Astensione e bipolarismo

Come se ce ne fosse bisogno, le elezioni regionali in Basilicata hanno confermato il trend: l'astensione rimane il primo partito prendendosi la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Un dato che fa riflettere, specie in vista delle prossime elezioni europee, sulla lenta ma costante erosione del nostro processo democratico, e su come ciò avvantaggi l'emergere di una rappresentanza politica bidimensionale, bipolare e omologata nel suo essere populista.

Gli Stati disuniti d'Europa

Alla vigilia delle elezioni europee, emerge chiaramente che l'Unione rimane una realtà complessa, sospesa tra il sogno di unità e le persistenti divisioni nazionali. Mentre gli sforzi per un'integrazione pacifica continuano, con iniziative educative e politiche comuni, la mancanza di un esercito unificato e una visione geopolitica condivisa evidenziano i limiti di questo progetto. La storia del continente unito, ancora influenzata dall'ombrello americano, riflette le difficoltà nel realizzare appieno il suo stesso progetto.

Robert Fico sta meglio, ma la Slovacchia no

Il premier slovacco Robert Fico, ferito gravemente in un attentato il 15 maggio, sta migliorando ma rimane in condizioni critiche. Emulazioni di questo genere su scala europea non sembrano probabili al momento, anche se non vanno escluse del tutto. Mentre la coalizione di governo procede con una legge per abolire la tv di Stato, è già chiaro che l'incidente ha ulteriormente polarizzato la già divisa società slovacca, con accuse reciproche – tra governo e opposizione – su chi sia responsabile dell'incitamento all'odio.

Crisi demografica è crisi storica

In Italia, come nel resto del primo mondo, si tende ad associare la crisi demografica a fattori economici. Ma per trovare le cause profonde bisogna scavare di più, fino a toccare le trasformazioni di un popolo che ha smesso di guardare al futuro, e che non vuole più aggirare la caducità della propria esistenza perché disinteressato ad entrare in continuità con la storia.

Premierato e necessità

Neanche la decantata riforma costituzionale proposta dalla maggioranza di governo potrebbe sanare i problemi di un ordine politico dove l'esecutivo è sempre più legislativo, e dove la discussione parlamentare è ridotta ai minimi termini. La percezione è quella che in Italia si viva in un costante stato di emergenza, sostenuto da una decretazione d'urgenza che si è fatta norma.

La pace chimerica

Il neo-approvato pacchetto di aiuti non chiude il gap strutturale delle forze armate ucraine, e il bilancio militare rimane critico. Putin sogna legittimamente di sfondare e portare a casa l’intera posta. Sulla stanchezza dell’Occidente, “gli altri”, con Ankara e Pechino in prima fila, provano a mettere il loro peso sul piatto per una pace equilibrata, ma non possono molto contro i numeri sul terreno.

Il grande suicidio

Fra gli appartenenti ai corpi di polizia il suicidio è un fenomeno che si riscontra con maggiore frequenza rispetto alla media nazionale. Le cause sono molteplici, molte delle quali fanno riferimento a quella condizione che già Pasolini descriveva sessant'anni fa, in occasione degli scontri alla facoltà di Architettura della Sapienza.

L'eterna metamorfosi del neoliberismo

Il dibattito sul neoliberismo ha polarizzato da sempre il pubblico: la teoria enunciata da Jake Sullivan nel corso dell'ultimo anno non fa eccezione. Analizzando l’evoluzione di lungo periodo risulta evidente come la sua messa in pratica non corrisponda pienamente alle fondamenta ideologiche promesse. Il relativo percorso politico è invece pieno di contraddizioni tenute insieme da una narrazione strumentale tesa a sostenere scelte ben precise.

Le parole e la psiche

Nell'Italia post-pandemia il rapporto fra il numero di lettori e i crescenti casi di burnout riflette uno stato di benessere complesso e frammentato. Mentre la vendita di libri ha registrato un aumento fra i lettori abituali, la propensione alla lettura è diminuita fra gli occasionali, contribuendo a una polarizzazione culturale ancora da decifrare. Parallelamente, l'aumento dei casi di depressione, specie tra i giovani, evidenzia le sfide esercitate del precariato e della pressione lavorativa.

IMEC e BRI, corridoi imperiali

I corridoi sono sempre stati presenti nella storia geopolitica. Di fatto non si è mai trattato di mere estensioni rettilinee, quanto di aperture dalle concettualità ben più vaste di quelle espresse in termini geografici. Asia e Indo-Pacifico - quest’ultimo con la partecipazione statunitense - si protendono verso un Occidente che deve decidere se cedere o meno al declino.

Sulla volontà d'(im)potenza internazionale

In un mondo dove la storia smentisce la concretezza politica dei concetti di ordine internazionale e convivenza pacifica, emerge un paradosso: mentre si aggrappano a tali ideali, gli eventi globali evidenziano una crisi morale profonda. Gli Stati si trovano in una lotta per mantenere un'illusione di legittimità universale, mascherando la loro vera natura a-morale dietro principi di realtà fittizi.

L'Europa contro

I due leader politici più intrepidi del Continente - Macron e Borrell - provano a tracciare una linea strategica per il futuro dell’Europa. Ci riescono solo in parte, in un clima intellettuale occluso dalle paure e accecato nella lucidità storica dell’intraducibilità ideologica. In un clima strategico dove ogni decisione contingente peggiora il quadro a lungo termine, il Continente si muove felice e a piccoli passi verso la guerra totale.
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