Gli Impossibili Adelphi

Editoria come setta esoterica? Macché! Un modo geniale per vendere libri. Ecco il catalogo dei libri Adelphi che non trovate più. Ristampateli, please!
Editoria come setta esoterica? Macché! Un modo geniale per vendere libri. Ecco il catalogo dei libri Adelphi che non trovate più. Ristampateli, please!

Era spumeggiante nei giochi di fumo. Iniziato alla gnosi, Roberto Calasso non era il maestro, ma il demone minore, l’arconte che faceva i conti – i maestri, si sa, non scrivono, e Calasso ha scritto, moltissimo, di tutto. Gli piaceva, oltre che auto-pubblicarsi, glorificare i propri romanzi con le ‘quarte’ devote degli amici, ben installati nel catalogo della sua casa editrice: Pietro Citati (“Il libro di Calasso comincia con le origini, o le origini delle origini; e finisce, o finge di concludersi, con le Enneadi di Plotino e i Misteri di Eleusi, sebbene ogni pagina getti analogie verso tutti i tempi e tutte le direzioni, specie verso la cultura vedica”), Emmanuel Carrère (“È un viaggio scombussolante, vertiginoso, quale pochissimi altri libri possono offrire”: su L’ardore), Marc Fumaroli (“Il rosa Tiepolo getta sull’opera del pittore veneziano una luce fulminante”), Muriel Spark (“L’energia creativa di Roberto Calasso è inarrestabile”), Wendy Doniger (“Ka è il miglior libro sulla mitologia indiana che sia mai stato scritto”), Iosif Brodskij (“Le nozze di Cadmo e Armonia è un libro sull’etimologia e la morfologia dell’esistenza, perché questo è, essenzialmente, la mitologia…”), per dire.

Questo doveva dare, agli occhi del ‘pubblico’, l’idea che Adelphi fosse un cenacolo, una setta di ispirati, un covo di gnostici. In realtà, c’è differenza tra i misteri di Eleusi e l’happy hour nel locale più riservato di Milano, mentre c’è poca distanza tra Adelphi e Armani. Adelphi, cioè, ha avuto la forza di diventare una griffe: tutto ciò che passa per quei torchi, pregiudizialmente, è figo, vertiginoso, imperdonabile. Di moda. Il contenitore vampirizza il contenuto, il corpo ha ragione sul testo: l’opposto della gnosi. Adelphi pubblica Pistis Sophia e guadagna con Simenon; edita I Vangeli gnostici e stampa Ian Fleming; passa da Ma gcig a Giorgio Vallortigara, da Dürrenmatt a Michele Masneri, dacché ogni vita, ogni libro, ogni intenzione nasconde un pleroma. Il genio? Rendere l’esoterico alla portata del portafogli; dare l’idea che i segreti siano accessibili. Così non è, è ovvio; ma in un Paese di bassi istinti come l’Italia basta sventolare Le gesta del Buddha per credersi illuminati.

Di Adelphi, Calasso è stato il guru civico, il discendente, l’eminenza pubblica – l’insegnamento svelato. Con lui, imprenditore di talento (nel 2015 riacquista la maggior parte delle quote societarie da RCS, consapevole che gli altri ‘grandi’, per sopravvivere, debbono stampare libri gialli e manuali di cucina, mentre lui può puntare sull’esotico pop e su Georges Simenon) ed esoterista per gioco, per posa, gran costruttore di labirinti di specchi, di enciclopedie tridimensionali, non muore Adelphi, una certezza nel mercato editoriale nostro. Poco abile nel capire la letteratura italiana – scoprì Piero Meldini e Paolo Maurensig, è vero, ma la stoffa di Giuseppe Ferrandino e di Omar Di Monopoli, per dire, è ben altra: funziona, in Adelphi, la triangolazione pitagorica, la lingua estratta, priva di arterie, vitrea fino al soffocamento, all’aforisma, allo spasmo sfebbrato –, Calasso fu in sintonia con Max Stirner più che con Franz Kafka, con l’ego solare più che con le asperità della mistica.

Che una casa editrice si costruisca come tempio esoterico – gnostico, agnostico, leninista, maoista, taoista, cattolico – è ovvio: ogni libro porta ‘dall’altra parte’, ogni catalogo è, infine, un progetto politico, perfino teologico. Nel numero del giugno 1979 “ControInformazione” inserisce “Il ‘caso’ Adelphi” in uno speciale che analizza “Le avanguardie della dissoluzione”. Tra l’altro, si scrive:

