Erdoğan nell'occhio del ciclone mediorientale

Il conflitto tra Israele e Hamas ha trascinato l’intera regione in una spirale di caos e instabilità, ridefinendo alleanze e logiche di potere. Mentre Israele tenta di spezzare la rete di influenze iraniane, Teheran risponde con colpi mirati, sfidando l’inviolabilità dello Stato ebraico. In questo contesto, la Turchia di Erdoğan rafforza il sostegno pubblico a Gaza, usando la questione palestinese per consolidare il proprio peso politico e ricalibrare le relazioni internazionali.

L’eterna disputa tra Oriente e Occidente

Oriente e Occidente. Espressioni quasi metafisiche. Luoghi più del pensiero che della geografia. Rappresentazioni di differenze incommensurabili. Per rintracciare ciò che fonda tale alterità è necessario intraprendere un viaggio concettuale, più che temporale e spaziale. È infatti nella Ragione che tutto ha inizio. Non nel contenuto della Ragione, ma nella Ragione come contenuto.

La pochezza della cronaca giornalistica

Nel panorama dell’informazione contemporanea, si delinea una netta separazione tra il vortice della cronaca, che cattura l’attenzione con il suo clamore e la sua immediatezza, e la quiete delle riflessioni più profonde, custodite in articoli di riviste culturali. Mentre le notizie effimere si consumano in un attimo, le analisi sostanziali richiedono impegno e volontà da parte del lettore.

L’esercito fantasma

È dal 2022 che velatamente si sente parlare del fenomeno delle defezioni ucraine, la cui supposta marginalità è sovente smentita dai fatti: gli ucraini in poco più di due anni di guerra hanno visto defezioni e fughe dalla leva per un ammontare di circa cinquecentomila unità. Un'emorragia devastante di circa settecento uomini al giorno.

Stoccolma sceglie il rimpatrio

Negli ultimi anni, la Svezia, simbolo di un Welfare State esemplare, si trova a fronteggiare sfide senza precedenti. L’aumento della popolazione immigrata, unito a un crescente malcontento, mette in discussione i principi fondanti della sua società. Offrire incentivi per l’emigrazione potrebbe segnare la fine di un’era, trasformando il panorama sociale e politico.

La resa dei conti

È opportuno gettare uno sguardo su come la prossima sessione di bilancio italiana potrebbe evolvere. Tra pressioni europee e strategie interne, il nuovo Patto di Stabilità giocherà un ruolo chiave. Le tensioni con Paesi come la Germania e le mosse della Commissione Europea s'intrecciano con il gioco politico. Mentre le élite tecniche sfruttano le regole europee per promuovere riforme, il governo potrebbe usare le "imposizioni di Bruxelles" per giustificare scelte difficili.

Riscossa redneck

Il Sud degli Stati Uniti, da tempo ritenuto la provincia rurale e retrograda dell’America, sta invece emergendo come il nuovo centro pulsante del potere economico e politico del paese. La ristampa de "I terroni dell’impero. Viaggio nel profondo Sud degli Stati Uniti" (Marietti 1820, 2024) approfondisce il suo capitalismo iper-competitivo, privo di vincoli sindacali e sostenuto da incentivi fiscali, che permette di capire come questo “New South” riesca a sfidare la Rust Belt del Nord, ormai in declino.

Ripensare il Piano Mattei

Al Piano Mattei va riconosciuto il merito di aver riportato l’Africa e il Mediterraneo al centro dell’agenda politica italiana. Riconoscimento necessario ma non sufficiente per valutarlo positivamente nel suo complesso. Dal documento pubblicato dal governo emergono troppe ombre e poche luci. Dall’assenza di una chiara definizione dei propri e altrui interessi, al perpetuarsi del tabù securitario, finendo con le innumerevoli aree di intervento. Un progetto di ingenue e incomplete ambizioni.

Aleksandar Vučić, il serbo

Leader nazionalista legato all’ultradestra serba, Vučić ha consolidato il suo potere e naviga tra il desiderio di avvicinarsi all’Unione Europea e la fedeltà alla Russia. Il rischio di un conflitto armato è mitigato da fattori economici, militari e politici, ma la retorica della sua imminenza continua ad alimentare l'instabilità, beneficiando e rafforzando le sue posizioni autoritarie.

Bisogna ricomporre il puzzle Balcanico

Le democrazie occidentali e il valore della libertà sono oggi al centro di una crisi profonda. La situazione in Bosnia-Erzegovina, nonostante gli Accordi di Dayton, continua a essere segnata da instabilità politica e nazionalismo etnico. A trent'anni dalla fine del conflitto, la fragilità della pace e l'importanza della libertà sollevano interrogativi cruciali sul futuro della regione e dei suoi principi democratici.

A che punto siamo in Libia

Nel complesso scenario delle relazioni internazionali, le dinamiche di potere si intrecciano con le pressioni mediatiche e accademiche, alimentando una narrazione distorta. La politica estera italiana, vincolata a norme internazionali e alleanze, spesso sacrifica l'interesse nazionale. Il caso libico evidenzia la mancanza di una strategia autonoma, con Roma incapace di difendere i propri interessi vitali, mentre altri attori dominano.

Caduto il bluff nucleare

Nonostante tutte le minacce - più o meno velate - sembra che Mosca non voglia trasformare una contesa locale in uno scontro davvero globale. È chiaro come non sia questo il livello in cui entrano in gioco le armi nucleari, ma da qui in poi sarà territorio inesplorato della storia e, cadute tutte le altre demarcazioni, la linea che ci separa dalla bomba diventa sempre più una questione d'interpretazione politica.
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