La pace chimerica

Il neo-approvato pacchetto di aiuti non chiude il gap strutturale delle forze armate ucraine, e il bilancio militare rimane critico. Putin sogna legittimamente di sfondare e portare a casa l’intera posta. Sulla stanchezza dell’Occidente, “gli altri”, con Ankara e Pechino in prima fila, provano a mettere il loro peso sul piatto per una pace equilibrata, ma non possono molto contro i numeri sul terreno.

Iperluoghi #5

Vienna negli anni Sessanta è al confine della cortina di ferro e centro strategico per l'attività spionistica sovietica. Uno dei luoghi segreti, tutt'ora frequentato da personalità di primo piano, era - ed è - il Ristorante Pürstner di Riemergasse, a pochi passi dall'Ambasciata Russa e dalla Cattedrale di Santo Stefano.

Sulla polemica attorno a Ivan Il'in

La decisione d'intitolare la scuola di politologia dell'Università Statale di Mosca a Ivan Il'in, teorico del cosiddetto "fascismo russo", ha fatto insorgere gli studenti, che hanno sottoscritto in ventimila un appello per costringere il Ministero dell'Istruzione a ritrattare. Ma sarebbe un errore considerare la Russia un Paese intrinsecamente conservatore: la polemica nasce da un diverso approccio alla storia nazionale, pesantemente sotto attacco.

Le spalle coperte iraniane

Ripubblichiamo un contributo del 2021 uscito a margine della firma di un accordo di cooperazione fra Pechino e Teheran. Un momento cardine che ha visto la formazione di un'asse pronta a opporsi ai desideri egemonici di Israele e Stati Uniti. La libertà di risposta iraniana nasce anche e soprattutto dalla consapevolezza di avere le spalle coperte dai propri alleati cinesi e russi.

La guerra per finta di Macron

Dietrofront francese sulla guerra in Ucraina: dopo due anni di tira e molla, l’Eliseo starebbe valutando l’invio di truppe sul campo. Ma la vera battaglia Macron la prepara in Europa, per battere Le Pen alle consultazioni di giugno, restituire alla Marianna il prestigio perduto con le ultime débâcles africane, e avvantaggiarsi in vista della lotta per controllare la nuova UE.

Tutte le strade devono portare a Kiev

L’attentato alla Sala Concerti Crocus di venerdì scorso è quasi certamente opera del terrorismo islamico, ma Mosca non vuole escludere l’ipotesi di un coinvolgimento ucraino. Analogamente, è difficile immaginare che l’elicottero distrutto da un drone kamikaze in Transnistria domenica 17 sia stato “lanciato dall'Ucraina per causare panico durante le elezioni presidenziali russe” come sostiene invece Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo. Ma per il Cremlino tutto deve ricondurre a Kiev.

L'ora del raccoglimento

L'attentato alla Sala Concerti Crocus presenta a Putin l’occasione per demolire una volta per tutte il dissenso che serpeggia nel Paese in relazione al conflitto in Ucraina, per alimentare invece il senso di rivalsa, rinvigorito dalle fiamme che ancora divampano a Mosca. Immagini che risvegliano paure e ansie collettive, con l’Occidente che fiuta il pericolo di un cambio di passo repentino dello Zar.

Alle radici della russofobia

Lo scontro tra Occidente e Impero Russo nel XIX secolo è una narrazione fatta d'incomprensioni, ambizioni e fobia. Dallo zar Nicola I alla guerra anglo-russa corre un'intensa rivalità alimentata da pregiudizi e ambizioni egemoniche. Le tensioni tra le grandi potenze europee evidenziano una profonda discrepanza tra il liberalismo occidentale e l'autoritarismo russo, mentre l'aspirazione russa alla difesa dei propri interessi slavi e ortodossi si scontra con la percezione occidentale di una minaccia alla civiltà europea. Un confronto storico che ancora oggi trova echi nelle relazioni internazionali.

Il potere dopo Vladimir Putin

Dopo la fine del dominio dell’ideologia sovietica sono seguiti tantissimi esperimenti: televisivi, musicali, artistici, letterari. Il ritorno all'ordine dagli anni 2000 in poi ha coinciso con l'affacciarsi di una nuova generazione, traumatizzata dai decenni precedenti, chiusa nei confronti dell'Occidente, ma più aperta all'idea di una riscoperta del mondo attraverso il filtro della propria supposta grandezza nazionale. Saranno loro a prendere in mano il potere dopo la caduta di Vladimir Putin.

Che faremo?

Cent'anni fa moriva Vladimir Il'ič Ul'janov, lasciando un'entità statuale totalitaria in fieri e una classe dirigente pronta a prendere in mano gli esiti della Rivoluzione. Il saggio di Guido Carpi - Il Rivoluzionario assoluto (Carocci, 2023) - ne ricostruisce pensiero, lacune e limiti, lasciando per certi versi aperto il discorso sull'eredità politica che un personaggio di tal caratura ha proiettato sul nostro tempo. La sua attitudine nei confronti dell'ordine sociale ispira e continuerà a ispirare ancora a lungo.

In Russia febbraio è un mese di morte

Nello SHIZO in cui era recluso - una minuscola cella d'isolamento punitivo - Alexei Navalny è morto da martire, rovinando qualsiasi messaggio che Vladimir Putin voleva trasmettere nel corso delle due ore d'intervista con Tucker Carlson. È rimasta così solo la morte nelle "profondità dei minerali siberiani", prendendo a prestito le parole di Pushkin, e il mistero sulle circostanze ad essa legate.

La versione di Putin

Intervistato dal giornalista dissidente Tucker Carlson, Vladimir Putin ha condensato in poco più di due ore la retorica interna che ha caratterizzato gli ultimi due anni di guerra. Ma lo ha fatto apparendo a tratti stanco, stressato, quasi come se la sfida titanica di scontrarsi con l'élite par excellence del XXI secolo sia davvero troppo. La controversa operazione sponsorizzata dal neo-proprietario di X, Elon Musk, sembra però sia riuscita nella non facile impresa di presentare in un formato digeribile un buon sunto del Putin politico e ideologo.
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