“Sul piano culturale, analogo e decisamente più raffinato è l’enorme lavoro di altre articolazioni della controrivoluzione, ossia di case editrici tra le quali spicca per solidità e presenza la Adelphi, legata finanziariamente al capitale multinazionale FIAT. La produzione Adelphi è colta, la sua proposta avvincente, la sua penetrazione sottile. Sconcerta la sua capacità di recupero totale che spazia in autori eccellenti – per profondità letteraria e filosofica – al cui fascino si piegano devotamente i rivoluzionari stessi. Ma non sta qui il problema; non serve discutere sul piacere che dona la lettura di un’opera, o anche di tutto un autore, né è utile disquisire sulla sua meravigliosità. Se così è non è necessario mettere all’indice quell’autore, né sarà un esercizio opportuno e ‘sano’ avvertire il lettore (Marx amava Balzac, il “maggiore scrittore della reazione”). Nella catena di produzione dell’Adelphi il singolo autore e un anello, un particolare, un segmento. Quel che importa e individuare la linea filologica della politica editrice. E questa linea è informata allo scardinamento dei principi dell’eversione sociale, alla mortificazione della speranza rivoluzionaria collettiva, all’invalidamento della possibilità corale sovversiva. In alternativa si propone suicidio, morte, e atomizzazione dell’individuo in un quadro di scomposizione e di ricomposizione extrastorico che si nutre della cultura mitteleuropea, trae forza dai poteri magici dello sciamanesimo millenario, si misura sui parametri della dimensione fantastica. Da qui la riesumazione dei testi sacri orientali, del simbolismo esoterico, della ritualità iniziatica da affiancare e integrare con i vari Nietzsche ed Hermann Hesse…”.

L’articolo dice una cosa ovvia: un progetto editoriale non si valuta dai singoli libri, ma dalle collane, dal respiro bibliografico, dalla coerenza. La “linea filologica” – o meglio, la linea gotica del proprio carisma – si è polverizzata in miriadi di linee: chi la riconosce più, oggi? Il resto, è quel che si sa: ciò che si commercia non è eros né esoterico, è merce; e quando la merce ha successo la gnosi si colora di ideologia, poi di snobismo, poi di idiosincrasia rispetto a tutto il resto. Il labirinto, infine, implode in se stesso, in urlo, in morso. In verità – genio commerciale prima che astrale – si è azzeccato il nome, Adelphi, che richiama all’abracadabra sapienziale, e il logo, l’arcano pittogramma cinese; i libri sono confezionati in modo chiaro, bello, ipnotico.

Più che Calasso, fecero, nella composizione del pentagramma onirico, ‘Bobi’ Bazlen, Sergio Solmi – autore di uno dei più misteriosi libri Adelphi, Meditazioni sullo scorpione –, Giuseppe Pontiggia, Claudio Rugafiori (curatore, per Gallimard, dell’opera di René Daumal). Carlo Frassinelli cedette, all’epoca, un mucchio di libri; Luciano Foà – figlio di Augusto, fondatore dell’Agenzia Letteraria Internazionale – trovò soldi – quelli di Roberto Olivetti, tra l’altro, figlio di Adriano – e idee. Come si sa, Adelphi nasce all’ombra di un progetto straordinario (rifiutato da Einaudi): l’edizione dell’opera omnia di Nietzsche a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Colli, che per Paolo Boringhieri, nel 1958, aveva inventato l’“Enciclopedia di autori classici”, straordinaria collana di libri ‘per tutti’ che mesceva Hölderlin a Machiavelli, Voltaire a Stendhal, Platone a Khayyam, Paracelso, Dostoevskij, Freud, Abhinavagupta ed Ermete Trismegisto, senza particolare distinzione di genere, portò con sé l’idea di libri importanti, sapienziali, sottratti dalle faine accademiche. Insomma: si trattava di rendere pop il nascosto, di vendere ombre, di dare uno sguardo nell’alambicco alchemico. Chi ha orecchie per capire, capisca. Così si fa un’impresa editoriale; editoria sapienziale è altra cosa (la fa, in Francia, ad esempio, Les Belles Lettres).

Quanto al resto, Manlio Sgalambro pubblicava con Adelphi e scriveva canzoni per Franco Battiato; anche Fleur Jaeggy, a proposito di cenacolo, moglie di Roberto Calasso, pubblicava per Adelphi e scriveva canzoni per Franco Battiato – con lo pseudonimo di Carlotta Wieck.

Tutti hanno i propri libri ‘sacri’ griffati Adelphi, soffitta delle meraviglie; non tutti – a dispetto di ciò che dicono – sono ancora in catalogo. Questa è una lista – per altro, parziale – dei libri introvabili Adelphi, “temporaneamente non disponibili” (alcuni esistono in formato ebook, antiadelphiano). Scommettiamo sull’avverbio: si prega di ristamparli al più presto.  

*Lev Šestov, Sulla bilancia di Giobbe

*Czeslaw Milosz, La terra di Ulro

*Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione

*Eduard von Keyserling, Principesse

*Elias Canetti, La provincia dell’uomo

*T.E. Lawrence, Lo stampo

*Elias Canetti, La coscienza delle parole

*James Stephens, I semidei

*Sholem Aleyhem, Cantico dei Cantici. Un amore di gioventù in quattro parti

*Colette, Julie de Carneilhan

*Sergio Quinzio, La fede sepolta

*Sergio Quinzio, La croce e il nulla

*Jeremias Gotthelf, Kurt di Koppigen

*Djuna Barnes, Fumo

*Muriel Spark, Memento mori

*Kenko, Momenti d’ozio

*Leo Lipski, Piotrus

*Klaus Wagenbach, Franz Kafka. Immagini della sua vita

*Franco Donatoni, Questo

*Jurgis Baltrušaitis, Aberrazioni

*Mario Praz, La casa della vita

*Paul Valéry, Quaderni (volumi: III, IV, V)

*Manlio Sgalambro, Dell’indifferenza in materia di società

*Thomas Bernhard, Autobiografia

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