La tecnica al bivio fra archeofuturismo e accelerazionismo

Le accuse di tecnofeudalismo per i titani della Silicon Valley mostrano plasticamente come da sempre il possesso delle tecniche garantisca potere e affermazione per le élite che riescono ad appropriarsene. L'egemonia passa dal controllo delle macchine. Il nostro atteggiamento nei loro confronti passa invece dalle interpretazioni che gli accelerazionismi - tanto di destra (Nick Land) che di sinistra (Alex Williams e Nick Srnicek) - ci hanno donato ormai decenni fa. Di fronte ad essi si trova l'archeofuturismo di Guillaume Faye, meno discusso ma altrettanto rilevante.

Salvarci o invecchiare

“Colui che pensa di restaurare ciò che è irrimediabilmente destinato a crollare è come il vecchio che si illude di rivivere la propria gioventù. È questo l’inganno del reazionario.” Un ciclo storico, come un ciclo biologico, è forse impossibile da invertire. L’ipotesi dell’eternità non può sussistere per nessuna civiltà. La vecchiaia, allora, può diventare una salvezza.

«Di fronte al fallimento degli orizzonti globali e astorici assistiamo ad una riaffermazione delle nazioni con aspirazioni imperiali». La visione dell'Ambasciatore Sergio Vento

«È lecito attendersi nell'era Trump un ulteriore indebolimento delle cornici multilaterali ed una accentuazione dei rapporti su base bilaterale. Questo vale non soltanto per l'ONU, ma anche nei rapporti di difesa e sicurezza finora gestiti in ambito NATO, e per quelli commerciali tenuto conto della competenza esclusiva dell'Unione Europea in tale ambito.»

«Non esiste alcuna Internazionale Reazionaria, se non nei cassetti delle redazioni dei giornali di sinistra». Intervista ad Andrea Venanzoni

«Credere che i titani del Tech seguano una certa agenda politica perché hanno letto e apprezzato le teoriche neocamerali di Curtis Yarvin o l’’Illuminismo Oscuro’ di Nick Land o ‘Democrazia: il dio che ha fallito’ di H. H. Hoppe, che Liberilibri ha in queste settimane meritoriamente ripubblicato, e a loro ispirino la loro agenda economica e finanziaria, è un esercizio di dadaismo interpretativo.»

Nvidia, videogiochi, Dune

Umanità e hardware sono le due componenti fondamentali nella corsa tecnologica del XXI secolo. Alessandro Aresu, nel suo ultimo libro "Geopolitica dell'intelligenza artificiale" (Feltrinelli, 2024), ricostruisce le storie e le lotte intestine di potere degli uomini che stanno rivoluzionando il mondo: videogiocatori incalliti come Musk e spesso megalomani come Palmer Luckey o Peter Thiel, prodotti della stessa ferocissima etica del capitalismo e del sogno americano che ha gemmato le loro aziende.

La logica del nemico permanente

L’eccezione dell’Occidentale moderno manifesta una fatica particolare ad accettare l’alterità. Approdate le tre caravelle, è risultato impossibile smettere di tentare la conversione dell’altro, al cristianesimo, al mercato, ai diritti dell’uomo, alla globalizzazione. Eppure, secondo quanto scrive l’ambasciatrice Elena Basile in "L’occidente e il nemico permanente" (PaperFirst, 2024), la corsa verso la guerra è stata affatto inevitabile. Come hanno mostrato diverse figure autorevoli dell’élite americana e della corrente realista, con i loro ammonimenti e il tentativo di una politica orientale diversa.

«Lasciando lavorare gli scienziati si può giungere a una rivoluzione storica». Iskren Vankov, la voce delle startup che lavorano alla fusione nucleare

«ENI sta effettuando investimenti significativi, sia attraverso Commonwealth Fusion Systems che nel progetto ITER, focalizzandosi su un modello basato su grandi impianti centralizzati, che si differenzia dai nostri approcci. Le istituzioni pubbliche hanno iniziato a riaprire il dibattito sul nucleare, con particolare attenzione alla fissione tramite i reattori modulari di piccole dimensioni (Small Modular Reactors). Tuttavia, la fusione è stata inclusa nei più recenti documenti di pianificazione energetica, sebbene con prospettive orientate sul lungo periodo.»

Il risveglio profondo del femminismo

Tra le pagine di Susan Sontag e Rossana Rossanda si snodano riflessioni ancora vive su femminismo, linguaggio e politica, in un intreccio di critica sociale e introspezione. Dai tabù sull’età alla mercificazione dell’immagine, il confronto con Adrienne Rich e la centralità del privato illuminano questioni che attraversano generazioni, sfidando la retorica dominante e rivelando un femminismo capace di unire l’individuo e il collettivo in un dialogo complesso ma necessario.

Requiem per un secolo folle

Leggendo "Il passeggero del secolo" (Sellerio Editore, 2001), emerge il profilo di un grande intellettuale europeo come François Fejtő che sa comprendere il passato e vedere con lungimiranza e con piglio volterriano (conscio però che i "sogni" della Ragione spesso sono pericolosi quanto i suoi "sonni") i nodi di un futuro estremamente incerto. Un conservatore laico e loico con il senso del sacro e ricco di preoccupazioni spirituali.

La Bibbia degli Anti-sistema

Da Elon Musk ai suprematisti bianchi, tutti citano “Dune”, il capolavoro di Frank Herbert. E c’è chi lo imbraccia come progetto politico alternativo.

Nascita, sviluppo e morte della cultura di massa

Nel suo saggio "La morte della cultura di massa" (Carocci Editore, 2024), Vanni Codeluppi ripercorre l’ascesa e il declino di quella che fu la cultura popolare, mostrando come il passaggio dai romanzi di largo consumo alla televisione abbia segnato l’inizio di un fenomeno oggi ridotto a mero feticcio. Ciò che una volta era strumento di diffusione e partecipazione, si è trasformata in veicolo di omologazione.

Tutto il bene che ha fatto l’Occidente

Federico Rampini, nel suo libro Grazie, Occidente! (Mondadori, 2024), presenta una difesa audace del ruolo dell’Occidente nella storia recente. Con uno stile incisivo, sfida le semplificazioni e le critiche comuni, evidenziando come il progresso economico, scientifico e sociale globale sia strettamente connesso all’influenza occidentale.
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