OGGETTO: Nel crepuscolo del Kali Yuga
DATA: 03 Dicembre 2025
SEZIONE: Metafisica
FORMATO: Visioni
La contemporaneità appare come l’ultima fase della crisi: una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza, cerca nuovi dèi nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. In questo scenario, la tensione fra mente bicamerale residuale e individualità moderna emerge con forza, mentre il collasso dell’ordine storico genera forme ibride di pensiero, politica e spiritualità artificiale.
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L’epoca contemporanea si potrebbe inserire, a pieno titolo, in quell’età che, nel pensiero arcaico e, soprattutto, in quello tradizionale, viene definita come “età del ferro”: l’età della decadenza. In questo caso, però, la decadenza non va definita sempre nel senso tradizionale e reazionario del termine, ovvero come degenerazione dello spirito, dell’animo e del corpo degli individui e delle civiltà. Anzi, le varie età del ferro e la sua decadenza vanno osservati persino come epoche benefiche per gli uomini e il divenire storico-esistenziale, e questo perché l’età del ferro, del “Kali Yuga”, è anzitutto l’apogeo della crisi dell’identità, delle istituzioni, delle credenze e dell’agire dell’uomo.

Dunque, anche da questa prospettiva, la contemporaneità non solo si inserisce perfettamente in questa età della decadenza, ma ne rappresenta a pieno titolo il pinnacolo. Tutto, in quest’epoca, è privo di una sostanziale autorità e significato: dalle istituzioni politiche alla politica internazionale, dalle società massificate e amalgamate all’individuo alienato e astratto, dalla fine della storia ideale e volitiva all’assenza del tempo stesso e della sua importanza per gli organismi collettivi e individuali, dalla produzione in serie al dominio della speculazione finanziaria sull’economia reale.

L’età contemporanea, dunque, è definibile come l’età della crisi di tutti gli Esseri: da quelli individuali a quelli collettivi, da quelli politici a quelli spirituali, da quelli sociali a quelli economici. Ogni epoca agisce come un condensatore: esso immagazzina quante più cariche elettriche può fino a che non esaurisce la propria energia – e una volta esaurita, la scarica verso l’esterno. In quest’epoca, le piastre per accumulare le cariche elettriche, il potenziale energetico e le sue differenze sono così spesse e vicine da far generare un’enorme campo elettrico – e dunque anche una maggior difficoltà delle cariche a rimanere all’interno del condensatore stesso e a fuoriuscire con meno potenza.

In altre parole: non solo tutti i componenti di questa età si stanno interfacciando e, al contempo, respingendo, ma la realtà stessa che questo condensatore storico sta generando sta a sua volta collassando.

Ciò non è dovuto unicamente, in senso generale, alle sole crisi politiche, economiche, sociali e umanitarie che, come in ogni altra epoca, segnano il panorama internazionale e l’agire degli uomini nella storia. La crisi e il collasso di quest’epoca ed età è segnato ben più nel profondo e persino nel proprio avvenire.

Il campo di rottura si può identificare e categorizzare in quello che è l’interregno e l’intermezzo fra i concetti e le espressioni dell’Individualità e della Mente Bicamerale.

Fin dall’inizio della civiltà, l’uomo è stato segnato psicologicamente e interiormente da una forma e gestione molto particolare della propria mente e, dunque, del proprio operato esistenziale. Le prime civiltà agricole e gerarchizzate sono solo la punta, a malapena visibile, di un processo bio-psicologico ed evolutivo durato (e tuttora in corso) millenni: quello della mente bicamerale. In sostanza, il nostro cervello è composto da tutti quegli stimoli e output di cui noi siamo consapevoli e che chiamiamo “coscienza”, ma al contempo è anche composto in larghissima parte sempre da stimoli e output che invece sono completamente o quasi inconsci; da ciò lo psicologo Julian Jaynes afferma che tutte le nostre costruzioni mentali e coscienti, anche quelle più elaborate e complesse (come il linguaggio articolato) siano un prodotto dell’interazione dell’uomo e dei suoi sensi con il mondo esterno, venendo rielaborata prima dagli stimoli inconsci e finendo poi per esser reso chiaro dalla coscienza per sé stessa. Oltre a ciò, nel suo libro “Il Crollo della Mente Bicamerale e la Nascita della Coscienza” conduce anche un’analisi antropologica e archeologica in cui evidenzia come nelle popolazioni vissute fra l’era dei primi Sapiens e la fine dell’età del bronzo, questa mente bicamerale li facesse funzionare letteralmente come degli schizofrenici ed esseri privi dell’Io, il quale si svilupperà solo agli inizi, circa, dell’età del ferro in poi.

