OGGETTO: L'inconscio di vetro
DATA: 19 Novembre 2025
SEZIONE: Società
FORMATO: Analisi
In un mondo che ha trasformato l’inconscio da abisso segreto a vetrina luminosa, esibiamo ciò che un tempo era nascosto senza davvero comprenderlo. Liberi dai tabù ma prigionieri dello spettacolo del sé, smarriamo la via della consapevolezza e alimentiamo nuove nevrosi: mostrate al pubblico, ma mai davvero curate.
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C’è stato un tempo in cui a dominare la mente umana era il segreto. Le componenti più innominabili e sconosciute della psiche erano anche le più vere, proprio perché nascoste. E se la verità si nasconde quasi sempre nei segreti, riportandoli in superficie, grazie al lavoro dell’analisi, allora era possibile guarire da sé stessi. Sigmund Freud concepiva la guarigione dalle nevrosi come l’emersione dalle regioni inconsce di alcuni segreti inaccettabili, per questo rimossi ma non eliminati, che giacendo nelle profondità della mente irradiavano il loro potere sull’individuo manifestandosi a livello psico-corporeo attraverso dei sintomi. In genere, nell’opinione di Freud, si trattava di energia pulsionale libidica male indirizzata e che quindi doveva trovare altre vie di sfogo; da qui la sintomatologia nevrotica. Egli era convinto che riportando alla luce alcuni meccanismi inconsci attraverso un lungo e complesso lavoro analitico, e dunque facendoli divenire “consci”, ossia trasportandoli dalle bassezze del mondo inconscio alla consapevolezza dell’Io, questi avrebbero perduto il loro potere e di conseguenza ogni nevrosi sarebbe scomparsa.

La consapevolezza è quindi una delle chiavi, secondo la dottrina psicanalitica freudiana, per curare il proprio stato nevrotico. Per l’uomo dell’età moderna, al tempo di Freud, riportare alla luce gli elementi più oscuri e dunque più veri della mente era un’operazione inaudita e profondamente avanguardistica, tale da ingenerare verso il suo ideatore un immenso biasimo durato per molti anni. La mente, così come i suoi più vividi prodotti, i sentimenti, erano confinate nel segreto. E questo proprio perché la vita interiore di ognuno, assumendo aspetti multiformi, doveva rimanere privata. Ciò generava profonde rimozioni o repressioni dei desideri a causa della morale assai costrittiva generata dalla civiltà cristiana europea, e da qui la nevrosi come pegno da pagare. L’autentico disagio della civiltà.

Per l’uomo contemporaneo, ossia noi, questo rapporto si è invece invertito. Non essendo più presente alcuna morale repressiva e vivendo anzi in un liberismo dell’etica e dei costumi che incoraggia in tutti i modi l’anarchia dei desideri, le persone non hanno oggi nulla da reprimere. La libido in particolare, tanto cara a Freud e causa nella sua dottrina di ogni sconvolgimento psichico, è talmente libera di sfogarsi da divenire in molti casi un vero e proprio elemento costitutivo dell’essere. Oggi sono i desideri sessuali a determinare l’identità di un individuo. Per cui, non dovendo più subire alcuna censura ed essendo praticamente scomparso il Super-Io collettivo un tempo incarnato dall’etica e dai valori della civiltà cristiana, dovremmo essere tutti liberi dalle nevrosi. Eppure così non è.

Le nevrosi consistono in una serie variegata di disturbi psichici in una condizione di relativa “sanità” fisica, ossia privi di disturbi organici connessi. Nel disturbo nevrotico il paziente soffre e sa di soffrire, a differenza della psicosi in cui l’alterazione delle funzioni cognitive è più profonda. Viviamo in una società in cui siamo sanissimi dal punto di vista fisico ma incredibilmente sofferenti nell’animo e nella mente. Al proliferare di una asfissiante propaganda sui benefici per il corpo dell’attività fisica non è seguita un altrettanto efficace opera di convincimento sulla necessità di riconoscere come esistente una condizione di profondo malessere. Basta guardarsi intorno. Chiunque abbia la sfortuna di dover salire su di un mezzo pubblico la mattina in una grande città può rendersi conto di come il disagio nevrotico negli individui sia talmente evidente da sembrare ormai endemico. Ma allora il dottor Freud non aveva capito niente? In realtà è proprio alla teoria freudiana che bisognerebbe tornare per capire l’origine di una simile condizione.

