La strategia della paura europea

Mario Draghi torna a dettare la linea in Europa, proponendo soluzioni per affrontare la crisi socioeconomica globale. Con un piano che punta su produttività, decarbonizzazione e sicurezza interna, l’ex governatore della BCE richiama l’Unione a un’azione decisa. Ma le sue proposte sollevano dubbi sulla loro sostenibilità e sull’effettiva capacità dell’UE di superare le sfide attuali senza compromettere il proprio futuro economico e sociale.

Aleksandar Vučić, il serbo

Leader nazionalista legato all’ultradestra serba, Vučić ha consolidato il suo potere e naviga tra il desiderio di avvicinarsi all’Unione Europea e la fedeltà alla Russia. Il rischio di un conflitto armato è mitigato da fattori economici, militari e politici, ma la retorica della sua imminenza continua ad alimentare l'instabilità, beneficiando e rafforzando le sue posizioni autoritarie.

Bisogna ricomporre il puzzle Balcanico

Le democrazie occidentali e il valore della libertà sono oggi al centro di una crisi profonda. La situazione in Bosnia-Erzegovina, nonostante gli Accordi di Dayton, continua a essere segnata da instabilità politica e nazionalismo etnico. A trent'anni dalla fine del conflitto, la fragilità della pace e l'importanza della libertà sollevano interrogativi cruciali sul futuro della regione e dei suoi principi democratici.

Quella tedesca è una democrazia di paglia

Ogni anno i contribuenti tedeschi, volenti o nolenti, finanziano con oltre dieci miliardi di euro una grassa e iniqua informazione pubblica, oltre a progetti iperprogressisti. Le strutture alla base della legittimazione dello status quo sono dure a morire, e non basterà un exploit dell'estrema destra a minarle.

Safari Sarajevo

I 1425 giorni dell’assedio di Sarajevo, avvenuto nel cuore degli anni Novanta, furono teatro non solamente di una guerra cruenta, scandita da odi etnici; in quei giorni, come denunciato dal documentario di Milan Zupanič, la barbarie trovò il suo punto culminante quando “turisti” occidentali diedero dimostrazione di quanto la morale umana possa, miserevolmente, regredire allo stadio animale.

Monadologia dell'Unione Europea

L'identità di una realtà politica spesso non è ciò che sta alla luce, ma quello che permane nel silenzio, ciò che si nasconde o che è nascosto. Per questo l'astensionismo delle recenti elezioni ha molto da mostrare sulla particolarità dell'Unione Europea e sul funzionamento della politica internazionale in Occidente. Con uno sguardo a Leibniz.

Gli alberi muoiono in piedi

La storia di Alexandros Panagulis, detto Alekos, è una lezione di democrazia e cittadinanza attiva per tutti. Un monito granitico per non dimenticarci mai che a volte morire è una maniera per vivere e che esistono uomini capaci di essere politici anche e soprattutto in tempo di conflitto.

Centodieci anni dalla Grande Guerra

Era il 28 luglio 1914 quando l'Austria-Ungheria dichiarava guerra alla Serbia dando il via alla Grande Guerra. Oggi il mondo si presenta radicalmente diverso nelle relazioni internazionali rispetto ad allora, malgrado la guerra sull’Europa orientale e la controguerriglia israeliana verso i procuratori iraniani abbiano portato alla ribalta il dibattito bellico. Tuttavia, nonostante ciò, similmente magmatico si presenta il mondo negli spiriti e nelle volontà di molti popoli e governi.

La peggior era di governo dal dopoguerra

L'insediamento di Keir Starmer a Downing Street è stato il "Portillo moment" che tutti si aspettavano. I tories chiudono una stagione di fallimenti e ora sono chiamati a scegliere la loro nuova guida: al momento papabili sono Kemi Badenoch, James Cleverly e Tom Tugendhat. Dall'altra parte i ringalluzziti labours hanno visto con così largo anticipo il successo che hanno evitato di essere programmaticamente dettagliati durante la campagna elettorale. Ma ora è il momento di decidere, possibilmente evitando di proseguire quella che lo storico Sir Anthony Seldon ha indicato essere il punto più basso (cominciato nel 2010) della leadership anglosassone dal 1945 ad oggi.

Considerazioni sparse sulla République

Senza più ideali "da universalizzare", la teologia politica francese si ritrova sterile, mentre il suo Stato annaspa ricercando nuovi miti. Per uscire da questa spirale (che quantomeno certifica la presenza effettiva di uno Stato) l'unico modo sembra quello di ricercare un diverso criterio di amicizia-inimicizia internazionale, ma ciò non può essere fatto senza minare alla base ciò che resta della teologia politica francese, il mito stesso del laicismo repubblicano, e dunque della stessa statualità.

«Il Nuovo Fronte Popolare è un nido di vipere in cui tutti si odiano ma continuano ad accoppiarsi per mantenere il loro habitat». Michel Onfray e l'Apocalisse francese

«Macron è un narcisista, un bambino viziato intollerante a qualsiasi frustrazione, capace di distruggere il suo giocattolo, la Francia, senza alcun rimorso. Bardella? Sembra animato da un'intelligenza artificiale. Glucksmann? Il prototipo del radical chic che si sente più a suo agio a New York che non in Piccardia»

È tutta una questione di legge elettorale

Per la gioia di politologi e aspiranti tali, il voto parallelo nel Regno Unito e in Francia ha dimostrato la fondamentale importanza delle regole del gioco. Sta tutta qui la differenza fra stabilità e instabilità. Come Londra, anche Parigi si prepara ad ospitare un Primo Ministro di sinistra, tutto il contrario di quanto ci si aspettava fino a qualche giorno fa, quando Bardella già si sentiva a Hôtel Matignon, mentre adesso il nuovo inquilino andrà pescato fra i giovani rampanti del precario Nuovo Fronte Popolare.
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