Dunque, il funzionamento bio-psicologico della mente bicamerale e i suoi riscontri nella realtà non sono più così potenti ed evidenti rispetto a vari millenni fa, e ciò a causa di una sempre maggior complessità sociale; di un indebolimento delle allucinazioni uditive degli antichi (ovvero: le voci divine, degli antenati e delle figure più potenti della gerarchia con cui regolavano la propria esistenza e vita sociale); dell’intrinseca fragilità delle allucinazioni uditive; dell’inefficienza di quelle voci (gli dèi) nel trovare soluzioni nel caos degli sconvolgimenti storici; il postulare l’esistenza di un “Io” negli altri individui (dato dalle differenze di lingua, religione e provenienza); l’acquisizione della narratizzazione; il valore della sopravvivenza dell’inganno e, infine, una certa incidenza dell’evoluzione naturale (coloro che avevano maggiori probabilità di sopravvivere alle catastrofi dei regni di mezzo del III-II millennio A.C. erano quelli la cui prole riusciva a sviluppare una mente sempre meno bicamerale).

Al contempo, pur con la nascita, sempre intorno al II millennio A.C., di una proto-individualità (che si svilupperà nei millenni successivi), la mente bicamerale non cesserà mai davvero di influenzare i comportamenti e, soprattutto, le strutture mentali e categoriali dell’uomo. Ciò lo si può osservare principalmente nell’evoluzione, sia psicologica sia storica, della mente bicamerale: dalla nascita del mito e dei culti misterici e mistici alla stessa razionalità con cui in certe epoche si è preteso di aver ritrovato e ristabilito l’ordine del e nel mondo. Ciò ha portato a conseguenze molto importanti tanto per lo sviluppo storico e delle società umane e tanto per la concezione e la sensibilità stessa dell’uomo nei confronti di sé stesso e del divino.

Roma, Novembre 2025. XXIX Martedì di Dissipatio

Esempi lampanti sono lo sviluppo, soprattutto dall’epoca moderna, di una vera e propria religione della Tecnica, della scienza e del pensiero razionale: tutti questi non sono più strumenti che l’uomo utilizza per comprendere la realtà circostante, ma, come immaginato e preconizzato da Francis Bacon nel Seicento, essi sono l’unica realtà veritiera e possibile e di cui l’uomo non è solo partecipe, ma creatore prometeico, illuminato e divino.

Si potrebbe affermare, così, che la coscienza acquisita della propria finitezza e vulnerabilità abbia portato l’uomo a costruire intorno a sé stesso una serie di simulacri, sia socio-politici sia mitico-psicologici, per cercare di sopravvivere alle crisi che sconvolgono di volta in volta ogni epoca e persino di trovare un rimedio finale per abolire la crisi in sé stessa. L’individualità ha preso il posto delle divinità: l’uomo è già un dio, ma è anche cosciente della propria imperfezione e della perdita dell’ordine originario allucinatorio, e così la sua individualità non è espressione di una liberazione totale, bensì di una coscienza smarrita che cerca di costruire il proprio ordine nella realtà e di ritornare all’ordine cosmico perso nel passato – e nella crisi.

