OGGETTO: L'incognita Corona
Dal Dispaccio #35 del 02.11.2026
Dopo un annuncio altisonante e qualche apparizione mediatica, il partito di Fabrizio Corona rimane un mistero. A che punto siamo con "Per la verità"?
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Fabrizio Corona, come ormai noto, vuole trasformare la propria notorietà in un progetto politico. A settembre 2026 ha presentato “Per la Verità”, movimento lanciato attraverso i suoi canali social e accompagnato da un simbolo e da una prima piattaforma programmatica. L’ambizione dichiarata è quella di costruire

Questo articolo è stato inserito nell’ultimo Dispaccio, una lettera confidenziale di 8 pagine in pdf riservata ai membri del nucleo operativo di Dissipatio con contenuti e informazioni esclusive e inedite. Sempre da stampare, maneggiare, e conservare con cura.

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I più letti

Per approfondire

Sir Richard Barrons: «La cavalleria americana non verrà a salvare l'Europa»

«L'Europa si è abituata a livelli elevati di spesa sociale mentre una parte decisiva del costo della sua difesa ricadeva su Washington. È una condizione che non possiamo più considerare garantita. Dovremo trasferire risorse da cose che apprezziamo, come i generosi sistemi di welfare, alla sicurezza. Non disponiamo infatti di una crescita economica tale da rendere indolore questa scelta. Guardando indietro, il periodo fra il 1989 e il 2014 appare per quello che era: un'anomalia storica, non una nuova normalità.»

Draghi contro Conte

Mario Draghi prosegue la sua opera di ristrutturazione dello stato profondo italiano. Al vertice del Dis nomina Elisabetta Belloni e con le prossime nomine punta a eliminare ogni traccia del Contismo (con la complicità silenziosa di Luigi Di Maio).

Nella tradizione la sola avanguardia

Un possente saggio di Gian Ruggero Manzoni, “Ur dei Caldei. Origine e trasmissione”, si scaglia contro il mito dell’“attualità” e l’omologazione globalizzata. Piuttosto, occorre ancorarsi ai luoghi del sapere, alla memoria, alla matrice del Vecchio Mondo

Duellanti

Alla vittoria di Lula su Bolsonaro in Brasile non è seguito nessun golpe, né i disordini che ci si aspettava.

La storia sono loro

Da Créteil a Saint-Denis, sono le banlieue parigine a dettare la linea della protesta - non con la violenza delle rivolte del 2005, ma con una richiesta laica e universalmente francese. Bally Bagayoko scende in piazza con i suoi liceali e canta la Marsigliese. La France Insoumise ci mette il cappello, il Rassemblement National cavalca l'onda, Macron aspetta. La storia si muove, e il castello di carte della vecchia Europa trema.

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