Harvard è un campo di battaglia

Tra le mosse dei primi cento giorni trumpiani spicca l’aver gettato benzina sul fuoco del conflitto culturale che spacca gli Stati Uniti: una nazione divisa tra una fetta di popolazione fortemente politicizzata negli atenei e un ceto medio progressista contrapposti ad un’America profonda desiderosa d'inseguire narrazioni alternative di rivincita in un sistema sociale ormai cigolante. Mettere le mani sui settori chiave della ricerca in questo senso più che un mero segno di incipiente autoritarismo può esprimere (se la scommessa avrà buon esito) il bisogno del presidente di asservire - con tutti i mezzi - il campo accademico di costruzione dei saperi e di formazione delle nuove élite.

Una Siria mondiale a pezzi

La crisi siriana si sublima dopo cinquant'anni di regime baathista. La guerra civile continua a mietere vittime secondo principi politici, religiosi e settari che lasciano sul campo migliaia di caduti. Ma la geopolitica non si arresta, ed anzi ravviva l’instabilità di contesti ove tornano attori globali e regionali che si inquadrano in stilemi che sembrano rinnovare temi e dinamiche propri della Guerra Fredda. Ad un declinante Iran si contrappone una Turchia volitiva che, tuttavia, deve fare i conti con le asperità israeliane.

Un esempio di guerra ibrida

Il 6 dicembre 2024 la Corte costituzionale della Romania ha annullato le elezioni presidenziali: un gesto straordinario da un’ampia interferenza straniera. Il beneficiario di questa manipolazione, Călin Georgescu, candidato ultra-nazionalista e apertamente anti-NATO, aveva inaspettatamente conquistato il primo turno. L’annullamento, pur giustificato sul piano legale, ha evidenziato una verità più profonda: la democrazia rumena è diventata l’anello debole nella catena di sicurezza dell’Alleanza Atlantica. Nel cuore del fianco orientale della NATO, ogni instabilità a Bucarest diventa una questione transnazionale. E la Romania, oggi, è tutto fuorché stabile.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio di potenza

Per gli Stati Uniti rinunciare alla “globalizzazione”, posto che il controllo sugli oceani resta pressoché assoluto, significa rinunciare alla propria stessa essenza imperiale. Il sogno parallelo e opposto dell’America profonda e dell’America europea. Vivere in maniera isolata o normale, il tutto mentre lo scontro ideologico tra coste e interno potrà assumere col tempo connotati sempre più violenti.

Una critica all'idea di "tecnodestra"

La tecnica non ha colore, è uno strumento di potere, che non può costitutivamente avere alcuna connotazione politica poiché è il contrario della verità e della scienza. La tecnica assume il moto della macchinazione dell’esattezza, che riduce costantemente la libertà umana, quest'ultima, presupposto di qualunque verità. La macchinazione ha unicamente il neoliberismo quale terreno fertile; nessuna “destra” è ad essa necessaria.

Il 2025 è un nuovo 1971

Gli Stati Uniti scelgono di riscrivere le regole prima che siano le regole a travolgerli, riaprendo con i dazi una fase di riordino industriale e riequilibrio macroeconomico. Trump, voce del disagio produttivo, traduce il malcontento in un cambio di rotta che mette in discussione il libero scambio come dogma.

L'insostenibile ottusità del riarmo

Aumentare la spesa militare, come sostenuto dalla Premier, per sostenere sull’asse geopolitico il ruolo del nostro Paese nel caos mondiale (segnato dalla rimonta delle politiche di potenza degli Stati Uniti e il consolidarsi dei loro rivali) è davvero una scelta previdente o corre il rischio di trascinarci in una spirale fatale con una guerra ai confini che avremmo tutto l’interesse a disinnescare?

La manifattura italiana è in allerta rossa

Il declino industriale ha compiuto due anni a gennaio. La guerra russo-ucraina ha soltanto un mese in più. Il calo procede ad un ritmo che ignora la successione delle maggioranze politiche e dei governi. I caratteri problematici durano da lungo tempo.

Motoseghe e bisturi

Intervenire sull’economia di un Paese, per di più complicato e in difficoltà come l’Argentina, può essere un intervento delicato. Ecco perché forse occorrerebbe usare il bisturi invece della motosega. Milei alla prova della sua credibilità.

Sei mesi d'autonomia

Le notizie principali di questi giorni sono legate alla sospensione degli aiuti Usa all’Ucraina e alla continuazione dell’impegno militare da parte dell'Unione Europea: gli scenari possibili del conflitto danno a Kiev un tempo limitato per cercare di compensare il congedo del suo primo sostenitore. Il tempo scorre inesorabile e la Permanent Structured Cooperation (PESCO) voluta da Bruxelles potrebbe non essere sufficiente.

Un Cancelliere di passaggio

Con un'affluenza alle urne senza precedenti negli ultimi trent'anni, la Germania ha scelto Friedrich Merz come suo nuovo Cancelliere. Ormai quasi settantenne, un'età molto vicina a quella di Konrad Adenauer quando prese le redini del Paese, la parabola di Merz, che non sarà certo paragonabile a quella di suoi illustri predecessori, rischia invece di essere persino più caduca di quanto preventivato.

Il Sudafrica nel circolo vizioso

Una nazione allo sbando. 27mila omicidi l’anno. Una critical juncture andata storta. Il pallido fantasma dell’apartheid e l’ottusa pretesa che una re-africanizzazione possa rimarginare un’emorragia trentennale. Sullo sfondo, una potenziale contesa con gli Stati Uniti, che con la nuova amministrazione hanno dato segnali d'insofferenza verso le politiche del Presidente Cyril Ramaphosa.
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