La policrisi di dicembre era in calendario

Le sessioni di approvazione del bilancio causano annualmente e prevedibilmente crisi politiche, vere o presunte. In questi giorni Francia, Corea del Sud e Russia ci raccontano la loro identità e il loro futuro tramite i loro dibattiti parlamentari, documenti finanziari e addirittura golpe. Alla policrisi del presente si affianca un'altra policrisi, quella delle molteplici crisi simili e indipendenti in luoghi diversi.

Un golpe in prima serata

Il tentato colpo di Stato del conservatore Yoon intrattiene giusto per un paio d'ore. Sullo sfondo però si staglia l’onnipresente imperativo della difesa nazionale dal regime del Nord. L’Ucraina diventa il campo (non) neutro in cui la sfida tra le Coree può salire di livello.

Il tempo della nemesi americana

Pechino, sospesa tra l’antica arte dell’equilibrismo e le ambizioni di un futuro da protagonista globale, si confronta con le sfide di un mondo sempre più polarizzato. Mentre le crisi internazionali scuotono vecchi assetti, essa cerca nel Medio Oriente una nuova frontiera strategica, che le permetta, giocoforza, di superare la sua "hedging strategy". Un percorso incerto, dove la linea sottile tra cooperazione e conflitto potrebbe riscrivere l’ordine globale.

Tutte le strade portano a Damasco

La Siria ritorna teatro di scontro tra potenze. Ma l'offensiva delle forze anti-Assad è solo la punta dell'iceberg. A Damasco si intrecciano, oggi più che in passato, gli interessi delle principali potenze regionali e globali. Un rimescolamento delle carte che rischia di far piombare la Siria nuovamente nel caos.

Un regalo di Natale anticipato

Dopo l’elezione del futuro Presidente degli Stati Uniti d’America molte cose per l’Ucraina e Zelensky stanno cambiando e i negoziati si fanno sempre più vicini. Ma Biden lascia al futuro inquilino della Casa Bianca l’autorizzazione all’utilizzo di missili a lungo raggio in territorio nemico. Un lascito che potrebbe complicare la strada verso il tavolo delle trattative.

Una via di fuga dalla crisi tedesca

L’articolato sistema UE potrebbe produrre una politica estera coerente. Gli mancano però delle caratteristiche fondamentali. Una di queste è la piena salute dei componenti fondamentali del sistema – ed il più importante di questi è la Repubblica Federale di Germania. Politicamente, economicamente, spiritualmente la Germania non sta bene e trascina in fondo tutti noi. Le elezioni chiamate per il 23 febbraio rappresentano forse una speranza?

Elon Musk è la chiave

Donald Trump ha vinto le elezioni e la Casa Bianca si prepara ad un ritorno al futuro su posizioni più conservatrici. Tuttavia, per Giorgia Meloni, è ancora presto per festeggiare. Protezionismo ed una politica estera più assertiva potrebbero rendere i rapporti con gli Stati Uniti meno facili del previsto. Così il ruolo di Elon Musk, con cui la nostra Premier condivide una "special relationship", potrebbe risultare fondamentale.

Il secolo di Fethullah Gülen

La morte dell'altra anima turca è la morte di un'idea di Islam culturale storicamente opposta a quella dell'Islam politico propugnata da Erdogan. Ripercorriamo la storia di Gülen, che poi è la storia di una lotta di potere da cui è uscito sconfitto, mentre emergeva un ordine interno basato sul costante stato d'emergenza schmittiano.

Pyongyang e l'amico ritrovato

La Duma russa ha ratificato all’unanimità il Trattato militare ed economico con la Corea del Nord. Non era scontato che ciò accadesse: gli accordi internazionali hanno bisogno di tempo per concretizzarsi, e la ratifica testimonia la natura perdurante degli interessi comuni alle parti. Il Trattato è un manifesto che spiega cosa sia e cosa sarà la Corea del Nord nel prossimo futuro, ovvero una fortezza dedita a rifornire il mondo di caos.

La fragilità dei Paesi sicuri

L'accordo per il trasferimento dei richiedenti asilo dall'Italia all'Albania riapre un acceso dibattito sulla definizione di "Paese Sicuro", evidenziando le sfide legali e le divergenze tra la normativa nazionale e gli orientamenti dell'Unione Europea riguardanti la protezione internazionale e i diritti dei migranti.

La tattica del cane pazzo non pagherà

Tra il fumo dei carri armati e l’eco di antichi rancori, si muovono le pedine di un conflitto senza fine. Il potere si frantuma, la legittimità sfuma; la violenza, ora regolata ora disordinata, disegna confini sfocati. Nelle stanze del potere israeliane, si calcolano mosse e si ignorano cause, mentre il tempo stesso sembra ripiegarsi su guerre già viste, risoluzioni mai arrivate.

Erdoğan nell'occhio del ciclone mediorientale

Il conflitto tra Israele e Hamas ha trascinato l’intera regione in una spirale di caos e instabilità, ridefinendo alleanze e logiche di potere. Mentre Israele tenta di spezzare la rete di influenze iraniane, Teheran risponde con colpi mirati, sfidando l’inviolabilità dello Stato ebraico. In questo contesto, la Turchia di Erdoğan rafforza il sostegno pubblico a Gaza, usando la questione palestinese per consolidare il proprio peso politico e ricalibrare le relazioni internazionali.
Pagina 14 di 37