Centodieci anni dalla Grande Guerra

Era il 28 luglio 1914 quando l'Austria-Ungheria dichiarava guerra alla Serbia dando il via alla Grande Guerra. Oggi il mondo si presenta radicalmente diverso nelle relazioni internazionali rispetto ad allora, malgrado la guerra sull’Europa orientale e la controguerriglia israeliana verso i procuratori iraniani abbiano portato alla ribalta il dibattito bellico. Tuttavia, nonostante ciò, similmente magmatico si presenta il mondo negli spiriti e nelle volontà di molti popoli e governi.

La peggior era di governo dal dopoguerra

L'insediamento di Keir Starmer a Downing Street è stato il "Portillo moment" che tutti si aspettavano. I tories chiudono una stagione di fallimenti e ora sono chiamati a scegliere la loro nuova guida: al momento papabili sono Kemi Badenoch, James Cleverly e Tom Tugendhat. Dall'altra parte i ringalluzziti labours hanno visto con così largo anticipo il successo che hanno evitato di essere programmaticamente dettagliati durante la campagna elettorale. Ma ora è il momento di decidere, possibilmente evitando di proseguire quella che lo storico Sir Anthony Seldon ha indicato essere il punto più basso (cominciato nel 2010) della leadership anglosassone dal 1945 ad oggi.

Considerazioni sparse sulla République

Senza più ideali "da universalizzare", la teologia politica francese si ritrova sterile, mentre il suo Stato annaspa ricercando nuovi miti. Per uscire da questa spirale (che quantomeno certifica la presenza effettiva di uno Stato) l'unico modo sembra quello di ricercare un diverso criterio di amicizia-inimicizia internazionale, ma ciò non può essere fatto senza minare alla base ciò che resta della teologia politica francese, il mito stesso del laicismo repubblicano, e dunque della stessa statualità.

«Il Nuovo Fronte Popolare è un nido di vipere in cui tutti si odiano ma continuano ad accoppiarsi per mantenere il loro habitat». Michel Onfray e l'Apocalisse francese

«Macron è un narcisista, un bambino viziato intollerante a qualsiasi frustrazione, capace di distruggere il suo giocattolo, la Francia, senza alcun rimorso. Bardella? Sembra animato da un'intelligenza artificiale. Glucksmann? Il prototipo del radical chic che si sente più a suo agio a New York che non in Piccardia»

È tutta una questione di legge elettorale

Per la gioia di politologi e aspiranti tali, il voto parallelo nel Regno Unito e in Francia ha dimostrato la fondamentale importanza delle regole del gioco. Sta tutta qui la differenza fra stabilità e instabilità. Come Londra, anche Parigi si prepara ad ospitare un Primo Ministro di sinistra, tutto il contrario di quanto ci si aspettava fino a qualche giorno fa, quando Bardella già si sentiva a Hôtel Matignon, mentre adesso il nuovo inquilino andrà pescato fra i giovani rampanti del precario Nuovo Fronte Popolare.

La diplomazia dell'auto elettrica

Dopo che gli Stati Uniti hanno introdotto i dazi sul settore elettrico cinese, L'UE è alla ricerca di un difficile equilibrio che bilanci gli interessi geopolitici e quelli nazionali. La Germania ha espresso contrarietà. L’Ungheria è ostile, Byd l’ha scelta per le sue fabbriche. La Svezia di Volvo è dubbiosa. La Francia guida la manovra “protezionista”. Italia e Spagna seguono la sorella latina, tra legittimazione atlantica del governo e protezione di filiere deboli.

Paura e delirio a Bruxelles

Alla vigilia dell'incontro che scioglierà i dubbi sui "top jobs" europei, i futuri gruppi parlamentari non potrebbero essere più divisi di così. A destra Meloni e il suo ECR si ritrovano a far da cerniera fra popolari ed estremisti (mentre Orban e AfD pensano alla formazione di gruppi autonomi più a destra di Le Pen). Dall'altra parte della barricata manca la fiducia fra socialisti e popolari, mentre i verdi non voteranno la leader uscente senza rassicurazioni sulle politiche green. Nel marasma la possibilità che i franchi tiratori impallinino la spitzenkandidat si fa sempre più concreta. E su cosa accadrebbe in tal caso vige la totale incertezza, ammantata da un velo neanche troppo sottile di paura.

Europa, storia di un’ideologia

Se metà degli aventi diritto non ha votato, mentre le manovre di palazzo per riportare Ursula von der Leyen suscitano poco interesse nei cittadini del vecchio continente, il motivo non è troppo complicato: la mancanza di spirito nazionale che superi i confini storici fra gli Stati. Lo sosteneva anche Lucien Febvre: l’Europa è un ideale privo di fede, incapace di suscitare un vero e proprio interesse collettivo.

Prospettive di coabitazione

Il disastroso risultato di Emmanuel Macron alle Europee ha provocato lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale francese e il conseguente ritorno alle urne. Si preannuncia così un periodo di coabitazione, storicamente occasione per logorare molto più gli uomini e le donne di governo che non la Presidenza della Repubblica. Chi avrà da perdere nei prossimi mesi, dunque, sarà Marine Le Pen, la quale dovrà giocarsi con intelligenza le proprie carte.

La sconfitta dell'asse

Macron e Scholz escono con le ossa rotte dalle europee. Il primo ha già chiamato elezioni parlamentari per poter imbrigliare i lepenisti, il secondo ancora non ha una ricetta per contenere l'avanzata conservatrice, che sembra un problema anche per Friedrich Merz. Alla loro sconfitta si accompagnerà un allontanamento dalle politiche belliche e green, anche qualora si andasse verso una sostanziale riconferma della maggioranza "Ursula". Ipotesi al momento più quotata, nonostante aleggi l'ombra di una Commissione "tecnica".

Il governo olandese sarà molto discreto

I Paesi Bassi hanno finalmente un Primo Ministro incaricato: è Dick Schoof, ex capo dei servizi segreti. Si tratta della prima volta nella storia del Paese che un uomo d'intelligence sarà a capo di un esecutivo. Un esperimento che ha pochi esempi simili anche nella storia europea, e per questo sarà attenzionato con particolare cura. D'altronde, non serve andare troppo indietro con la memoria per ricordare quando in Italia una candidata al Quirinale venne impallinata perché ritenuta incompatibile.

Gli Stati disuniti d'Europa

Alla vigilia delle elezioni europee, emerge chiaramente che l'Unione rimane una realtà complessa, sospesa tra il sogno di unità e le persistenti divisioni nazionali. Mentre gli sforzi per un'integrazione pacifica continuano, con iniziative educative e politiche comuni, la mancanza di un esercito unificato e una visione geopolitica condivisa evidenziano i limiti di questo progetto. La storia del continente unito, ancora influenzata dall'ombrello americano, riflette le difficoltà nel realizzare appieno il suo stesso progetto.
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