Tutto ciò, però, non ha portato ad altro che a un perpetuarsi faustiano e sempre più intenso della stessa crisi; anzi, quest’ultima è diventata il nuovo mezzo e la nuova voce allucinatoria che plasma e comanda le menti e le azioni degli individui e delle collettività. Vari sono i fattori che sono sia la conseguenza implicita ma anche la causa (almeno della sua attuale forma) di questa bicameralità-conscia: la polarizzazione della politica e della società porta gli individui a sviluppare ideologie e filosofie che, nell’attuale caos dell’in-significato e della predominanza del puro pragmatismo da parte delle forze politiche di sistema, spingono sempre di più verso un’assolutizzazione delle soluzioni politiche e, soprattutto, delle vie che l’umanità dovrebbe percorrere per placare e riequilibrare le voci della crisi. Vari esempi sono l’accostamento, da parte di sempre più persone, a ideali e visioni di stampo identitario, talvolta sciovinista e xenofobo; oppure di visioni che accolgono a braccia aperte l’attuale collasso sistemico per creare un nuovo cosmo di opportunità e di libertà, accelerando verso la creazione di micro o macro realtà iperstizionali; o ancora, anche molti fra i membri dell’ancien regime democratico, globalista e liberale cercano nel riarmo e in una presa di forza e potenza delle proprie nazioni e/o di istituzioni sovranazionali (come nel caso dell’UE) un antidoto a questo intermezzo storico; oppure, moltissime altre persone cercano una via nel fondamentalismo religioso, come si può osservare nel continente africano, dove le forze legate allo jihadismo e all’islam radicale continuano ad accrescere il proprio potere.

Un altro fattore, invece, riguarda lo sviluppo di tecnologie sempre più all’avanguardia e sempre più distanti dal semplice ausilio all’attività umana o dalle concezioni di stampo classico della realtà: l’intelligenza artificiale, la tecnologia quantistica e le corse per il dominio delle terre rare e la produzione di materiali sintetici non sono un mero indicatore del forte indice di sviluppo della scienza e della tecnologia globale. In queste scoperte l’uomo spera (e forse crede davvero) non soltanto di progredire, ma di dissiparsi completamente dal suo stato di imperfezione e di dio-monarca infelice per potersi: 1) dileguare dalla crisi di quest’epoca e 2) creare le strutture (mentali, etiche e sociali) adatte affinché la terra non diventi solo il suo nuovo Eden, ma una vera e propria cassa di risonanza in cui sentire nuovamente le voci delle divinità e ricongiungersi con esse in un nuovo cosmo.

Basti pensare alle spinte dei colossi della Silicon Valley per cercare di raggiungere un mondo sempre più connesso, meccanicizzato, performante e pieno di possibilità utilizzando proprio l’IA e il suo enorme potenziale di calcolo, ricerca e previsione/profezia; oppure all’invocazione al ritorno del puro mito e spirito (e talvolta anche della razza) nelle frange più radicali delle destre mondiali; o, infine, all’apocalisse sanguinaria e universale auspicata dai movimenti di lotta religiosi.

La contemporaneità non è solo il campo di scontro-crisi-creazione fra la bicameralità arcaica e l’individualità futura, ma è anche la fine del mondo e della realtà come interregni fra la profanità dell’umano e la divinità perduta delle allucinazioni. In futuro, probabilmente, tanto l’identità individuale quanto l’impulso bicamerale (e tutte le loro conseguenze sul piano sociale, politico, esistenziale, etc.) saranno delegate al meccanico e all’artificiale, ovvero alle due nuove forme di mente bicamerale e individuo. Una bicameralità e individualità in cui l’essere umano potrà scegliere coscientemente e date le proprie esigenze presenti e future quali nuovi dèi ascoltare, che siano essi l’universalità del libero individuo, dell’individuo organico o di quello ascendente al paradiso. Oggi l’umanità non è più un ponte fra la scimmia e l’oltreuomo, ma fra l’uomo stesso e il sintetico.

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