Come abbiamo detto la guarigione dal sintomo nevrotico avviene non appena le cause profonde del disagio vengono fatte affiorare dall’inconscio fino a trasportarle nella dimensione cosciente della mente. Si getta una luce su ciò che prima era occultato e generava squilibrio interiore, lo si interiorizza e con ciò è possibile guarire. Ma per ottenere un simile progresso occorre che l’inconscio mantenga la dimensione di segretezza che gli è propria, affinché il paziente possa compiere gli sforzi necessari ad immergersi fino alla base dell’iceberg sommerso (usando la metafora freudiana) e a risalire dal fondo oscuro del mare, portando con sé una nuova consapevolezza ed una effettiva conoscenza del proprio rimosso. Oggi l’inconscio ha perduto il suo mistero e da punta inabissata dell’iceberg è divenuto piuttosto un “cubo” di vetro specchiato, contenente al suo interno tutti gli elementi più profondi e segreti della mente, ma rendendoli ora visibili alla collettività tramite le sue mutevoli facce. Un vetro che, immancabilmente, distorce quanto viene visto da fuori. Nella società dello spettacolo tutto può essere spettacolarizzato e, soprattutto, consumato. Fino a poco tempo fa l’unica forma di capitale in mano alle classi sociali più deboli era il corpo; ancora oggi un numero incalcolabile di individui esibisce la propria fisicità in innumerevoli modi, sperando che essa porti loro fortuna. Il corpo è il principale oggetto di consumo e chi ne possiede uno “vendibile” può sperare di arricchirsi attraverso esso.

Ad integrare questo capitale reale si aggiunge oggi un altro capitale ancora più appetibile poiché non necessita di particolari regole estetiche come il corpo: il nostro inconscio. Sentimenti, sensazioni, pulsioni, desideri, paure, ansie, depressioni, sofferenze di vario tipo, innamoramenti, disamoramenti, odi, invidie, rabbia, frustrazione, voglie sessuali e tutto il campionario immaginabile degli elementi che un tempo esistevano solo nel segreto della mente. Tutto ciò diventa un oggetto di consumo molto desiderato e perciò viene esibito tramite le manifestazioni e i comportamenti più espliciti e de-psicologizzanti che si possano immaginare. L’interiorità si traspone in una dimensione di vetro affinché tutti possano osservarla. Il vetro distorce l’immagine riflessa che viene vista come in uno specchio (poiché ciò che di più profondo c’è nella mente rimane segreto in quanto sconosciuto anche all’individuo stesso) ma tanto basta. Così in un certo senso una parte del profondo riemerge dalle segrete della psiche, ma solo per essere mostrato, non per essere compreso.

L’irrisolto rimane all’interno della mente anche se viene esibito dietro il vetro. Non assurge alla dimensione conscia proprio perché non c’è un lavoro analitico a fronte. Esibiamo ma non capiamo fino in fondo cosa mostriamo. E per questo, la nevrosi non trova cura. Da qui il tormento inguaribile della società odierna. L’esibizione del lato-ombra è uno spettacolo irresistibile e come tale trova largo apprezzamento nel pubblico. L’ultimo capitale in mano agli esclusi, ai poveri, a coloro che non hanno altra scelta se non fare di loro stessi un oggetto di consumo. Ma anche un modo per l’individuo comune di farsi notare, di raccogliere un seguito interessato ai suoi problemi, sperando così di farsi notare o di ottenere un riscatto catartico attraverso la visibilità.  

Guardare tuttavia non vuol dire capire. L’emersione dei sentimenti profondi al fine di farne uno show non implica un loro trasferimento nella dimensione conscia, ottenibile solo rispettando il segreto e la verità in esso celato, e dunque parlare agli altri di sé stessi e del proprio vissuto in uno auto-spettacolo continuo non fa stare meglio. Nessuna guarigione può avvenire senza assumere consapevolezza circa i motivi profondi della nostra sofferenza, e viaggiare nel profondo non è cosa gradita all’individuo postmoderno. Nella sua nuova dimora di vetro l’inconscio diventa merce di scambio, bene di consumo. Ma il suo potere rimane invariato così come immutato, anzi accentuato, resta il dolore degli uomini, ormai a loro agio nel grande spettacolo nevrotico.

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