Tunisi e la fine della storia

La mitezza dei gelsomini tunisini non deve trarre in inganno: la rivoluzione rimane un fatto violento. Il bias cognitivo porta però in poco tempo ad una nuova dimensione, molto più rigida e complessa, dominata da un uomo enigmatico: Kaïs Saïed. Populismo e dogma si fondono in un crogiolo che, per le prossime elezioni, lascia poco spazio all’immaginazione. La prossimità con la Tunisia non è solo geografica, dimenticarlo sarebbe da incoscienti.

Tuareg vs Wagner

L’attacco del 26 luglio contro le truppe maliane e dell’Africa Corps nei pressi di Tinzaouatene ha segnato un’ulteriore escalation dell’instabilità in Mali. Questo episodio, insieme al crescente coinvolgimento dell’Ucraina nel supportare i ribelli e contrastare le forze russe, evidenzia l’intricata situazione geopolitica e le influenze internazionali che modellano il futuro del Sahel.

Un italiano a Damasco

La riapertura dell'Ambasciata italiana in Siria è passata in sordina, quasi ignorata, seppur d'importanza capitale. Roma riallaccia così i rapporti con Damasco nel tentativo di guidare la corsa al contenimento russo nell'area, nella speranza che gli alleati occidentali facciano lo stesso. Il lavoro da fare è tanto, ma Stefano Ravagnan - diplomatico di lungo corso - rappresenta una delle figure più meritevoli alle quali affidare la complessità di un compito simile.

La NATO è molto più di un'alleanza

La NATO nasce come comunità di valori sotto principio egemonico, sopravvivendo, per questo, alla fine del bipolarismo. Oggi, davanti alla Cina, diventa organizzazione economica a fini di indipendenza tecnologica e sviluppo.

Il cinquantunesimo Stato

L'Italia americana è una creatura di recente sviluppo. È solo negli ultimi anni, infatti, che è stato assorbito tutto ciò che arrivava da oltreoceano con una inconsapevolezza impensabile. È così che i fatti di casa loro sono diventati fatti di casa nostra. Ed è così che si saluta con gioia la cessione di propri comparti strategici, quale dovrebbe essere la Tim, per motivazioni puramente economiche e finanziarie, e non come tributo all’impero di cui gli italiani si sentono orgogliosamente parte.

La terroristizzazione della Palestina

La retorica che ha guidato le mosse israeliane degli ultimi anni è una e una sola: demonizzare il nemico confinante, partendo dalla sua classe dirigente. Un gioco pericoloso che si è rivoltato contro i propri ideatori. Così ora Tel Aviv è finita in un cul-de-sac strategico "troppo serio per essere lasciato ai politici".

Israele con le spalle al muro

L’attacco di Hamas è stato l’11 Settembre d’Israele poiché ha sancito la funesta cesura fra una percezione d'apparente invulnerabilità e la sua scomparsa. Ma rappresenta anche la fine di una convergenza parallela fra Tel Aviv e l'Occidente. Il vallo orientale fra il mondo dei buoni e quello dei cattivi ha perso ogni ragion d'essere, così come il credito politico su cui si fondava la Nazione, finito bruciato assieme a Gaza.

Teheran, appuntamento con la storia

Da quasi un ventennio il Presidente iraniano non veniva deciso al ballottaggio. A contendersi la carica ci saranno il riformista filo-occidentale Masoud Pezeshkian e l'ultraconservatore Saeed Jalili. Comunque vada Teheran si prepara a segnare un cambio di passo netto con l'era Raisi, mentre sullo sfondo rimane l'avvicinarsi della fine di Khamenei, con conseguenti congetture sull'ipotetico superamento della Repubblica Islamica.

Un nuovo tipo di terrorismo

L’ultimo attentato che ha sconvolto il Daghestan segna l’inizio di una nuova fase del terrorismo islamista in Russia. Nella fattispecie, rappresentanti dell'élite locale hanno ucciso un simbolo non solo dell’ortodossia, ma soprattutto del dialogo interreligioso. Inoltre, sono stati attaccati i rappresentanti delle forze dell’ordine, esclusivamente connazionali. A fare da sfondo l’assenza di rivendicazioni politico-territoriali.

Il ritorno alla normalità iraniana

Venerdì 28 giugno si terranno le elezioni che decreteranno il prossimo Presidente iraniano. Ebrahim Raisi, morto il 19 maggio, rispondeva perfettamente alle esigenze della leadership iraniana: era il punto di equilibrio fra le diverse anime del campo conservatore, oltre ad essere garanzia di stabilità. Stabilità quanto mai fondamentale in questo momento di turbolenze, in cui l’ultima guerra del Nagorno Karabakh e quella nella Striscia di Gaza hanno trasfigurato gli equilibri caucasico-mediorientali e i nodi formati dal 1979 iniziano a venire lentamente al pettine.

Non c'è spazio per l'Europa di Macron

Il numero uno dell’Eliseo torna con forza sul tema dell’autonomia strategica (e politica) europea dagli Stati Uniti. Ma il Vecchio Continente, stremato e diviso dalla guerra in Ucraina, non ne vuole sapere di seguirlo.

I dolori del gentil sultanato

L'Oman incarnato dalla figura del suo sovrano - il Sultano Haitham, succeduto a suo cugino Qaboos, scomparso nel 2020 - si ritrova ad affrontare profonde sfide geopolitiche. Non tanto (o non solo) per l'instabilità dell'area mediorientale, quanto per la necessità di mantenersi nel tradizionale ruolo di mediatore, in equilibrio fra Oriente e Occidente.
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