Israele è sempre più un ostacolo

Nel cuore di un Medio Oriente in trasformazione, le crescenti divergenze tra Stati Uniti e Israele minacciano di bloccare la regione, mettendo a rischio sia la stabilità locale che la costruzione di un nuovo ordine globale.

Le guerre post-umane sono già qui

Il mare, con i suoi fondali inconoscibili, è stato a lungo frontiera ignota e terribile. Mentre la terra continua a colorarsi di rosso, il profondo blu marittimo si tinge di spie meccaniche, ed è un’innovazione che parte dalle grandi potenze telluriche. Russia e Cina aggiornano le loro flotte e raccontano la storia di una nuova forma di conflitto fondata sul post-umano, sull’IA integrata, sugli sciami decentralizzati e coordinati.

Uno spazio di guerra permanente

Il Kashmir è di nuovo al centro delle tensioni internazionali, si teme una possibile escalation a seguito di un attentato terroristico che ha portato alla morte di almeno 26 turisti a Pahalgam, avvenuto il 22 aprile nella parte indiana della regione. Questa notizia fa eco alle sanguinose guerre indo-pakistane del passato. Una delle maggiori preoccupazioni è che i paesi interessati, ad oggi, possiedono l’atomica, ed entrambi non aderiscono al trattato di non proliferazione nucleare (TNP). La suddetta zona è ricca di risorse naturali ed è strategicamente un avamposto naturale per la supremazia regionale.

La riconquista del Kursk

L’invasione della regione russa del Kursk da parte delle truppe di Kiev è giunta al termine, dopo quasi un anno di offensiva. Mosca annuncia trionfalmente la ripresa dei territori, e sottolinea il contributo fornito dai soldati nordcoreani, legittimando il ruolo della potenza asiatica nelle dinamiche tattiche-militari del conflitto.

Il ritorno della guerra ai pirati

Il conflitto fra gli Stati Uniti e gli Houthi dello Yemen, sostenuti strategicamente da Teheran, continua senza sosta, e non sembrano esserci possibilità di una sua rapida conclusione nel breve periodo; la volontà americana è quella di incrementare la pressione imposta all’Iran, come dimostrato anche dallo spostamento dei bombardieri stealth B-2 nella base militare di Diego Garcia nell’Oceano Indiano.

Sei mesi d'autonomia

Le notizie principali di questi giorni sono legate alla sospensione degli aiuti Usa all’Ucraina e alla continuazione dell’impegno militare da parte dell'Unione Europea: gli scenari possibili del conflitto danno a Kiev un tempo limitato per cercare di compensare il congedo del suo primo sostenitore. Il tempo scorre inesorabile e la Permanent Structured Cooperation (PESCO) voluta da Bruxelles potrebbe non essere sufficiente.

I bambini-soldato sono la normalità

Il drammatico fenomeno dei bambini-soldato è in aumento. I recenti conflitti sul fronte ucraino e mediorientale hanno fatto almeno raddoppiare il dato registrato negli ultimi anni, causando elevate perdite umane e gravi traumi dal punto di vista fisico e psicologico. Nel frattempo, anche l’economia di questi paesi rischia di subire un pesante contraccolpo: qualora venisse a mancare la forza lavoro della prossima generazione, il peso degli individui lavorativamente inattivi potrebbe essere insostenibile.

Il senso di Helsinki per la guerra

I rumori ovattati dalle distese innevate non allontanano i pericoli incombenti di un rinnovato conflitto. Epigoni dei combattenti degli anni Quaranta, i finlandesi si preparano al peggio e, prima che il sole sorga, si accingono a difendere per l’ennesima volta la loro terra dal nemico di sempre, la Russia.

Ucraina: ultimo atto

La guerra russa in Ucraina sembra essere entrata nella fase conclusiva, malgrado obiettivi e intenzioni precedentemente propagandati dalle parti, impegnate, da quasi tre anni, sul campo di battaglia. Il “pantano ucraino”, a prescindere dalla guerra psicologica e dalla propaganda di rito, si è rivelato un incubo tanto per la Russia quanto per le forze occidentali a sostegno della difficile causa di Kiev. In altri termini, una guerra che, a conti fatti, non può essere vinta né da una parte né dall'altra, stremata e da sempre dipendente dagli aiuti occidentali. Una guerra che, progressivamente, da “blitzkrieg russo”, si è configurata come la più classica delle guerre di logoramento sullo scivoloso e sempre insidioso suolo europeo.

Il Golan, la mossa del cavallo di Tel Aviv

Dopo poco più di un secolo, i segni tracciati dal righello di Sykes-Picot vengono cancellati con un colpo di spugna dagli epigoni ottomani che, pure, li avevano subìti. Crollano i meno nobili baathisti, ascendono su un lembo di terra montagnoso i volitivi eredi di un regno ancora più antico, impegnati nell'eterno gioco degli equilibri di potere bilanciati tra guerra e denaro.

La tattica del cane pazzo non pagherà

Tra il fumo dei carri armati e l’eco di antichi rancori, si muovono le pedine di un conflitto senza fine. Il potere si frantuma, la legittimità sfuma; la violenza, ora regolata ora disordinata, disegna confini sfocati. Nelle stanze del potere israeliane, si calcolano mosse e si ignorano cause, mentre il tempo stesso sembra ripiegarsi su guerre già viste, risoluzioni mai arrivate.

Erdoğan nell'occhio del ciclone mediorientale

Il conflitto tra Israele e Hamas ha trascinato l’intera regione in una spirale di caos e instabilità, ridefinendo alleanze e logiche di potere. Mentre Israele tenta di spezzare la rete di influenze iraniane, Teheran risponde con colpi mirati, sfidando l’inviolabilità dello Stato ebraico. In questo contesto, la Turchia di Erdoğan rafforza il sostegno pubblico a Gaza, usando la questione palestinese per consolidare il proprio peso politico e ricalibrare le relazioni internazionali.
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