L'Europa contro

I due leader politici più intrepidi del Continente - Macron e Borrell - provano a tracciare una linea strategica per il futuro dell’Europa. Ci riescono solo in parte, in un clima intellettuale occluso dalle paure e accecato nella lucidità storica dell’intraducibilità ideologica. In un clima strategico dove ogni decisione contingente peggiora il quadro a lungo termine, il Continente si muove felice e a piccoli passi verso la guerra totale.

Tutte le strade devono portare a Kiev

L’attentato alla Sala Concerti Crocus di venerdì scorso è quasi certamente opera del terrorismo islamico, ma Mosca non vuole escludere l’ipotesi di un coinvolgimento ucraino. Analogamente, è difficile immaginare che l’elicottero distrutto da un drone kamikaze in Transnistria domenica 17 sia stato “lanciato dall'Ucraina per causare panico durante le elezioni presidenziali russe” come sostiene invece Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo. Ma per il Cremlino tutto deve ricondurre a Kiev.

Le conseguenze della talassocrazia 

Naturale conseguenza dell’esercizio del potere in senso lato, la sua declinazione marittima pone in evidenza caratteristiche peculiari che risaltano in questi particolari momenti di crisi. Se il disegno strategico, laddove presente, tratteggia indicazioni politico-economiche, è l’esercizio del potere marittimo, declinato secondo paradigmi civili e militari, a battere il tempo degli avvenimenti.

Le grida armene non fanno rumore

Alcune guerre sono mute, di altre invece c'è una bulimia d'informazioni. È fondamentale che le coscienze europee non abbandonino l'Armenia. Gli Azeri hanno aspettato trent'anni di condizioni sociali, economiche e politiche adatte per riprendersi il Karabakh. Ora che la cuspide dei loro sogni è così vicina non aspetteranno molto per realizzare l'utopica unione dell'annessione del territorio armeno. Nel frattempo i nostri interessi energetici non devono impedirci di guardare alla situazione con lucidità.

Di Norvegia non si parla

Chi sottovaluta la Norvegia, non sottovaluta un piccolo Paese al nord del mondo, ma un ganglio vitale del nostro tempo. La naturalezza con cui i norvegesi arrivano a fare cose straordinarie senza rumore è qualcosa di misteriosamente affascinante. Il potere vero, quello silenzioso e strisciante, ha casa a Bergen.

La diplomazia di Sant'Egidio

Sempre più influente e capillarmente distribuita, la Comunità di Sant’egidio è ormai considerata il perno della diplomazia religiosa globale. E sotto il papato di Francesco il suo peso è aumentato considerevolmente. Alcuni dei suoi dirigenti sono ormai diventati maestri nel destreggiarsi nel mondo degli intrighi internazionali.

Il palco del dissenso strumentale

Il G7 è un organismo che polarizza gli animi pur essendo poco conosciuto. Tra miti, leggende, e esagerazioni appare utile comprendere la natura di quest’istituzione, spiegandone. Di fatto è uno strumento politico al servizio dei governi che lo animano, e soprattutto utile per gli Stati Uniti. Il dissenso che si vede ai vertici fa parte di un gioco che non può però prescindere da alcuni vincoli ben precisi.

La Cina nasce dalla canna del fucile

Se nella storia cinese ricorre sovente la paura del mondo esterno, lo stesso potrebbe dire quest'ultimo nei confronti della Cina. Ecco perché un compendio degli studi dell'ex ambasciatore d'Italia a Pechino, Alberto Bradanini, rappresenta un ottimo punto di partenza per capire da dove viene e dove andrà il Paese di Mao, Deng e Xi.

L’isola che non dovrebbe esserci

L'Armenia è una lingua di terra isolata dai suoi nemici e in costante lotta per giustificare la propria esistenza. Chiave di volta del Caucaso, fulcro disperato di un primordiale cristianesimo. Né Persiani, né turchi né tantomeno azeri o slavi. Un piccolo mondo pragmatico vissuto da un popolo pragmatico.

Sulla crisi della Pax Americana

Dall'Ucraina a Israele, dal Mar Rosso al Mar Cinese Meridionale, molti sono i rivali degli Stati Uniti che hanno deciso di sfidare l'ordine imposto. Nell'osservare questo fenomeno, ci sono due prospettive differenti, sia in termini temporali che di attori coinvolti. La prima si proietta verso il futuro prossimo, concentrandosi sugli attuali rivali. La seconda, invece, si focalizza sul futuro remoto, esplorando gli effetti a lungo termine di ciò che sta accadendo oggi. Le due prospettive si completano reciprocamente e, per questo motivo, un'analisi seria deve tener conto di entrambe.

Sull'(in)utilità delle Nazioni Unite

Nonostante il ricorso al diritto di veto abbia raggiunto un picco allarmante negli ultimi due anni, il ruolo dell’ONU non si esaurisce dinanzi alle contrapposizioni tra i “P5”, ma, al contrario, continua a giocare un ruolo fondamentale nella preservazione della sicurezza internazionale.

Il genocidio visto da Pretoria

Il Sudafrica porta Israele all'Aia su suggerimento degli alleati Russia e Cina e per rispettare gli ultimi desideri del padre della nazione, Nelson Mandela. Ma anche per saldare un conto in sospeso con gli storici nemici, risalente all'epoca dell'apartheid.
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