Il Regnante e l'Emerito

L’esilio terrestre non è un pranzo di gala.

Troppi accadimenti, tutti insieme, uno dopo l’altro. La morte del Papa Emerito Benedetto XVI, il suo funerale in Piazza San Pietro, e poi l’imminente pubblicazione del libro edito da Piemme di Padre Georg Ganswein dal titolo Nient’altro che la verità, la sua audizione privata con Papa Francesco, la riapertura del caso Emanuela Orlandi, infine la morte del cardinale australiano Sua Eminenza George Pell. L’esilio terrestre non è un pranzo di gala ma un gioco in cui lo Spirito Santo discende sugli uomini e li guida attraverso il tempo e lo spazio. Nulla, dentro le mura vaticane, è lasciato al caso, tutto nel cuore di chi crede, fa parte di un disegno più grande, ma ogni disegno porta con sé una visione del mondo. La dialettica, diversa dal pluralismo, è un privilegio raro. 

“Chi sei tu Lenny?” chiedono a Jude Law appena diventato Papa Pio XIII nella serie televisiva The Young Pope di Paolo Sorrentino: “Io sono una contraddizione, come Dio uno e trino, trino e uno, come la Madonna vergine e madre, come l’uomo buono e cattivo”.

Ma la contraddizione, non è sempre sinonimo di conflitto bensì può diventare segnale alchemico, cioè l’anticamera della sintesi, in questo caso della Salvezza. In Vaticano infatti siamo tutt’altro che alla resa dei conti – come scrivono i giornali – tra le due fazioni, quella del defunto Papa Benedetto XVI e quella di Papa Francesco, bensì siamo al confronto (e non allo scontro) finale tra due pontificati. L’alba di un nuovo Pontificato che dovrà unire l’eleganza “nell’essere fuori dal mondo” di Joseph Ratzinger con la capacità di “saper stare al mondo” di Jorge Mario Bergoglio. L’emerito amava profondamente gli esseri umani, e pregava per l’umanità; il Regnante invece prega per gli essere umani e ama profondamente l’umanità. 

Joseph Ratzinger rappresenta l’incarnazione dell’uomo di Chiesa senza uno spiccato interesse per le questioni di governo e allo stesso tempo – come ha scritto il suo più autorevole biografo, Peter Seewald – “con un forte senso di lealtà, che gli impediva di reagire a tono ai comportamenti inadeguati”. Da qui fa del suo Pontificato un “Pontificato Cristocentrico” per mezzo della scrittura e di quella trilogia su Gesù Cristo che rimarrà il grande testamento insieme a quello più sobrio, spirituale, scritto in madrelingua tedesca e firmato il 29 agosto 2006 nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. A questo proposito Padre Georg, suo segretario personale, scrive in Nient’altro che la verità: “la sua conclusione era che occorreva rispondere alla manifesta crisi di fede ponendo nuovamente la questione di Dio al centro della vita ecclesiale e dell’annuncio, piuttosto che provando a mettere in campo riforme delle strutture organizzative che comunque restano freddi organismi, sempre a rischio di conformarsi al mainstream del mondo e del tempo. Questo “distacco dal mondo”, però, non significa un “ritiro dal mondo”: al contrario, è la prerogativa affinché la testimonianza missionaria della Chiesa è […] risulti più credibile”.

Papa Francesco a differenza del suo predecessore è un leader carismatico, a tratti anche “feroce”, nella gestione del potere. Non a caso se in passato – dalla Seconda guerra mondiale e ancor più durante la Guerra Fredda – il Vaticano è stato un bersaglio costante delle operazioni di spionaggio di tutto il mondo, oggi i servizi segreti stranieri riscontrano enormi difficoltà a entrare nei corridoi della Curia romana e nei vicoli Oltretevere. Questa chiusura fa da contraltare (ed è perfettamente funzionale) all’auto-rappresentazione di sé del “Papa periferico”, scelto “quasi alla fine del mondo”, con l’idea esistenziale della Chiesa che deve “uscire da se stessa” e “andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali”. Da qui la profonda avversione da parte degli Stati Uniti – in realtà già dai tempi di Benedetto XVI, non a caso il presidente Joe Biden, di fede cattolica, non è stato invitato ai funerali –  nei confronti di un Pontificato che “entra nelle linee nemiche” (in particolare Cina, Russia e mondo sciita) con linguaggio caritatevole e di fratellanza, distaccandosi da una visione che mette l’Occidente al centro del mappamondo. 

La forza del Vaticano, oltre alla sua capacità di rigenerarsi, è proprio quella di saper costruire una sintesi fuori dal tempo ma coi piedi ben saldi sulla terra. Non sappiamo cosa abbia detto in via confidenziale il Papa Emerito Benedetto XVI a Padre Georg in questi nove anni di silenzio, se effettivamente la pubblicazione di questo libro – nemmeno così eclatante per chi ha avuto modo leggerlo in anteprima come il sottoscritto –  fa parte di un disegno sovversivo post-mortem, di sicuro però i tempi sono ben più errati dei modi. Non si è aperta, né c’è all’orizzonte nel breve periodo, nessuna finestra temporale o congettura internazionale, che possa condurre a una rivoluzione dentro la Chiesa. Diceva ancora Lenny, in arte Pio XIII: “Questo è il loro immenso peccato, hanno scelto un Papa che presumevano di conoscere”. Il teorema pietrino vuole che sarà lo stesso Francesco a condurre la rivoluzione con le armi della fede e della dottrina di Benedetto XVI, perché mentre le chiese si svuotano, i seminari si riempiono di “ratzingeriani”. Nelle mura pietrine, scrivevamo, non esiste il caso ma solo un disegno. Non è un caso che già nelle ultime settimane il discorso del Pontefice argentino è sempre più “cristocentrico”, e col passare del tempo, lo sarà sempre di più, nel solco del suo predecessore tedesco.

Scrive, Padre Georg in Nient’altro che la verità, che secondo la visione di Ratzinger: “uscirà, da una Chiesa interiorizzata e semplificata, una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi sperimenteranno, quando Dio sarà per loro interamente sparito, la loro totale e paurosa povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo”. È esattamente ciò che crede il Papa immaginato da Paolo Sorrentino nella sua serie televisiva, con la specificità di essere giovane, bello, invisibile ai fedeli, e  poco a poco sempre più sorprendentemente reazionario. E come Papa Francesco è una sorta di Principe machiavellico insediatosi in Vaticano che si fida solo del suo consigliere, il Cardinale Voiello interpretato da Silvio Orlando. Anziché riportare la Chiesa al centro del villaggio, riporta il mistero al centro della Chiesa. “L’assenza è presenza” dice Lenny; “il chiacchiericcio è un’arma letale che uccide la società” ha detto all’Angelus il Regnante; “non è di una chiesa umana che abbiamo bisogno ma una di una chiesa divina, solo allora sarà veramente umana”, disse l’Emerito. Dalle periferie del mondo, arriverà un nuovo esteta dell’oscurità che reggerà il suo Pontificato sulla forza del silenzio. Ecco solo allora i cattolici inizieranno a contarsi.

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