Ostaggi della cultura di massa

Attraverso Masscult e Midcult, Dwight Macdonald già sessant'anni fa smascherava la cultura di massa come esito della produzione autoreferenziale moderna, dove ogni forma, pensiero e desiderio si riducono a consumo. Nel suo testo (ripubblicato nel 2018 da Piano B Edizioni) mostrava come la società contemporanea, fagocitata dal piacere e dalla distrazione, abbia dissolto l’arte, la coscienza e l’individualità in un eterno ciclo di simulazione, consenso e alienazione collettiva.

Il baricentro tedesco

La crescente fragilità dell’Unione Europea ridefinisce gli equilibri continentali, con una Germania che, tra potenza industriale e disciplina fiscale, tenta di affermare una nuova centralità strategica. Mentre Londra consolida l’asse nordico e Parigi appare indebolita, Berlino si prepara a guidare la trasformazione militare ed economica dell’Europa post-Brexit.

La natalità come ideologia

Dalla biopolitica della razza ai bonus del consenso: il potere continua a misurare la vita come variabile economica e simbolica, trasformando la maternità in dispositivo di appartenenza più che di generazione. Il calo delle nascite non è una crisi demografica, ma una crisi d’immaginazione: abbiamo moltiplicato i modi di sopravvivere, dimenticando il significato del nascere.

Il malato d'Europa è oltralpe

La legge di bilancio incombe, e Macron tira a campare. In attesa della prova elettorale del 2026 e delle presidenziali 2027, si rinnova la fiducia al Primo Ministro uscente, con la speranza che le decisioni del prossimo biennio non lascino spazio a forze crescenti che potrebbero far cambiare il vento anche dalle parti dell’Eliseo. L’Italia insegna, stare all’opposizione conviene più che governare.

I data center e noi

È in atto nella sfera globale una metamorfosi fatta di codici binari e di server onniscienti. Spazi vitali si scontrano su un terreno virtuale, ma allo stesso tempo gli effetti di questo conflitto diventano ontologie fisiche. Stiamo parlando dei Data Center, strutture informatiche di vetro e acciaio nelle quali si conservano le conoscenze del mondo di ieri, di oggi e, ancora più importante, di domani.

Opalescenza strategica africana

L’Africa si impone come nuovo pivot geopolitico, non più pedina del Risiko globale ma attore autonomo. Già Céline ne aveva colto l’opacità quotidiana, irriducibile a categorie eurocentriche. Oggi questa opalescenza strategica rivela tattiche leggibili ma logiche profonde inaccessibili. L’Occidente, imprigionato nei suoi schemi coloniali e postcoloniali, deve rinnovare strumenti e linguaggi per comprendere un continente che ridisegna i propri confini politici, economici e culturali.

Erdoğan ha le carte

La geopolitica non è mai statica, e la recente evoluzione dei rapporti tra potenze globali lo dimostra con forza. L'inasprirsi della competizione tra Stati Uniti, Russia, Cina e Iran, unito al disimpegno parziale delle superpotenze, sta rimescolando le carte a livello internazionale. La Turchia, astuta e pragmatica, sta sfruttando queste dinamiche per consolidare il suo ruolo, sia in Medio Oriente che in Ucraina.

Nicolas Sarkozy, la Libia e il fallimento mediterraneo

La guerra in Libia del 2011, spinta dall’iniziativa francese di Nicolas Sarkozy, rappresenta uno snodo cruciale nella geopolitica del Mediterraneo: per la prima volta l’Europa ha agito senza attendere gli Stati Uniti, tentando di affermarsi come potenza strategica autonoma. Ma, a tredici anni di distanza, le conseguenze dell’intervento si mostrano devastanti: la Libia è un Paese frammentato, l’intera regione è destabilizzata e l’Europa ha perso credibilità e influenza.

Le Nazioni Unite e il tramonto dell'ordine liberale

Dagli scranni del forum delle Nazioni Unite è andata in scena la messa in ridicolo dell’Europa stritolata dal dominus americano e il doppiopesismo occidentale, offrendo l’istantanea di una realtà violenta di conflitto, insieme al tracollo dell’ideale astratto di un set di regole valido per tutti i player globali.

Revisionismo all'orientale

Cina e Giappone si fronteggiano da secoli, acuendo differenze e punti di faglia che, malgrado le razionali liaison politiche, continuano a manifestarsi. Gli imperi non finiscono: la Cina ha solo cambiato il colore dal celeste al rosso, mentre il Giappone, conscio di dover rivedere criticamente il pacifista articolo 9 della sua Costituzione, si riarma. La storia, pur procedendo, continua a proporre scene già viste.

Problemi d'apprendimento nell’era digitale

Alcuni lo sospettavano, ma i più hanno sottovalutato il problema: da quando il digitale ha fatto il suo ingresso nei luoghi dell’apprendimento, non è chiaro se abbia portato dei benefici, mentre comincia la conta dei danni.

La vittoria della realpolitik

La politica, così come il pensiero politico stesso, sono stati caratterizzati, in quest'ultimo ventennio, da una prospettiva e un agire dettati non già da principi, idee, visioni e narrazioni, bensì dalla necessità di soddisfare unicamente necessità contingenti. Un processo, questo, non frutto della casualità degli eventi o persino della volontà degli uomini, ma conseguenza di una forte ingerenza, da parte della storia, nelle vicende umane.
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