Dio è un Bibliotecario

Casualità, incertezza, anarchia, mescolanza: le regole auree per mettere in ordine la vostra biblioteca. (L’importante è non leggere né prestare i propri libri)
Casualità, incertezza, anarchia, mescolanza: le regole auree per mettere in ordine la vostra biblioteca. (L’importante è non leggere né prestare i propri libri)

Come mantenete la vostra biblioteca? Ordinata per autore, editore, altezza o magari colore? Oppure forse lasciate i libri progressivamente accumularsi in casa in un disordine creativo? Di piatto, in doppia fila, in alte pile traballanti che dal pavimento anelano, come stalagmiti cartacee, verso l’alto? Se appartenete a questa seconda categoria, la guida ideale è il nuovo libro di Massimo Gatta, bibliofilo e bibliotecario, universitario e fra i massimi studiosi di editoria novecentesca, che ha da poco pubblicato il volume “L’insolenza e l’audacia. Sul disordine dei nostri libri” (Graphe edizioni, 2021). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore, anticipiamo la prefazione di Luigi Mascheroni.

***

Pretendere di ordinare la propria libreria, sempre che il numero di volumi sia superiore a una quota minimamente significativa – diciamo diecimila libri, sotto è inutile parlarne, meglio dedicarsi alla filatelia, che si risparmia anche spazio – è come ambire a disciplinare la vita: regolare l’alimentazione, ridurre i vizi, ridimensionare le spese, selezionare le amicizie, gerarchizzare gli impegni, usare meglio il tempo libero, ripulire garage e cantina… cose così. Si può tentare per un mese, uno o due scaffali, massimo un anno, una parete, toh. Poi, inevitabilmente, ripiombiamo tutti nel caos. Ed è giusto così.

Se il Dio dei libri esiste – me lo immagino come il Bibliotecario dipinto dall’Arcimboldo, un grande volume in folio al posto di spalla e braccio, segnalibri come dita, il volto composto da piccoli libretti, un dorso per naso, due plaquette per labbra e folte pagine bianche aperte per capigliatura – pretenderebbe dai suoi adepti furore, passione e Babilonia. Che raramente coincidono con ordine, disciplina e compostezza. Possedere migliaia di libri non è una virtù, ma – prima ancora che la distruzione di un patrimonio, e a volte anche di un matrimonio – un irresistibile peccato. La parte più bella del Paradiso dei bibliofili, non a caso, è L’Enfer.

Quando si vive con e per i libri, il disordine è compiutezza. Il caos è ordine puro. Il sovraccarico leggerezza. E il migliore criterio per mettere ordine fra i libri è non avere alcun criterio. Anzi: la cosa migliore in assoluto, da un certo punto di vista, sarebbe non avere nemmeno i libri, così si elimina il problema prima ancora di affrontarlo.  Sarebbe bello soltanto sognarli…

Classificazione Dewey, metodo del seminario tedesco, per aree del Pensiero, Bibliotheksgestalt hegeliana, esprit de système, catalogazioni per assonanza… Ognuno è libero di scegliere il sistema che preferisce per ordinare la propria biblioteca. Ma la scelta migliore è proprio la libertà assoluta. Casualità, incertezza, anarchia, mescolanza: una infinita Babele, citando Jorge Luis Borges.

Del resto, ciò che chiamiamo disordine è soltanto un ordine più complesso – chiarissimo nella mente del soggetto disordinatore – che si manifesta secondo schemi non matematicamente prevedibili né logicamente programmabili. A suo modo, qualcosa di perfetto. La vita stessa, nelle sue tortuose stratificazioni, è la più possente delle confusioni. Se concediamo a noi stessi il disordine, perché non accettarlo per i nostri libri?

Che poi, non è neppure così necessario il puro disordine. Molto meglio quello falsamente casuale, l’effetto spettinato, lo scompiglio studiatissimo. Si chiama disarmonia prestabilita: la biblioteca irresistibile è una bottega di trouvailles di carta, il magazzino di un bouquiniste, il tavolo da lavoro di Giovanni Tesori, la casa-studio di Vanni Scheiwiller, la kasbah paesana di Casiraghy… Sembra disordine, invece è pura armonia.

Tenetevi voi le vostre librerie suddivise per aree culturali. Dividetele voi le letterature italiane, francesi, tedesche, ispano-americane… Separate voi i classici greci e latini dalla Poesia, la grafica dalla critica, dividete pure il Sapere in materie scolastiche (storia, filosofia, scienze, arte, teatro, cinema… che noia). Lasciamo a voi gli ordini alfabetici, per autori, cronologici, cromatici (quegli orribili scaffali Adelphi a colori pastello digradanti dal verde inglese all’avorio… quelle infilate di Blu Sellerio!, quelle file cadaveriche di Supercoralli Einaudi). Raggruppateli voi i libri secondo il formato o l’editore, che fa tanto rivista d’arredamento, o per aree semantiche, che fa molto professoressa democratica, o per altezza (!), che vi fa dei nani della sacra arte del disordine libresco.

Lasciatemi al mio perfetto disordine. Lasciatemi alternare – studiatamente – libri più alti a libri più bassi, file di taglio ad altre di piatto, lasciatemi accumulare i miei libri sui libri, accanto ai libri, sotto i libri, nietzschianamente Al di là dei libri e del bene e del male, Barion editore, 1924, copia ingiallita e un po’ macchiata… Lasciatemial mio unico metodo, che è non averne, procedendo assolutamente a caso, impilando i libri uno sull’altro, man mano che si acquistano (o si rubano, cosa che accade spesso),  accatastando per strati bibliogeologici, riempiendo vani, nicchie, interstizi e intercapedini – il bibliomane per natura soffre di horror vacui –  e affidandosi per la ricerca dei titoli unicamente alla memoria, dote della quale peraltro abbondiamo, a differenza della cultura. Sì: noi crediamo al disordine come la più alta forma di conoscenza alternativa.

Il vuoto in natura si riempie. Di volumi. E le biblioteche non si fanno, aumentano. I libri sono rampicanti cartacei a crescita veloce che aggrediscono muri, pareti, colonne, scale, corridoi… riempiono ogni stanza e anfratto disponibile… infestano ogni ambiente e germogliano per disordine spontaneo, infrangendo ogni confine geopolitico, ogni senso cromatico, ogni esigenza di formato, mischiandosi, confondendosi e – soprattutto – perdendosi. Essendo la libreria di casa un sistema a entropia massima, il minimo è non riuscire più a trovare un libro. Per quello ci sono le librerie dove ricomprarlo e le biblioteche pubbliche dove prenderlo in prestito. Ma non fa per noi.

Noi, semmai, abbiamo tre regole auree. Uno: mai prestare i libri. Due: mai leggerli (che si rovinano i dorsi e si sciupano le pagine). Tre: mai metterli in ordine! Del resto, le menti più creative hanno le librerie più disordinate. Che è un altro modo di dire che tenere in disordine una biblioteca è un’arte. Per la quale serve molto senso estetico, pochi principi etici e – ça va sans dire – parecchio spazio. Che poi, parlando di libri, è l’unica cosa che conta.

Luigi Mascheroni

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