Polvere di Cinque Stelle 

L'esito italiano delle elezioni europee ha fornito, fra gli altri, un responso netto: l’individuazione di quello che appare come il termine della parabola pentastellata. Dalle notti del primo trionfo all’obbligatoria autocritica per la débâcle, cercando di individuare responsabilità e rimedi, il passo è stato fin troppo breve. I campi larghi, in fondo, non sempre funzionano.

Nessuno tocchi gli astensionisti

Il dato che emerge dalle elezioni europee è un'affluenza da record negativo. La maggioranza assoluta (50,4%) degli aventi diritto ha scelto, con decisione o per lassismo, di disertare le urne. E già si scatena l'indignazione di chi alza il dito contro la trasversale assenza di responsabilità civica. Ma non votare è un diritto, oltre che un segnale per dire tanto quanto - se non di più - si farebbe votando.

Astensione e bipolarismo

Come se ce ne fosse bisogno, le elezioni regionali in Basilicata hanno confermato il trend: l'astensione rimane il primo partito prendendosi la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Un dato che fa riflettere, specie in vista delle prossime elezioni europee, sulla lenta ma costante erosione del nostro processo democratico, e su come ciò avvantaggi l'emergere di una rappresentanza politica bidimensionale, bipolare e omologata nel suo essere populista.

Cronica sudditanza italiana

All'indomani del settantottesimo anniversario della Repubblica Italiana, occorre ricordare che il nostro Paese ha cessato molti anni fa d'essere uno Stato sovrano. Ciò ha comportato una perdita grave e per certi aspetti difficile da recuperare dell'identità nazionale, funestata da anglicismi e un servilismo culturale al dominatore d'oltreoceano.

Il fratello diverso che non fu mai Re

La vita di Umberto Agnelli è stata un mix tra grandi intuizioni e aspettative deluse. In un clima da fine impero, Umberto Agnelli ebbe modo di dimostrare che la crisi della Fiat non fosse irreversibile e che, con il giusto compromesso tra esperienze manageriali e impegno degli azionisti, sarebbe stato possibile il rilancio di una grande casa automobilistica data per spacciata. Ma il suo arrivo al vertice coincise con la morte, che lo colse nella sua tenuta dopo appena diciotto mesi al Lingotto.

Addio alle armi

Uscito di colpo dal suo trentennale letargo, il blocco euro-atlantico pianifica timidamente il riarmo. Mancano però gli uomini, troppo pochi e troppo anziani; e d’indossare l’uniforme i giovani non ne vogliono sapere. Analisi di una crisi annunciata, tra impasse politico-militare e tensione generazionale.

Crisi demografica è crisi storica

In Italia, come nel resto del primo mondo, si tende ad associare la crisi demografica a fattori economici. Ma per trovare le cause profonde bisogna scavare di più, fino a toccare le trasformazioni di un popolo che ha smesso di guardare al futuro, e che non vuole più aggirare la caducità della propria esistenza perché disinteressato ad entrare in continuità con la storia.

Premierato e necessità

Neanche la decantata riforma costituzionale proposta dalla maggioranza di governo potrebbe sanare i problemi di un ordine politico dove l'esecutivo è sempre più legislativo, e dove la discussione parlamentare è ridotta ai minimi termini. La percezione è quella che in Italia si viva in un costante stato di emergenza, sostenuto da una decretazione d'urgenza che si è fatta norma.

«Un'opinione pubblica meno attenta ai fatterelli e più ai grandi problemi: solo così il Paese potrà risollevarsi». Miseria e nobiltà d'Italia secondo Sabino Cassese

La visione di Sabino Cassese non si presta a slogan come quelli che il cittadino medio è ormai abituato a sentire quotidianamente. L'ottimismo lascia veloce il posto alle preoccupazione, a loro volta acquietata da nuova positività. Una costante rincorsa fra bene e male che è ciò che in ultima istanza caratterizza davvero l'Italia. Abbiamo raggiunto Cassese per chiedergli del suo ultimo libro - Miseria e nobiltà d'Italia: Dialoghi sullo stato della nazione" (Solferino, 2024) - oltre a una opinione personale sul premierato, riforma che sta molto a cuore all'attuale esecutivo

Vittorio Feltri, l'imperdonabile

"Il mio faro è stato Montanelli, perché aveva una capacità di coinvolgere il lettore che più nessuno ha avuto, neanche io. Da Biagi, invece, ho imparato a fare i contratti. Era il più bravo di tutti a guadagnare soldi. E poi, in fondo i soldi servono. Oggi è più difficile per un giornalista, perché i giornali non vendono più un cazzo. Le case editrici incassano poco e automaticamente pagano poco. C’è poco da fare, questa è la nostra storiaccia."

Un rapporto da recuperare

Nuovo passo del Valzer italiano nei confronti della Cina: l’obiettivo di Giorgia Meloni ora è la riappacificazione con Xi Jinping. Nonostante l'uscita dalla Bri il desiderio è d'incontrare il leader cinese entro luglio.

L'aborto rimane centrale

Due anni fa il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade restituiva la competenza in materia di aborto ai singoli Stati che compongono gli Usa. Da allora il tema è tornato centrale nella dialettica politica non solo oltreoceano, ma anche dalle nostre parti, divenendo così ulteriore motivo di polarizzazione che inevitabilmente si rifletterà alle prossime chiamate elettorali.
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