Intervista

«La riforma non toglie indipendenza, ma la restituisce», Luca Palamara sulla separazione delle carriere

«Il sorteggio non è caos, ma la fine delle lottizzazioni; servono regole chiare per una giustizia più rapida e trasparente. Per battere davvero "il Sistema" bisogna rompere un meccanismo psicologico: la paura di esporsi contro di esso»
«La riforma non toglie indipendenza, ma la restituisce», Luca Palamara sulla separazione delle carriere
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“Il Sistema” è il libro nero della magistratura italiana: la confessione dell’esistenza di uno Stato nello Stato, di una cupola opaca e trasversale, di un meccanismo che orienta e sovrasta le vite dei cittadini agendo nell’ombra attraverso il dominio delle correnti. Dopo la fine dell’epoca della partitocrazia, questo potere parallelo ha progressivamente occupato uno spazio centrale nella vita del Paese, inaugurando una lo strapotere della “correntocrazia”. Un potere anarchico, pervasivo e invisibile, che ha saputo imporsi ben oltre i confini formali della giurisdizione, incidendo sugli equilibri politici, mediatici e istituzionali.

Di questo sistema Luca Palamara è stato per anni una figura chiave: magistrato, membro del Consiglio Superiore della Magistratura, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Ma è stato anche, e soprattutto, il testimone più lucido delle sue degenerazioni ben descritte nel 2020 con il suo libro “Il Sistema”, scritto con Alessandro Sallusti. A distanza di oltre 5 anni Palamara e Sallusti nel loro ultimo libro “Il sistema colpisce ancora”. Come salvare la magistratura italiana dal vizio delle correnti e dalle mani dei politici” (Rizzoli, 2026) tornano ad affrontarne i nodi, i meccanismi e le metodologie di uno strapotere correntizio nella sua fase più nervosa e combattiva.

-Perché “il Sistema colpisce ancora”? E come si può salvare la magistratura dalle mani delle correnti e dei politici?

Perché, nonostante i buoni propositi proclamati per segnare una discontinuità con le note vicende dell’Hotel champagne del 2019, la struttura di potere è rimasta identica: stessi protagonisti, stessi metodi, stesse logiche di scambio. I magistrati nominati attraverso quel meccanismo tanto criticato sono ancora oggi ai vertici degli uffici più importanti. Il Sistema colpisce ancora perché non è mai stato realmente smantellato: si sono cambiate le parole, non i comportamenti.

Per salvarla servono tre interventi strutturali: la separazione delle carriere, perché oggi PM e giudici appartengono di fatto allo stesso blocco di potere; un doppio CSM con sorteggio, unico strumento capace di spezzare l’oligopolio delle correnti; una Alta Corte disciplinare esterna e indipendente, che garantisca imparzialità reale sottraendo il disciplinare alle logiche interne del corpo giudiziario.

-Come è cambiato il rapporto magistratura-potere dalla pubblicazione de “Il Sistema” ad oggi?

Non è cambiato nulla nella sostanza: è cambiata solo la narrazione. Quando uscì Il Sistema, in molti provarono a ridurre tutto alla storia di una singola “mela marcia”. Oggi è chiaro che quel racconto era strutturale e riguardava l’intero meccanismo delle nomine e dei rapporti con la politica. L’unico vero mutamento è il nervosismo del Sistema, che oggi si sente osservato e dunque reagisce in modo più aggressivo. Ma la sua capacità di influenzare equilibri politici, mediatici e giudiziari resta intatta.

-E come funziona il “Sistema” e quali sono i suoi metodi?

Si regge su tre pilastri: nomine pilotate e perlopiù all’unanimità che però sono il frutto di accordi tra correnti; controllo delle carriere, che rende più deboli i magistrati non allineati; costruzione di narrazioni giudiziarie, usate per promuovere gli “amici” ed eliminare i “nemici”. Gli attacchi non arrivano quasi mai in modo frontale: si ricorre a fughe di notizie, campagne mediatiche, disciplinari mirati. È un meccanismo diffuso, senza un unico centro di comando, ma con molti snodi in grado di agire in modo coordinato.

Roma, Gennaio 2026. XXXI Martedì di Dissipatio

-Come valuta il referendum? E il fronte del No?

