Il dopo Raisi è un enigma

La misteriosa morte del Primo Ministro iraniano - Ebrahim Raisi - è ammantata d'incertezza. Già si spendono i nomi per il suo successore: Hassan Rouhani, Saeed Jalili, Ahmad Vahidi e Mohammad Bagher Ghalibaf. Ma più che il nome, è fondamentale capire come Teheran deciderà di sfruttare l'incidente per perseguire i propri interessi.

Iran: novanta secondi a mezzanotte

Pur ponendosi quale egemone regionale, l’Iran non può occultare discrasie e criticità interne che si riflettono su strategie di politica estera che sviano le attenzioni. La teocrazia, sostenuta da un potente apparato paramilitare, non cela i mai trascorsi aneliti imperiali.

Il piede cinese in Europa

Con un modus operandi che non può esserci del tutto nuovo, la Cina sta sempre più puntando sull'Italia per forgiare le nuove rotte geopolitiche dell'ordine mondiale che verrà. Marco Lupis in "Ombre cinesi sull'Italia" ricostruisce il lavoro economico, politico e d'intelligence portato avanti da Pechino negli ultimi anni a tal fine. Un'indagine quanto mai fondamentale per proteggersi prima che le maglie cinesi si facciano troppo serrate.

Le spalle coperte iraniane

Ripubblichiamo un contributo del 2021 uscito a margine della firma di un accordo di cooperazione fra Pechino e Teheran. Un momento cardine che ha visto la formazione di un'asse pronta a opporsi ai desideri egemonici di Israele e Stati Uniti. La libertà di risposta iraniana nasce anche e soprattutto dalla consapevolezza di avere le spalle coperte dai propri alleati cinesi e russi.

La Cina guglielmina

Negli ultimi tempi si è iniziato a parlare dell’inizio di una seconda Guerra Fredda. Ma il periodo che stiamo vivendo ricorda ben altro. Siamo alla fine della seconda Belle Époque, dove un grande impero che domina la scena da decenni è visto in declino dai suoi rivali (e anche da parte dei suoi alleati) e dove una nuova potenza industriale si affaccia all’orizzonte, bramosa di rivalsa e di sovvertire l’ordine costituito.

Il costante ritorno del kemalismo pakistano

Il Pakistan torna a far parlare di sé: terra tormentata da vicissitudini profonde, non riesce a trovare una compiuta stabilità in grado di garantire una sia pur minima serenità ad una società giovane che aspira ad un maggior benessere. La politica è sotto tutela dell’Esercito, in un’ottica kemalista di preservazione dei fondamenti istitutivi dello Stato. Su tutto e tutti, veglia l’effigie di Mohammad Jinnah, primo e ultimo gigante politico del Paese.

Le grida armene non fanno rumore

Alcune guerre sono mute, di altre invece c'è una bulimia d'informazioni. È fondamentale che le coscienze europee non abbandonino l'Armenia. Gli Azeri hanno aspettato trent'anni di condizioni sociali, economiche e politiche adatte per riprendersi il Karabakh. Ora che la cuspide dei loro sogni è così vicina non aspetteranno molto per realizzare l'utopica unione dell'annessione del territorio armeno. Nel frattempo i nostri interessi energetici non devono impedirci di guardare alla situazione con lucidità.

La Cina nasce dalla canna del fucile

Se nella storia cinese ricorre sovente la paura del mondo esterno, lo stesso potrebbe dire quest'ultimo nei confronti della Cina. Ecco perché un compendio degli studi dell'ex ambasciatore d'Italia a Pechino, Alberto Bradanini, rappresenta un ottimo punto di partenza per capire da dove viene e dove andrà il Paese di Mao, Deng e Xi.

L’isola che non dovrebbe esserci

L'Armenia è una lingua di terra isolata dai suoi nemici e in costante lotta per giustificare la propria esistenza. Chiave di volta del Caucaso, fulcro disperato di un primordiale cristianesimo. Né Persiani, né turchi né tantomeno azeri o slavi. Un piccolo mondo pragmatico vissuto da un popolo pragmatico.

L'anarca e l'airone

“E voi come vivrete?”. Il viaggio dantesco immaginato da Hayao Miyazaki è consapevolezza della violenza e sua conseguente accettazione. Non si fugge dalla realtà, ma si impara a vivere senza rassegnarsi alle condizioni di partenza. Il tutto facendo attenzione a non perdere di vista il cielo, la meta ultima.

Il naufragio della diplomazia celeste

Fu nel periodo fra le due guerre mondiali che la Santa Sede fece gli sforzi più importanti per instaurare rapporti diplomatici con l'allora Repubblica Cinese. Pio XI, Pio XII e il Mons. Celso Costantini videro naufragare i loro piani, sommersi da crescenti tensioni asiatiche e da una rivoluzione che avrebbe sconvolto la Cina e il resto del continente.

Il Myanmar preoccupa molto la Cina

Lo scorso 9 novembre il presidente della giunta militare in Myanmar ha avvertito che il Paese rischia di disgregarsi se il governo non riuscirà a sedare le rivolte. Il vero ago della bilancia è Pechino, che potrebbe decidere d'intervenire militarmente per difendere i suoi interessi (e dunque i golpisti), ributtando oltreoceano qualsiasi lusinga americana sull'area.
Pagina 5 di 9