Il Kosovo e un'identità difficile

Pristina, come Belgrado e Sarajevo, sta attraversando una profonda crisi politica e sociale, che affonda le radici negli anni Novanta. La risoluzione ONU 1244 ha sancito il ritiro delle forze serbe e stabilito una presenza internazionale per garantire la stabilità, ma la questione dell’indipendenza rimane controversa. Nonostante il sostegno di molti Paesi occidentali, il suo riconoscimento continua ad essere osteggiato: un riflesso di tensioni geopolitiche persistenti

Israele non ama le colombe

Con l'obiettivo di "mettere in discussione una serie di luoghi comuni", Arturo Marzano ha recentemente pubblicato "Questa terra è nostra da sempre. Israele e Palestina" (Laterza, Roma-Bari, 2024). È vero che gli israeliani sono passati dall'essere vittime a carnefici? È accettabile considerare che arabi e palestinesi «non hanno mai perso l’opportunità di perdere un’opportunità»? E che non vogliano altro che la distruzione del nemico? Uno studio attuale e fondamentale, ma che pecca di un'impostazione tendenziosa, per non dire esageratamente partigiana.

Il conflitto è pop

Sotto la superficie del nostro consumo mediatico giornaliero si annidano aspetti geopolitici sconosciuti. Per capirne i meccanismi occorre equipaggiarsi e affrontare la guerra semiotica che va in scena tutti i giorni. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i territori della fiction (nella sua accezione più ampia) non riguardano soltanto il mero intrattenimento di milioni di persone, ma preannunciano costruzioni sociali, frontiere, conflitti: in definitiva, la realtà che ogni giorno abbiamo davanti.

Ripensare il Piano Mattei

Al Piano Mattei va riconosciuto il merito di aver riportato l’Africa e il Mediterraneo al centro dell’agenda politica italiana. Riconoscimento necessario ma non sufficiente per valutarlo positivamente nel suo complesso. Dal documento pubblicato dal governo emergono troppe ombre e poche luci. Dall’assenza di una chiara definizione dei propri e altrui interessi, al perpetuarsi del tabù securitario, finendo con le innumerevoli aree di intervento. Un progetto di ingenue e incomplete ambizioni.

Aleksandar Vučić, il serbo

Leader nazionalista legato all’ultradestra serba, Vučić ha consolidato il suo potere e naviga tra il desiderio di avvicinarsi all’Unione Europea e la fedeltà alla Russia. Il rischio di un conflitto armato è mitigato da fattori economici, militari e politici, ma la retorica della sua imminenza continua ad alimentare l'instabilità, beneficiando e rafforzando le sue posizioni autoritarie.

Bisogna ricomporre il puzzle Balcanico

Le democrazie occidentali e il valore della libertà sono oggi al centro di una crisi profonda. La situazione in Bosnia-Erzegovina, nonostante gli Accordi di Dayton, continua a essere segnata da instabilità politica e nazionalismo etnico. A trent'anni dalla fine del conflitto, la fragilità della pace e l'importanza della libertà sollevano interrogativi cruciali sul futuro della regione e dei suoi principi democratici.

A che punto siamo in Libia

Nel complesso scenario delle relazioni internazionali, le dinamiche di potere si intrecciano con le pressioni mediatiche e accademiche, alimentando una narrazione distorta. La politica estera italiana, vincolata a norme internazionali e alleanze, spesso sacrifica l'interesse nazionale. Il caso libico evidenzia la mancanza di una strategia autonoma, con Roma incapace di difendere i propri interessi vitali, mentre altri attori dominano.

Tuareg vs Wagner

L’attacco del 26 luglio contro le truppe maliane e dell’Africa Corps nei pressi di Tinzaouatene ha segnato un’ulteriore escalation dell’instabilità in Mali. Questo episodio, insieme al crescente coinvolgimento dell’Ucraina nel supportare i ribelli e contrastare le forze russe, evidenzia l’intricata situazione geopolitica e le influenze internazionali che modellano il futuro del Sahel.

Il cinquantunesimo Stato

L'Italia americana è una creatura di recente sviluppo. È solo negli ultimi anni, infatti, che è stato assorbito tutto ciò che arrivava da oltreoceano con una inconsapevolezza impensabile. È così che i fatti di casa loro sono diventati fatti di casa nostra. Ed è così che si saluta con gioia la cessione di propri comparti strategici, quale dovrebbe essere la Tim, per motivazioni puramente economiche e finanziarie, e non come tributo all’impero di cui gli italiani si sentono orgogliosamente parte.

Il piede cinese in Europa

Con un modus operandi che non può esserci del tutto nuovo, la Cina sta sempre più puntando sull'Italia per forgiare le nuove rotte geopolitiche dell'ordine mondiale che verrà. Marco Lupis in "Ombre cinesi sull'Italia" ricostruisce il lavoro economico, politico e d'intelligence portato avanti da Pechino negli ultimi anni a tal fine. Un'indagine quanto mai fondamentale per proteggersi prima che le maglie cinesi si facciano troppo serrate.

Le spalle coperte iraniane

Ripubblichiamo un contributo del 2021 uscito a margine della firma di un accordo di cooperazione fra Pechino e Teheran. Un momento cardine che ha visto la formazione di un'asse pronta a opporsi ai desideri egemonici di Israele e Stati Uniti. La libertà di risposta iraniana nasce anche e soprattutto dalla consapevolezza di avere le spalle coperte dai propri alleati cinesi e russi.

La Cina guglielmina

Negli ultimi tempi si è iniziato a parlare dell’inizio di una seconda Guerra Fredda. Ma il periodo che stiamo vivendo ricorda ben altro. Siamo alla fine della seconda Belle Époque, dove un grande impero che domina la scena da decenni è visto in declino dai suoi rivali (e anche da parte dei suoi alleati) e dove una nuova potenza industriale si affaccia all’orizzonte, bramosa di rivalsa e di sovvertire l’ordine costituito.
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