Unifil, storia di una linea blu

Il terreno di scontro libanese fra Iran e Israele riporta alla ribalta i dilemmi sulle missioni di pace e le regole d’ingaggio delle Forze Armate italiane che nella Storia recente hanno perpetuamente dimostrato capacità di combattimento con risorse spesso opinabili e un’opinione pubblica contraria. Il Dpp 2024-26 ha il merito d’avere grandi ambizioni, ma risulta ancora evanescente sul piano strettamente strategico e tattico.

La svolta di Ugledar

Nonostante i continui aiuti bellici ed economici, l’Ucraina risulta essere sempre più in difficoltà. Lo sfondamento dell’esercito russo presso la roccaforte di Ugledar non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Volodymyr Zelensky e l’Ucraina tutta sperano in una vittoria della Harris, poiché in caso contrario bisognerà iniziare a parlare della divisione del Paese.

Israele non ama le colombe

Con l'obiettivo di "mettere in discussione una serie di luoghi comuni", Arturo Marzano ha recentemente pubblicato "Questa terra è nostra da sempre. Israele e Palestina" (Laterza, Roma-Bari, 2024). È vero che gli israeliani sono passati dall'essere vittime a carnefici? È accettabile considerare che arabi e palestinesi «non hanno mai perso l’opportunità di perdere un’opportunità»? E che non vogliano altro che la distruzione del nemico? Uno studio attuale e fondamentale, ma che pecca di un'impostazione tendenziosa, per non dire esageratamente partigiana.

Il conflitto è pop

Sotto la superficie del nostro consumo mediatico giornaliero si annidano aspetti geopolitici sconosciuti. Per capirne i meccanismi occorre equipaggiarsi e affrontare la guerra semiotica che va in scena tutti i giorni. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i territori della fiction (nella sua accezione più ampia) non riguardano soltanto il mero intrattenimento di milioni di persone, ma preannunciano costruzioni sociali, frontiere, conflitti: in definitiva, la realtà che ogni giorno abbiamo davanti.

Aleksandar Vučić, il serbo

Leader nazionalista legato all’ultradestra serba, Vučić ha consolidato il suo potere e naviga tra il desiderio di avvicinarsi all’Unione Europea e la fedeltà alla Russia. Il rischio di un conflitto armato è mitigato da fattori economici, militari e politici, ma la retorica della sua imminenza continua ad alimentare l'instabilità, beneficiando e rafforzando le sue posizioni autoritarie.

Bisogna ricomporre il puzzle Balcanico

Le democrazie occidentali e il valore della libertà sono oggi al centro di una crisi profonda. La situazione in Bosnia-Erzegovina, nonostante gli Accordi di Dayton, continua a essere segnata da instabilità politica e nazionalismo etnico. A trent'anni dalla fine del conflitto, la fragilità della pace e l'importanza della libertà sollevano interrogativi cruciali sul futuro della regione e dei suoi principi democratici.

A che punto siamo in Libia

Nel complesso scenario delle relazioni internazionali, le dinamiche di potere si intrecciano con le pressioni mediatiche e accademiche, alimentando una narrazione distorta. La politica estera italiana, vincolata a norme internazionali e alleanze, spesso sacrifica l'interesse nazionale. Il caso libico evidenzia la mancanza di una strategia autonoma, con Roma incapace di difendere i propri interessi vitali, mentre altri attori dominano.

Safari Sarajevo

I 1425 giorni dell’assedio di Sarajevo, avvenuto nel cuore degli anni Novanta, furono teatro non solamente di una guerra cruenta, scandita da odi etnici; in quei giorni, come denunciato dal documentario di Milan Zupanič, la barbarie trovò il suo punto culminante quando “turisti” occidentali diedero dimostrazione di quanto la morale umana possa, miserevolmente, regredire allo stadio animale.

Caduto il bluff nucleare

Nonostante tutte le minacce - più o meno velate - sembra che Mosca non voglia trasformare una contesa locale in uno scontro davvero globale. È chiaro come non sia questo il livello in cui entrano in gioco le armi nucleari, ma da qui in poi sarà territorio inesplorato della storia e, cadute tutte le altre demarcazioni, la linea che ci separa dalla bomba diventa sempre più una questione d'interpretazione politica.

Un abbaglio chiamato Dottrina Gerasimov

È uno dei più grandi equivoci dell'attualità. È uno dei falsi miti sulla Russia contemporanea più duri a morire. È l'isola che non c'è delle scienze strategiche. È una delle massime espressioni del precario stato di salute della cremlinologia occidentale. Stiamo parlando dell'inesistente dottrina Gerasimov.

«È una partita a scacchi: solo quando vedremo misure irreversibili, come una confisca degli asset, potremo dire di essere arrivati ad un punto di non ritorno nei rapporti tra G7 e Russia.» Il congelamento dei beni nel racconto dell'Avv. Luca Picotti

«Garanzie, affidamento, credibilità, Stato di diritto sono il motivo per cui, ad esempio, banche centrali terze depositano le proprie riserve presso Euroclear. Tirare troppo la corda è rischioso. Ma qui si arriva al paradosso: nonostante vent’anni di sanzioni secondarie americane e weaponization dei chokepoint finanziari da parte dei paesi G7, non si è ancora creato un sistema alternativo e la de-dollarizzazione è lontanissima.»

Ogni epoca ha la sua forma di guerra

Pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Elham Makdoum - La geopolitica delle criptovalute (Castelvecchi, 2024) - incentrato sulle origini e l'evoluzione del fenomeno crypto, e sul confronto fra chi ha fatto propria la creazione di un'"economia parellela" e chi invece naviga ancora nel proprio scetticismo.
Pagina 5 di 14