Il referendum rappresenta l’unico strumento attraverso cui si può realizzare una riforma costituzionale autentica, nel rispetto dell’articolo 138 della Costituzione. Il fronte del No ha difeso lo status quo, presentando qualsiasi cambiamento come un attacco all’indipendenza della magistratura. In realtà ha difeso il potere delle correnti.

C’è però un elemento significativo: nel 2022 quasi duemila magistrati votarono per il sorteggio. Una minoranza, sì, ma numericamente rilevante perché dimostra che dentro la magistratura esiste una parte che non si riconosce più nel correntismo. E questo, per il Sistema, è più pericoloso di qualsiasi referendum.

-Come giudica la posizione di Gratteri e quella di Travaglio sul tema del sorteggio?

Sono due vicende diverse. Travaglio, in passato, dava ampio spazio ai magistrati che sostenevano il sorteggio come strumento capace di interrompere il potere delle correnti. Oggi invece sostiene una lettura tutta politica: l’obiettivo è attaccare l’attuale maggioranza di governo di centrodestra che quella riforma intende attuare.

Per Gratteri il discorso è differente: oggi la magistratura associata ha bisogno della sua figura, mentre in passato le sue aspirazioni di carriera venivano puntualmente disattese. 

-Che cos’è la “regola del tre”?

È la pratica non scritta secondo cui, nella scelta di una nomina, si trovano gli accordi tra le correnti per accontentarle tutte: quella destra (magistratura indipendente), quella di centro (unicost), quella di sinistra (Area). Le nomine all’unanimità, come detto rientrano esattamente in questo schema. Così ci si spartisce procure, tribunali e posti strategici. Chi non accetta queste regole è destinato a soccombere.

– Che cosa ci dice il caso Garlasco sulla giustizia italiana?

Da qualunque angolo la si voglia osservare, tale vicenda in sé porta l’idea che le indagini possano costruire un colpevole anziché cercare la verità. Rivela una giustizia che fatica ad ammettere i propri errori, che difende la narrazione iniziale anche quando emergono elementi che la smentiscono. È un caso emblematico di come, una volta imboccata una strada, il sistema tenda a difenderla a tutti i costi. Ciò detto bisogna tuttavia dare atto all’attuale procuratore di Pavia dell’impegno finalizzato a scoprire il reale accadimento dei fatti. Il che significa che le critiche non possono e non devono mai riguardare indiscriminatamente la totalità dei magistrati. 

-Da dove nasce lo strapotere del Sistema?

Da tre fattori: l’assenza di controlli effettivi — poiché il CSM governa le carriere di coloro che votano per il CSM stesso; la delega totale della politica, che per anni ha accettato di subire il potere giudiziario per convenienza o paura; il peso mediatico delle inchieste, capaci di creare eroi e colpevoli a comando. Da Presidente dell’ANM posso dire che la riforma più temuta era proprio il sorteggio, perché avrebbe demolito lo strapotere delle correnti.

-Quanto certi casi sensazionali diventano strumenti di lotta politica?

Molto più di quanto si voglia ammettere. In Lobby e Logge ho descritto il metodo: mitologie create ad hoc, testimonianze ambigue, faccendieri, porzioni di sottobosco istituzionale che si attivano per colpire un bersaglio politico, economico o personale. Le grandi inchieste non nascono sempre per cercare la verità, ma spesso per spostare equilibri, bloccare nomine, indebolire governi o costruire leadership.

-Cosa sta sbagliando oggi il fronte del Sì?

Non spetta a me ergermi a censore e giudicare le linee strategiche del fronte del Sì. E francamente non mi sembra ci siano errori. Ognuno gioca la sua partita. Penso in ogni caso che sia fondamentale parlare ai cittadini, alle nuove generazioni ed in generale a tutti coloro i quali si vogliono battere per una giustizia più giusta e per dare al Paese una magistratura realmente autonoma e indipendente.

La riforma non toglie indipendenza, ma la restituisce; il sorteggio non è caos, ma la fine delle lottizzazioni; servono regole chiare per una giustizia più rapida e trasparente.

Per battere davvero il Sistema bisogna rompere un meccanismo psicologico: la paura di esporsi contro di esso.

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