OGGETTO: La necessità di un gasdotto transahariano
DATA: 13 Marzo 2026
SEZIONE: Energia
AREA: Europa
Con il bando europeo al gas russo e la svolta diplomatica di Algeri nel febbraio 2026, il Trans-Saharan Gas Pipeline si trasforma in priorità strategica. Attraverso il Piano Mattei, l'Italia punta a diventare il cuore del nuovo hub energetico mediterraneo: 4.128 chilometri che trasportano, oltre al gas, un modello inedito di co-sviluppo tra Africa ed Europa.
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Il panorama geopolitico del mercato energetico all’inizio del 2026 è definito da una singola, urgente necessità: la diversificazione permanente degli approvvigionamenti europei. In seguito alla storica attuazione del divieto totale dell’Unione Europea sulle importazioni di gas naturale russo all’inizio di febbraio, gli occhi del continente si sono rivolti con decisione verso il Sud. Al centro di questo cambiamento si trova il Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP), un progetto infrastrutturale colossale che è passato da un’ambizione decennale a una pietra miliare della sicurezza mediterranea. Questa arteria di 4.128 chilometri, progettata per convogliare annualmente 30 miliardi di metri cubi di gas naturale dal Delta del Niger alle coste dell’Europa è la manifestazione fisica della strategia italiana del “Piano Mattei” per l’Africa.

La recente svolta diplomatica avvenuta ad Algeri il 16 febbraio 2026 ha fornito l’impulso finale necessario per realizzare questa visione. Dopo quasi un anno di frizioni diplomatiche tra l’Algeria e l’amministrazione militare in Niger, il presidente Abdelmadjid Tebboune e il generale Abdourahamane Tiani hanno formalmente ripristinato le relazioni bilaterali. L’annuncio che la costruzione del tratto nigerino del gasdotto inizierà immediatamente dopo il Ramadan – guidata dal gigante energetico statale algerino Sonatrach – segnala un cambiamento pragmatico nella politica saheliana. Per la prima volta nella lunga storia del progetto, l’allineamento della volontà politica ad Abuja, Niamey e Algeri è sostenuto da una forte domanda europea e da un favorevole quadro diplomatico.

Il Piano Mattei, che prende il nome dal visionario fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, funge da principale motore ideologico ed economico per il coinvolgimento dell’Italia nel TSGP. A differenza dei tradizionali modelli estrattivi del passato, il Piano Mattei si fonda su un partenariato “non predatorio” che mira a favorire l’industrializzazione e la stabilità locale. Posizionando l’Italia come il ponte naturale tra il continente africano e l’Unione Europea, il piano sfrutta la posizione geografica unica del Paese e le sue ampie infrastrutture esistenti. Il TSGP è l’anello mancante di questa strategia, che trasforma il gasdotto “Enrico Mattei” (Transmed), che già collega l’Algeria alla Sicilia via Tunisia, in un corridoio globale per la sicurezza energetica.

Con il gasdotto Transmed già capace di trasportare volumi massicci, l’afflusso di gas nigeriano permetterà all’Italia di ridistribuire energia ai partner dell’Europa settentrionale, ancora scossi dal totale distacco dalle fonti orientali. Questo spostamento sposta efficacemente il baricentro del mercato energetico europeo dal Mare del Nord e dal Baltico al Mediterraneo, ponendo Roma al centro di un nuovo asse di cooperazione nord-sud.

Roma, Febbraio 2026. XXXII Martedì di Dissipatio

Il TSGP deve essere visto anche attraverso la lente dello sviluppo intra-africano. Il gasdotto è progettato non solo per esportare gas, ma per fornire energia ai paesi di transito stessi. In Niger e Nigeria, il progetto promette di stimolare distretti industriali, fornire il combustibile necessario per una generazione di energia affidabile e creare migliaia di posti di lavoro in regioni che storicamente hanno sofferto di scarsi investimenti e instabilità. Questo “partenariato paritario” è un principio cardine del Piano Mattei, il quale riconosce che la sicurezza europea è inestricabilmente legata alla prosperità africana. Investendo nel TSGP, l’Italia e i suoi partner europei stanno essenzialmente investendo nella stabilità del Sahel, affrontando le cause profonde della migrazione e della radicalizzazione attraverso l’emancipazione economica.

L’urgenza del progetto è ulteriormente evidenziata dal concorrente Nigeria-Morocco Gas Pipeline (NMGP). Mentre il progetto marocchino offre una rotta marittima che collegherebbe oltre una dozzina di nazioni dell’Africa occidentale, la rotta transahariana è significativamente più breve, più economica e – cosa più importante – già completata per il 60%. Le reti esistenti in Algeria e Nigeria forniscono un vantaggio temporale che la rotta atlantica non può eguagliare nel breve periodo. Nel contesto ad alta posta in gioco del 2026, dove il tempo è un lusso che il settore energetico europeo non possiede più, il TSGP è emerso come la soluzione più valida e immediata.

Gli accordi di febbraio 2026 includono robusti protocolli di sicurezza che coinvolgono comitati militari-tecnici congiunti delle tre nazioni partner. Questo approccio collettivo alla sicurezza è un segno distintivo del nuovo regionalismo a guida africana, in cui gli attori locali si assumono la responsabilità primaria della protezione degli asset strategici. Inoltre, l’infrastruttura è stata progettata pensando al futuro. Il TSGP non è meramente un relitto dell’era dei “combustibili fossili”; è stato concepito per essere compatibile con il trasporto di idrogeno verde. Come parte dell’iniziativa più ampia del corridoio SouthH2, il gasdotto potrà eventualmente trasportare energia pulita prodotta dal vasto potenziale solare del Sahara verso i cuori industriali d’Europa, allineando il Piano Mattei con il Green Deal europeo.

Le prime saldature vengono effettuate sulle sabbie del Niger questa primavera. La conclusione fondamentale di questo progetto non è solo l’arrivo di 30 miliardi di metri cubi di gas, ma il passaggio definitivo dal “vecchio” colonialismo energetico a un modello di co-sviluppo. A differenza dei gasdotti offshore, il TSGP prevede punti di prelievo lungo il percorso. Questo significa che il Niger e le regioni settentrionali della Nigeria non sono solo “territori di transito”, ma diventano beneficiari diretti dell’energia per la propria elettrificazione e crescita industriale.

In un mondo post-2022, la sicurezza non è più data dal prezzo più basso, ma dalla pluralità delle rotte. Il TSGP garantisce all’Europa una “terza via” terrestre che bilancia il peso del GNL americano e del gas norvegese. Una conclusione lungimirante non può ignorare la crisi climatica. Il TSGP è l’ultima grande infrastruttura fossile, ma è progettata per essere la prima grande infrastruttura Hydrogen-Ready. Entro il 2035, quando la domanda di gas naturale inizierà a calare, queste stesse tubazioni trasporteranno l’idrogeno verde prodotto dai mega-impianti solari algerini e nigerini. Il deserto del Sahara, da barriera geografica, si trasforma così nella “centrale elettrica” d’Europa. L’Italia, grazie alla sua posizione e alla sua diplomazia pragmatica, smette di essere la “periferia meridionale” dell’UE per diventare il centro nevralgico della nuova sicurezza continentale.

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