Il libro della vita

Saint-Exupéry non è soltanto “Il Piccolo Principe”. Riscopriamo “Cittadella”, capolavoro mistico, manuale radicale di un’esistenza intrisa di mistero
Saint-Exupéry non è soltanto “Il Piccolo Principe”. Riscopriamo “Cittadella”, capolavoro mistico, manuale radicale di un’esistenza intrisa di mistero

«In una imprecisata zona dell’Africa un Caid berbero ammaestra il giovane principe, suo figlio. Questi, dopo l’assassinio del padre, diventerà capo dell’impero e racconta la sua gioventù, trascorsa all’ombra del padre carismatico del quale intende continuare l’opera.  Il Gran Caid è colui che ha ricevuto dalla divinità il potere di creare. È in qualche modo l’incarnazione dell’uomo che non esiste se non dentro gli uomini; è il delegato di Dio, colui che affranca le coscienze sottomettendole all’ordinamento delle comunità che intende stabilire».

È il 1948 quando il Caid berbero di Saint Exupéry prende il posto di Zarathustra. Dalle torbide sabbie del deserto il capo dell’impero exuperiano raccoglie il testimone lasciato dal profeta nietzscheano, giunto dalle montagne alle dune passando per fiumi, mari e tempeste del XIX secolo, in un passaggio di consegne antichissimo nello scopo, perpetuare, ma inedito nella funzione, risvegliando.

Nel 1967 Emanuele Kanceff contava già poco meno di cento biografie sul mito del poeta-aviatore. Il mistero che circondava la sua morte prematura aveva dato vita ad un mito eloquente, risonante nelle decadi, giunto fino a noi grazie alla recente ristampa di AGA editrice, capace di alimentare valanghe di elogi e di detrattori. Di questa coltre di nebbia qui non troverete nulla; nulla che possa oscuraci il vero Saint-Exupéry. Nulla dell’artista, del filosofo, del poeta, dell’aviatore, dell’amante, del santo o del dio, perché l’essenziale per noi è il suo progetto esistenziale, l’uomo che egli ci ha lasciato: il Caid berbero.

Il poeta francese nasceva il 29 giugno 1900 quasi a serenare il filosofo tedesco che la sua opera sarebbe continuata al tramonto dei suoi giorni avvenuto il 25 agosto 1900. Perse il padre a 4 anni e ne visse 44, giusto per giungere alla scadenza del limite di età per il volo operativo stabilita dal regolamento. Scomparso in circostanze sconosciute, forse abbattuto, forse inabissatosi o semplicemente precipitato, la sua scomparsa lascia il dubbio sordo di un’uscita volontaria dai radar. Nel 1944, messo in riserva e annoiato nella sua camera d’albergo di Algeri passa il tempo tra la matematica e il manoscritto di Cittadella. L’opera incompiuta è un invito a mobilitarsi interiormente, a erigere significati. Come il poema di Nietzsche, Cittadella si incentra sulla figura di un maestro che con linguaggio poetico e parabolico, istruisce gli uomini indicando loro la via. Per converso invece, se il gran profeta afferma la morte di Dio, il gran Caid della Cittadella ne reclama il risveglio. Nelle sue circostanze quotidiane, per il Caid, che ha memoria tradizionale, è sempre centrale il pensiero che il presupposto della civiltà è Dio, o il nodo divino che lega tutte le cose. Saint Exupéry sublima Dio in una meditazione sulla vita configurata come etica eroica fondata sui significati e sul sentimento dell’onore, dell’amore e del rispetto che i significati abitati infondono nel cuore dell’uomo. “Il rispetto dell’uomo è anzitutto il rispetto della sua parte nobile”.

Come in Nietzsche, il divino è inteso come linea di forza, che lega gli uomini tra loro e questi al divino. Questo asse portante di tutta la narrazione polarizza attorno a sé, come in un’orbita, gli aspetti dell’esistenza tutta, dal sapore del dono, al valore della donna, dal significato del silenzio, al motivo della festa, e l’amicizia, la libertà, la felicità, la vocazione, fino al senso ultimo; tutto si sublima in un ordine armonico nella Cittadella del Caid difesa dai significati che si ergono come bastioni contro il deserto che avanza.

Perché una civiltà si fonda su quello che gli uomini devono dare, non su quello che viene loro concesso.

Dunque, si edifica un’architettura lungo tutto il romanzo: una cittadella fisica, ovvero politica, frutto della Cittadella interiore, creazione della cerimonia dei contrasti di chi non può pensare di essere senza aver smesso di divenire, coniugata con una forte spiritualità. Ma quali bastioni si ergono nel corso di questa opera?

Ho imparato qualcosa di essenziale: prima si deve costruire la nave, equipaggiare la carovana ed erigere il tempio che duri più dell’uomo. Solo allora gli uomini offriranno con gioia la loro vita in cambio di un bene più prezioso. E nasceranno i pittori, gli scultori, gli incisori e i cesellatori. Ma non sperare nulla dall’uomo se lavora per la propria vita e non per l’eternità.

Sono il fervore del silenzio e l’istinto alla permanenza. La potenza del linguaggio quale creazione di significati e architettura del sogno, luogo dell’essere per qualcuno, qui vera e propria azione. Sono il tempio eretto con le pietre e la costrizione che fonda la libertà; il valore del dono, l’amore che non conosce possesso, la vita che fonda l’ordine, il tesoro della conquista che è lo sforzo di ottenere e la giustizia che non è né compensazione né uguaglianza. Tutti significati, tutti legati dal nodo divino che li anima, che il Caid fonda, mantiene e difende, e che fondano, mantengono e difendono l’uomo dalla dissoluzione.

Si muore per salvare il nodo invisibile che li unisce […]. Ma essi come avrebbero potuto barattare la loro vita con volgari interessi? L’interesse innanzi tutto ordina di vivere.

Un senso di trascendenza anima ogni parola e ammonisce dal rifiuto del divino perché ovunque si rinnega Dio, si rinnega la persona e la sua libertà. E così si svela la cifra di Cittadella: essere oltre la codificazione di questa o quella religione. Dopo aver probabilmente sperimentato da cattolico l’essenza divina dell’Islam in Nord Africa, nonché la religiosità cristiana sudamericana, impastata di antichi e particolari retaggi che la differenziano da quella cattolica europea, Saint-Exupéry si oppone alla de-divinizzazione dell’Impero, creazione del cuore, dei legami e dei nodi che reggono il tessuto umano. Oltre alla religione, che assume qui sembianze di costruzione intellettualistica, sorge una visione del mondo basata su una forma interiore di sensibilità innata, una disposizione, un atteggiamento che il Caid trasmette al principe e il principe a noi. Un atteggiamento che non concerne solo la forma mentis ma investe anche il dominio del sentire e del valore, informa il carattere, si manifesta in reazioni dalla sicurezza dell’istinto, dando evidenza ad un dato significativo dell’esistenza. Una sensibilità che trasforma il seme, poi stelo, poi tronco e infine legno secco in una sintesi essenziale: “L’albero è quel potere che lentamente sposa il cielo”.

Oltre la cortina del poeta fanciullo del Piccolo Principe, Saint-Exupéry cela una visione profonda dell’animo umano, solo preconizzata nel racconto di fama mondiale, maturata nell’arco di un percorso umano fuori dal comune, tra perigli e insaziabili appetiti di vita, che non è concesso lasciar obliare per chi cerchi ancora una strada in questi tempi, proprio perché “I tempi crudeli risvegliano l’arcangelo addormentato”.

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