Classe 2000, nasce a Roma, frequenta studi economici e letterari all'Università Tor vergata. Collaboratore presso Fondazione Leonardo-La civiltà delle macchine, Il giornale off, Generazione Liberale.

«L’assenza di canali di dialogo politico aggrava le incomprensioni fra l'Iran e il resto del mondo». L'ex Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori sulle mosse iraniane

«Oggi per l’Iran il quadro di deterrenza è stravolto. Con l’arco territoriale dell’asse di resistenza spezzato in più punti, Teheran non può più alimentare una seria minaccia militare ai confini di Israele. Quanto alla dotazione missilistica, il 26 ottobre scorso ha subito un pesante bombardamento di Israele, che sostiene di aver significativamente danneggiato sia lo stock esistente, sia le capacità di reintegrarlo, sia quelle di produrre il carburante necessario ad alimentarlo. Teheran smentisce, ma certo è che una rappresaglia a questa incursione non l’ha ancora azzardata.»

«Egli viene da una corrente ideale che ha creduto nella missione della Romania come mediatrice tra Occidente e Oriente». Maurizio Stefanini sulla vita di Vintilă Horia

«È la storia di un esule romeno, di un grande scrittore perseguitato dal totalitarismo comunista, che dopo aver scritto uno dei suoi libri più importanti e decisivi (simbolo della sua dissidenza intellettuale e politica) viene colpito da uno spregevole processo mediatico di disinformazione la cui regia è affidata alla Securitate. Un processo di disinformazione (nelle sue logiche ancora molto attuale) che lo portò ad un progressivo isolamento intellettuale e alla rinuncia di Horia e alla mancata consegna del Premio Goncourt.»

Requiem per un secolo folle

Leggendo "Il passeggero del secolo" (Sellerio Editore, 2001), emerge il profilo di un grande intellettuale europeo come François Fejtő che sa comprendere il passato e vedere con lungimiranza e con piglio volterriano (conscio però che i "sogni" della Ragione spesso sono pericolosi quanto i suoi "sonni") i nodi di un futuro estremamente incerto. Un conservatore laico e loico con il senso del sacro e ricco di preoccupazioni spirituali.

«Credo ci si trovi nel bel mezzo di una svolta epocale, per motivi che esulano dalla politica.» Gaetano Quagliariello e l'eterno moto italiano

«Dal punto di vista culturale mi sento fino in fondo un liberale “anglofono”. Nel senso che ritengo il liberalismo anglosassone non solo diverso ma, per molti versi, persino contrapposto a quello continentale.»

Le due vocazioni di Corrado Calabrò

«Non è una conciliazione la mia, è una coesistenza. Convivo da sempre con il mio doppio. È come se i miei emisferi celebrali avessero un funzionamento alternato: uno è teso alla razionalità organizzativa e dimostrativa, l’altro fa affiorare dal profondo (anche dall’inconscio) emozioni, percezioni che ci erano sfuggite. Il diritto è impegno intellettuale e civile, ma “la letteratura, l’arte sono la confessione che la vita non ci basta” - ha scritto Pessoa.»

L'infinita tempesta di Matteotti

Antonio Funiciello - ex capo di gabinetto di Mario Draghi - regala una interpretazione riformista e originale di Giacomo Matteotti in "Tempesta", suo ultimo libro (edito da Rizzoli) che alla vigilia del centenario dalla morte (e dunque del celebre discorso del bivacco di manipoli) pone argomentazioni e interrogativi che andrebbero colti per conoscere veramente la vita di uno dei dimenticati protagonisti del riformismo italiano. Una vita non facile, ma che ci dà lo spaccato di un’Italia, divisa e ricca di asimmetrie.

Il secolo in-finito di Sergio Vento

Il Novecento, definito “secolo breve”, si rivela oggi ben più vasto e influente del previsto. Questa è la tesi al centro de "Il secolo XX non è finito. Transizioni e ambiguità" (Rubbettino, 2024), saggio di Sergio Vento, in cui l’ambasciatore esplora il Novecento da diplomatico e testimone delle trasformazioni globali. Unendo autobiografia e analisi storica, Vento invita a rileggere le eredità del secolo scorso per capire le sfide del presente, offrendo una lucida anatomia della politica estera italiana e delle questioni internazionali che ancora ci toccano.

«Il Nuovo Fronte Popolare è un nido di vipere in cui tutti si odiano ma continuano ad accoppiarsi per mantenere il loro habitat». Michel Onfray e l'Apocalisse francese

«Macron è un narcisista, un bambino viziato intollerante a qualsiasi frustrazione, capace di distruggere il suo giocattolo, la Francia, senza alcun rimorso. Bardella? Sembra animato da un'intelligenza artificiale. Glucksmann? Il prototipo del radical chic che si sente più a suo agio a New York che non in Piccardia»

Antonio Funiciello, nell’anticamera del potere

"La mostruosità della leadership comincia da qui: da questi occhi giganteschi e deformi, assai simili a quelli delle mosche nel rapporto col resto del cranio, con un campo visivo eccezionalmente esteso. Alla maniera di questi insetti, i leader sono in grado di percepire il tempo in modo rallentato e dilatato, scorgere dettagli e pericoli che noi follower nemmeno possiamo immaginare. È una dote certamente innata, ma che per maturare in talento, necessita di una lunga pratica."

«Berlusconi è stato lo sciamano che ha messo in moto gli spiriti ancestrali del nostro Paese». L'arcitaliano secondo Pietrangelo Buttafuoco

Il racconto del più italiano fra gli italiani è stato messo nero su bianco in Beato Lui (Longanesi, 2023). Abbiamo raggiunto il suo autore per discutere della maschera che ha dominato la politica italiana dal 1994.

«Un'opinione pubblica meno attenta ai fatterelli e più ai grandi problemi: solo così il Paese potrà risollevarsi». Miseria e nobiltà d'Italia secondo Sabino Cassese

La visione di Sabino Cassese non si presta a slogan come quelli che il cittadino medio è ormai abituato a sentire quotidianamente. L'ottimismo lascia veloce il posto alle preoccupazione, a loro volta acquietata da nuova positività. Una costante rincorsa fra bene e male che è ciò che in ultima istanza caratterizza davvero l'Italia. Abbiamo raggiunto Cassese per chiedergli del suo ultimo libro - Miseria e nobiltà d'Italia: Dialoghi sullo stato della nazione" (Solferino, 2024) - oltre a una opinione personale sul premierato, riforma che sta molto a cuore all'attuale esecutivo

«Sciascia e gli altri intellettuali non capirono molto di questo partito. Il nodo è che esso stava sulla linea di faglia tra due campi di forze: l'evoluzione e l’immobilismo». Ascesa e caduta della DC secondo Guido Formigoni

Dopo Paolo Pombeni abbiamo raggiunto anche Guido Formigoni - coautore di "Storia della Democrazia cristiana. 1943-1993"(Il Mulino) - per capire il suo punto di vista sul partito più influente dell'Italia Repubblicana, nel tentativo di storicizzarlo, a distanza di oltre trent'anni dalla sua caduta.
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