Urbani autoritari

Le idee e le preferenze politiche di chi è giovane oggi equivalgono alla pratica politica del futuro. I ragazzi internazionali e digitali delle metropoli italiane, così apparentemente liberi ed individualisti, presentano abitudini e prospettive curiosamente autoritarie. Tracce di ciò si trovano nella loro interazione con la cultura e nelle preferenze di trasporto e mobilità.

Il secolo in-finito di Sergio Vento

Il Novecento, definito “secolo breve”, si rivela oggi ben più vasto e influente del previsto. Questa è la tesi al centro de "Il secolo XX non è finito. Transizioni e ambiguità" (Rubbettino, 2024), saggio di Sergio Vento, in cui l’ambasciatore esplora il Novecento da diplomatico e testimone delle trasformazioni globali. Unendo autobiografia e analisi storica, Vento invita a rileggere le eredità del secolo scorso per capire le sfide del presente, offrendo una lucida anatomia della politica estera italiana e delle questioni internazionali che ancora ci toccano.

La metamorfosi delle classi sociali italiane

Il saggio di Pier Giorgio Ardeni, “Le classi sociali in Italia oggi” (Laterza, 2024), esplora l’evoluzione delle classi sociali italiane, riprendendo concetti di Sylos Labini e Paci. Con la globalizzazione e l’era post-industriale, le classi tradizionali si sono frammentate. Ardeni introduce il “proletariato post-industriale”, caratterizzato da lavoratori precari e flessibili. L’identità di classe si è indebolita e frammentata, influenzata non solo dal reddito, ma anche dal capitale sociale e culturale, con effetti sulla mobilità sociale.

Outlet Italia

Il piano del governo Meloni per la cessione di quote degli asset pubblici italiani mira alla riduzione del debito pubblico, ma le operazioni oltre ad essere poco profittevoli da un punto di vista finanziario in alcuni casi sono delle vere e proprie intromissioni della finanza globale nella cosa pubblica.

Un sistema poco intelligence

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto si è trovato coinvolto in una delicata questione legata alle funzioni del Sistema d'informazione per la sicurezza della Repubblica, in particolare l’AISE. Accuse di accessi illegittimi ai dati da parte di un tenente della Guardia di Finanza hanno sollevato dubbi sulle sovrapposizioni tra servizi e polizia giudiziaria, rivelando un clima di sfiducia e confusione che potrebbe compromettere la sicurezza nazionale e la gestione delle informazioni sensibili.

Commerzbank non è Rheinmetall

La geopolitica e l’economia legano indissolubilmente Roma e Berlino. Due casi politici recenti – l’accordo di Leonardo con Rheinmetall e la sospesa scalata di Unicredit alla Commerzbank – dimostrano la forma contemporanea di un rapporto politico tanto stretto quanto conflittuale.

La resa dei conti

È opportuno gettare uno sguardo su come la prossima sessione di bilancio italiana potrebbe evolvere. Tra pressioni europee e strategie interne, il nuovo Patto di Stabilità giocherà un ruolo chiave. Le tensioni con Paesi come la Germania e le mosse della Commissione Europea s'intrecciano con il gioco politico. Mentre le élite tecniche sfruttano le regole europee per promuovere riforme, il governo potrebbe usare le "imposizioni di Bruxelles" per giustificare scelte difficili.

Il futuro fallimento dello ius scholae

Il dibattito sulla cittadinanza italiana per i figli di immigrati attraverso lo ius scholae, pur essendo emerso con vigore durante l’estate, sembra destinato a non influenzare l’agenda politica autunnale. Sebbene la maggior parte degli italiani sembri favorevole, la questione della reale capacità dello Stato di integrare efficacemente gli immigrati e i loro figli resta centrale. L’attuale incapacità di assimilazione, come dimostrano i dati carcerari e scolastici, solleva interrogativi sulla sostenibilità di tale concessione senza una riforma profonda del sistema educativo e sociale.

Ripensare il Piano Mattei

Al Piano Mattei va riconosciuto il merito di aver riportato l’Africa e il Mediterraneo al centro dell’agenda politica italiana. Riconoscimento necessario ma non sufficiente per valutarlo positivamente nel suo complesso. Dal documento pubblicato dal governo emergono troppe ombre e poche luci. Dall’assenza di una chiara definizione dei propri e altrui interessi, al perpetuarsi del tabù securitario, finendo con le innumerevoli aree di intervento. Un progetto di ingenue e incomplete ambizioni.

«Continuare a ripetere che siamo al centro del Mediterraneo non aggiunge nulla. Siamo tutti al centro del Mediterraneo». Le politiche marittime secondo Pietro Spirito

Secondo il Professore, già Presidente dell'Autorità Portuale tirrenica, l'Italia vive un "provincialismo logistico" che le impedisce di assumere il suo naturale ruolo da protagonista del mare.

A che punto siamo in Libia

Nel complesso scenario delle relazioni internazionali, le dinamiche di potere si intrecciano con le pressioni mediatiche e accademiche, alimentando una narrazione distorta. La politica estera italiana, vincolata a norme internazionali e alleanze, spesso sacrifica l'interesse nazionale. Il caso libico evidenzia la mancanza di una strategia autonoma, con Roma incapace di difendere i propri interessi vitali, mentre altri attori dominano.

Non possiamo non dirci antitotalitari

Al di là della visione manichea della storia recente, è opportuno ricordare che la Repubblica è stata frutto soprattutto dell'impegno di chi ha sempre osteggiato qualsiasi deriva antidemocratica. Ecco perché quegli “anticorpi” evocati da Massimo Teodori in "Antitotalitari d'Italia" (Rubbettino, 2023) non solo sarebbe urgente produrre, ma andrebbero interpretati come l’ultimo, disperato tentativo di reimparare una storia che, colpevolmente, abbiamo scelto di ignorare. 
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