OGGETTO: Dialogo alla fine del mondo
DATA: 03 Marzo 2023
SEZIONE: Storie
FORMATO: Racconti
AREA: Altrove
Sopravvissuto alla catastrofe, l'ultimo uomo si ritrova solo con la natura.
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Un giorno l’ultimo uomo, sopravvissuto alla catastrofe della Terra, incontrò la Natura, come tempo prima fece, suo grande antenato, l’islandese narrato da Leopardi. Allora della Terra non rimaneva che la carcassa. Venti gelidi e rovine imponenti, dove un tempo nacquero e si dissolsero gli splendori dell’umanità moderna. Spoglie di una civiltà sepolta. Scheletro della sua opulenza.

Uomo: Sei tu forse il motivo della mia solitudine? Sono solo, non lo vedi? Solo a contemplare la rovina della mia specie e della mia civiltà. È questa dunque la fine? Non crediamo, non vogliamo crederlo. Dovrà il dolce cielo che oggi sorride sopra le nostre teste venire invaso tra nove giorni, forse meno, da questo fumo della Notte? Perché se così fosse, quale sarebbe stato allora il dramma dell’Evoluzione, nel quale ci sembra di scorgere l’arte suprema del Drammaturgo?

Eppure, credevo nell’ecologia. Credevo nell’ambientalismo. Credevo in quei giovani volti, speranzosi. Non mi sento di colpevolizzarli, in nessun modo. Ma abbiamo fallito, non è vero Natura?

Natura: Fallito, Adam, è forse il termine meno adatto. La vostra civiltà ha espresso un rapporto complesso e contraddittorio con me, con l’ambiente intero. L’ecologismo che decanti fu vero, sincero. Profondamente umano. Si insinuarono però i germi di qualcosa di altrettanto umano: le vostre insanabili contraddizioni. 

Uomo: Cosa intendi per contraddizioni? Sforzi ne furono fatti e parecchi. 

Natura: Sforzi, sì. In un mondo sempre più popolato e con un salottino lussuoso, denominato Occidente, a sorridere degli sforzi. Così ho visto le vostre strade e le vostre brulicanti città popolarsi di auto diverse – diceste – più pulite. Vi occorreva altro, terre rare in luogo dei miei combustibili. Le avete ricercate e poi rifiutate. Avreste distrutto ugualmente la terra. Guardo il vostro sistema. Non vedo che uno spettacolare integrato. Già un vostro filosofo predisse che la vostra società non nasconde i pericoli che attorniano il vostro ordine meraviglioso. Lo spettacolo conclude semplicemente che ciò non ha importanza. Vuole discutere solo sulle date e sulle dosi. E, solo a questo proposito, riesce a tranquillizzare. Ma danzavate sul ciglio di un vulcano che comunque sarebbe esploso.

Uomo: Non potevamo proseguire con nessuna delle innovazioni che ci proponevamo. Che ad uno sfruttamento se ne sostituisse un altro sarebbe stato inaccettabile. La tendenza dell’uomo, dinanzi alle proprie idee, è di estremizzarsi gradualmente. Così ai malumori si sostituirono gli scioperi. Agli scioperi le violenze. Alle violenze un umano anti-moderno. E forse persino disumano.

Natura: In verità pochissimi, se la memoria non mi inganna.

Uomo: Pochissimi, sì. Da quel lembo estremo del già noto Occidente, noto come California. Terra proiettata al tramonto e al declino, in cui alcuni di noi ebbero l’ardire e la pretesa non già o non più di sottometterti, quanto di renderti nostra alleata nella nostra sfrenata corsa all’Immortalità. 

Natura: Non contemplaste i vostri mortali compagni. Schiavi di un salottino privilegiato, popolato di persone benestanti ed eticamente perfette. Biciclette e pedoni. 

Uomo: Siamo un fallimento, hai ragione. Potevamo agire diversamente?

Natura: No, non potevate. Alcuni di voi se ne accorsero, ricordo ancora di aver letto della vostra natura falsata e posticcia, prodotto dell’assenza di una lotta vera e costante con le minacce degli elementi. Il suo sottofondo necessario è l’idea di una presunta condizione primordiale, di una comunione, di una fusione con l’elemento naturale da parte di popolazioni ‘primitive’ e ‘selvagge’, le quali sarebbero immerse in questo rapporto ancora idilliaco e incontaminato. Di nessuna spiritualità capaci, solo di masse nomadi invasate dalla frenesia del viaggio.

Uomo: Sei forse eccessivamente dura. Non tentammo forse, con tutti i limiti, di tutelarti? E anche se orfani di qualsiasi divinità, spogliandoti di elementi non oggettivi, ti abbiamo recuperato o abbiamo tentato di farlo grazie alla nostra tecnologia. 

Natura: La stessa che vi ha fatto preferire al mondo vero, salvato solo in apparenza, un mondo falso e realmente dannoso. Sento ancora sulla mia pelle sfregiata i vostri cavi. Un mondo virtuale costruito al prezzo di una ingente distruzione. Miliardi di dati in marcia in una frazione di secondo. Sempre più. Intanto diminuivate l’impatto visibile. Città più pulite, mentre una singola sessione dei vostri videogiochi bruciava le mie carni già offese.

Uomo: Da qui forse cominciò la tua vendetta. Ma anche ora, Natura, sento che la nostra assenza ti ha reso più inquieta. Ricordo che secoli fa mi raccontarono che nelle praterie americane, teatro nei tempi antichi di terribili tempeste, queste erano diventate a poco a poco sempre meno tremende, a mano a mano che l’uomo procedeva nell’occupazione di quelle nuove terre; e così, se ciò fosse vero, bisognerebbe dedurre che la semplice presenza dell’uomo esercita un certo effetto calmante o mesmerizzante sulla tua turbolenza innata, e che uno dei risultati della sua assenza sia stato oggi quello di togliere un simile freno.

Natura: Sbagli e di molto nel ritenere l’uomo così importante. La terra è nel vostro cervello, e tu povero uomo, benché monarca, sei testimone del dramma dei tuoi dolori tremendi. Io vivo e regno eterna. Così tuo fratello, secoli or sono, dalle terre d’Islanda venne e rimase colpito da queste mie, identiche, parole: Immaginavi che il mondo fosse fatto per causa vostra? Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle azioni per dilettarvi o giovarvi. Sono insomma indifferente a che il vostro sforzo fosse di ferirmi o di tutelarmi. Dicevate di volermi salvare. Avreste salvato solo voi stessi, sulla Terra. Quale orgoglio. E che spudorati!

Uomo: Tentammo di convivere con te. Non riuscimmo neanche in questo. Sarò io a compiere l’estremo passo. La razza umana raggiungerà finalmente la nobiltà: la nobiltà dell’autoestinzione.

Natura: Se tu credi che valga qualcosa, procedi pure.

Uomo: Nemmeno questo avrà valore?

Natura: Osserva.

E tra gli alberi scorse le macchine, rimaste prive dell’uomo, intente a curare, innaffiare e potare, alcune splendide piante rimaste rigogliose. Macchine sole, in grado di comprendere solo quegli umili compiti. Ne vide di simili quell’ultimo uomo, Adam, in alcuni vecchi film d’animazione.

Uomo: Il tuo corso va avanti, senza di noi. Lo diceva Miyazaki.

Natura: Così pare. Non serve estinguersi. Stringiti piuttosto al tuo destino e alla tua vita. Ritrova i tuoi simili e osservate. Gli uomini sono immondizia.

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