede, incapace di suscitare un vero e proprio interesse collettivo.

Cancellare Dante

Nel febbraio scorso, un docente di una scuola in provincia di Treviso ha esonerato due studenti musulmani dalla lettura di un passo controverso dell’Inferno di Dante, in cui Maometto e Alì sono raffigurati in modo cruento. La vicenda, resa pubblica solo a fine maggio, ha suscitato un ampio dibattito su integrazione e cultura, con opinioni discordanti tra intellettuali e politici sulla scelta di censurare un testo fondamentale della letteratura italiana al solo scopo di rispettare la sensibilità religiosa.

L'intellettuale diffidente

Lungi dal volere interpretare il ruolo dell'attore che acriticamente accetta ciò che gli viene imposto, il diffidente rigetta ciò senza opporvisi con forza, ma puramente ignorando. Non vuole creare proseliti, ma essere ribelle senza causa, vivendo solo della propria individualità.

Le Fonti dell’Amarezza

La critica storica moderna soffre di una visione limitata, incapace di astrarsi dalle contingenze del presente. Hegel e Nietzsche denunciano la sostituzione di dati storici con trovate soggettive, mentre la società contemporanea si confronta con un pericoloso contrasto tra chi abbraccia la mitopoiesi e chi la rifiuta. Questa mancanza di prospettiva alimenta una dinamica di vittimismo e rivendicazione, minacciando la comprensione dell'identità e della differenza culturale.

Il vuoto, distruttore di mondi

L’Uomo moderno soffre la precarietà dello stato attuale del progresso tecnico-scientifico perché vive nella contraddizione fra il mondo come potrebbe essere e il mondo attuale costellato di problemi. Sospeso fra la possibilità che il mondo continui ad esistere o sprofondi nel nulla, avverte un peso che fatica terribilmente a reggere. L’angoscia del nulla lo conduce a distogliere lo sguardo e a perdersi nelle mille occupazioni che riesce a trovare. L’idea che in fondo, tutto finisca nel nulla, conduce le grandi potenze mondiali a spendersi per salvare la Terra dal nulla in cui rischia di sprofondare. E si è convinti di aver creato la pace.

Perdere il mondo

Il nostro è il secolo degli hikikomori. Un fenomeno che, con le dovute differenze, interessa ormai anche buona parte dei Paesi europei e il Nord America. Un rifiuto del mondo esterno nella volontà di costruire e vivere il proprio, soggetto a regole diverse. Ma si tratta di un'illusione. Presto o tardi, i desideri cominciano a collidere tra loro quando sono frutto di una volontà poco educata.

Cane sciolto

La decisione di portare avanti il countdown nucleare, un anonimo funzionario amministrativo, un'azienda pronta a garantire laute ricompense, le proteste degli eco-attivisti. Un racconto di Giulio D'Alessandro.

Il cuore di Tolkien

Il Silmarillion è l'opera a cui J.R.R. Tolkien era più affezionato: nucleo centrale di tutta la sua produzione letteraria, fu lavorata e ultimata dopo decenni. Qui si sviluppa la mitologia, tanto cara a una parte di destra italiana, da cui nasceranno i suoi lavori più celebri. A dispetto delle successive appropriazioni politiche, Tolkien non voleva parlare solo a una parte, ma all'umanità tutta, rimarcando uno spaventoso concetto: il peggior male nasce «da una radice apparentemente buona».
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