La politica americana è una grande metafora

Il tentativo di decodificare l'incomprensibile dibattito pubblico d'oltreoceano non può fare a meno degli studi linguistici, solo apparentemente avulsi da significati politici e filosofici. Secondo George Lakoff, ad esempio, l’intera analisi filosofica va ricostruita tenendo conto dei risultati sperimentali delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Allo stesso modo, i suoi studi sulle "metafore concettuali" potrebbero rappresentare un valido aiuto per capire come mai nel 2024 il Paese più importante del mondo si ritrovi a dover scegliere fra Kamala Harris e Donald Trump.

L’eterna disputa tra Oriente e Occidente

Oriente e Occidente. Espressioni quasi metafisiche. Luoghi più del pensiero che della geografia. Rappresentazioni di differenze incommensurabili. Per rintracciare ciò che fonda tale alterità è necessario intraprendere un viaggio concettuale, più che temporale e spaziale. È infatti nella Ragione che tutto ha inizio. Non nel contenuto della Ragione, ma nella Ragione come contenuto.

L'ascesa del declino occidentale

Negli ultimi anni, l’espressione “Il Declino dell’Occidente” è tornata in auge nei dibattiti mediatici, sebbene spesso purgata delle sue radici filosofiche. Originata dall’opera di Oswald Spengler, questo concetto si riflette oggi nei ragionamenti di Odifreddi o Rampini, per fare due esempi, che analizzano il fenomeno da una prospettiva economico-materialista. Tuttavia, manca spesso una riflessione profonda sul significato storico e valoriale di tale declino, riducendo il dibattito a contraddizioni tra progresso, potere e ideali di giustizia.

Urbani autoritari

Le idee e le preferenze politiche di chi è giovane oggi equivalgono alla pratica politica del futuro. I ragazzi internazionali e digitali delle metropoli italiane, così apparentemente liberi ed individualisti, presentano abitudini e prospettive curiosamente autoritarie. Tracce di ciò si trovano nella loro interazione con la cultura e nelle preferenze di trasporto e mobilità.

Stoccolma sceglie il rimpatrio

Negli ultimi anni, la Svezia, simbolo di un Welfare State esemplare, si trova a fronteggiare sfide senza precedenti. L’aumento della popolazione immigrata, unito a un crescente malcontento, mette in discussione i principi fondanti della sua società. Offrire incentivi per l’emigrazione potrebbe segnare la fine di un’era, trasformando il panorama sociale e politico.

Riscossa redneck

Il Sud degli Stati Uniti, da tempo ritenuto la provincia rurale e retrograda dell’America, sta invece emergendo come il nuovo centro pulsante del potere economico e politico del paese. La ristampa de "I terroni dell’impero. Viaggio nel profondo Sud degli Stati Uniti" (Marietti 1820, 2024) approfondisce il suo capitalismo iper-competitivo, privo di vincoli sindacali e sostenuto da incentivi fiscali, che permette di capire come questo “New South” riesca a sfidare la Rust Belt del Nord, ormai in declino.

Sui “conservatori illuminati” russi

In Russia esiste una corrente di pensiero conservatrice, definita "destra critica". Questi "conservatori illuminati" non si identificano con simpatie fasciste o naziste, preferiscono impegnarsi promuovendo una desovietizzazione culturale della coscienza russa, criticando al contempo le derive contemporanee dell'Occidente. La loro visione è pragmatica, antimoderna e lontana da nostalgie, con una consapevolezza delle sfide comuni tra Russia e Occidente.

L'Europa che parla di demografia

Dinanzi alla gravità dello spopolamento europeo e delle sue conseguenze economiche nuove politiche vengono prospettate – ambiguamente. Nel contesto dell’ECOFIN, ospitato dall’Ungheria di Orbán, il Ministro Giancarlo Giorgetti ha ventilato la possibilità di una gestione comune del welfare europeo. Una soluzione la cui implementazione sarebbe tortuosa e la cui efficacia ancora da inquadrare. Ma a ben vedere parlare di invecchiamento e decrescita demografica in Europa meridionale ed orientale - a livello istituzionale - altro non significa che costruire e rafforzare una leva negoziale nei confronti di quegli Stati membri che dall’integrazione hanno ricevuto quasi esclusivamente vantaggi.

Il futuro fallimento dello ius scholae

Il dibattito sulla cittadinanza italiana per i figli di immigrati attraverso lo ius scholae, pur essendo emerso con vigore durante l’estate, sembra destinato a non influenzare l’agenda politica autunnale. Sebbene la maggior parte degli italiani sembri favorevole, la questione della reale capacità dello Stato di integrare efficacemente gli immigrati e i loro figli resta centrale. L’attuale incapacità di assimilazione, come dimostrano i dati carcerari e scolastici, solleva interrogativi sulla sostenibilità di tale concessione senza una riforma profonda del sistema educativo e sociale.

Quella tedesca è una democrazia di paglia

Ogni anno i contribuenti tedeschi, volenti o nolenti, finanziano con oltre dieci miliardi di euro una grassa e iniqua informazione pubblica, oltre a progetti iperprogressisti. Le strutture alla base della legittimazione dello status quo sono dure a morire, e non basterà un exploit dell'estrema destra a minarle.

Sulla relativizzazione dei libri di storia

La storia e i suoi libri di testo alle scuole superiori presentano una narrazione parziale. Questa narrazione è insufficiente per formare cittadini in grado di affrontare le vicende umane del prossimo futuro. Conoscere la storia degli “altri”, le loro istituzioni e vicende politiche, crea gli anticorpi ai pregiudizi e forma una società aperta al dialogo e al riconoscimento, pronta all’incontro: elementi inaggirabili per un mondo in moto caotico e perpetuo.

L'impero dei Nonluoghi

La visione dell'antropologo Marc Augè è riuscita a restituire la radiografia dei mali di un Occidente "surmoderno", dove proliferano eccessi e confusione. Nonluoghi (1992), universalmente considerata la sua opera più riuscita, parte proprio dalla premessa di evidenziare i profondi mutamenti nella società occidentale contemporanea, alla luce di quanto osservato precedentemente negli altri continenti.
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