Il principale partito di opposizione della Turchia, il Cumhuriyet Halk Partisi, CHP, ovvero il Partito Popolare Repubblicano, è ormai da almeno un anno vessato dai tentativi del governo di Ankara di screditarne la popolarità. Il CHP è un partito storico della nazione in quanto è stato fondato dal padre della moderna Turchia, Mustafa Kemal Atatürk. Il kemalismo, in breve, è un’ideologia che si basa su principi come il laicismo, la modernizzazione dello stato, l’apertura a imponenti riforme che negli anni Trenta hanno reso la Turchia un paese moderno, abbandonando quindi il passato ottomano. Il CHP si basa su un nazionalismo laico, di centro-sinistra, difatti il repubblicanesimo e in particolare il nazionalismo di Atatürk si basava sull’unità di ogni residente all’interno dei confini nazionali, senza alcuna distinzione etnica, rendendo il suo riformismo un tentativo di progressismo all’interno del mondo del vicino oriente.
Nel corso degli anni, la Turchia ha visto crescere una retorica che traeva dal passato impero ottomano, la Sublime Porta, un revanscismo pericoloso per la democrazia. L’attuale Presidente della nazione, Recep Tayyip Erdoğan, ha deciso di cambiare rotta rispetto ai passi in avanti fatti in passato, avvicinandosi invece all’Islam politico, reintroducendo una certa censura nei confronti della satira e della libertà di stampa. In particolare, questo neo-ottomanesimo è la proiezione della volontà di Erdoğan di rendere la Turchia una potenza regionale, sfruttando anche la posizione di ponte tra l’Europa e l’Asia. Il partito dell’attuale Presidente, Adalet ve Kalkınma Partisi – AKP, Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, fondato nel 2001, è attualmente il partito di maggioranza, e gode dell’appoggio esterno di altri partiti, tra cui il Milliyetçi Hareket Partisi – MHP, Partito del Movimento Nazionalista, di estrema destra, a favore di un nazionalismo etnico turco, nonché avverso alle minoranze curde e armene.
Erdoğan ha potuto accentrare su di sé il potere nel corso del tempo, difatti la Turchia fino al 2017 era una Repubblica Parlamentare, mentre successivamente, usando la prerogativa del golpe fallito del 2016, è stata trasformata in una Repubblica Presidenziale, con elementi estremamente centralizzati. Lo stesso Erdoğan è stato ininterrottamente Primo Ministro dal 2003 al 2014, e poi dal 2014 ad oggi Presidente della Repubblica, rimanendo di fatto per più di vent’anni al vertice. I poteri della Grande Assemblea Nazionale, il Parlamento turco, sono ormai minimizzati, e anche la magistratura risente della presa salda del governo di Erdoğan.
Il partito kemalista è sotto attacco per via legale da diverso tempo, il Tribunale civile di Ankara dovrà sentenziare se i risultati del congresso del partito tenutosi nel 2023 – in cui venne eletto Özugür Özel battendo il leader uscente, Kemal Kılıçdaroğlu – sono regolari o meno, in quanto l’accusa dei querelanti si basa su presunte irregolarità procedurali che avrebbero permesso la corruzione dei delegati per favorire Özel. Il CHP nega queste accuse e sostiene che la magistratura stia agendo secondo uno schema propriamente politico, in combutta con il governo, mettendo in evidenza come queste sarebbero delle calunnie infondate, le quali avrebbero come fine ultimo quello di screditare l’opposizione e quindi centralizzare il potere. La sentenza è stata posticipata al 24 ottobre, se alla fine l’esito della decisione fosse favorevole ad annullare i risultati del congresso, si creerebbe con molta probabilità un caos interno al partito, con il conseguente indebolimento della leadership, causando quindi un danno al sistema multipartitico turco, e permettendo al governo di Erdoğan di fare un ulteriore passo verso l’ormai ben avviata de-democratizzazione dello Stato.

Lo scorso 13 settembre, come riporta Reuters, sono state messe in fermo quarantotto persone, legate al CHP, tra cui il sindaco del distretto Bayrampasa di Istanbul, Hasan Mutlu. L’emittente statale TRT Haber ha riportato una serie di irruzioni da parte della polizia in 72 località, con arresti e sequestri di documenti. Notizia confermata da diverse agenzie stampa. La magistratura turca appare non indipendente sul piano politico, e la portata di questa repressione è massiva e spaventosa, sempre Reuters infatti, in un’inchiesta del 10 luglio scorso, ha messo in evidenza che oltre 500 persone, di cui 17 sindaci appartenenti al CHP , sono state arrestate. Il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, che è anche il principale oppositore di Erdoğan, è stato arrestato a marzo, e di conseguenza sono state organizzate diverse manifestazioni in suo sostegno. Già nel 2022, Imamoglu era stato condannato a due anni e sette mesi di carcere, che alla fine non ha scontato, in quanto la sentenza – allora interpretata come l’ennesimo tentativo del governo di eliminare i principali oppositori politici del Presidente turco – non era definitiva e fu quindi appellata. Il CHP è al centro del mirino della magistratura turca di Erdoğan, si registrano innumerevoli casi di arresti verso altri sindaci, alcuni messi in detenzione preventiva, con la conseguente sospensione della carica, come accaduto a Imamoglu stesso.
Senz’altro uno dei principali fattori che rende uno stato autoritario, è l’avvalersi del potere legislativo come strumento di repressione del dissenso politico. In Turchia si registrano ammonimenti e restrizioni pesanti nei confronti dei media e della stampa, con leggi antiterrorismo molto vaghe, le quali colpiscono giornalisti che scrivono di minoranze, che criticano le operazioni militari o partecipano a manifestazioni contro il governo. Difatti i giornalisti arrestati, per la maggior parte stavano solo svolgendo il loro lavoro, con la sola colpa di aver toccato temi sensibili, che il governo non vorrebbe far documentare. Nelle elezioni, avviene spesso uno sbilanciamento in termini di visibilità e di spazio nei mezzi di comunicazione, a favore ovviamente dei candidati legati all’AKP e ad Erdoğan. Anche i dati sulla chiusura di associazioni, fondazioni e ONG, sono preoccupanti, soprattutto a partire dal 2017, sono stati utilizzati i poteri d’emergenza voluti da Erdoğan per emanare decreti atti a inibire tali strutture; tra le più colpite quelle riguardanti i diritti umani, come riporta il Turkish Minute. La società civile turca è stata poi al centro di un rapporto finanziato dall’Unione Europea, il Turkey Report 2024, che fa parte del sistema “enlargement”, con il quale si osservano i paesi candidati – la Turchia è formalmente paese candidato dal 1999 – al fine di valutarne gli standard, secondi i cosiddetti criteri di Copenaghen, i quali valutano fattori come: rispetto dei diritti civili, indipendenza della giustizia, capacità di sostenere un economia di mercato aperta, capacità di accettare le leggi ed i regolamenti, nonché le politiche dell’Unione. In questo rapporto viene messo in evidenza, la precaria situazione nella quale si trova attualmente lo Stato turco, quindi molto distante rispetto ai requisiti.
La conseguenza di queste continue intimidazioni da parte del governo di Ankara, nei confronti dell’opposizione, ed il mancato rispetto della libertà di stampa, con continue censure, ha messo in una cattiva luce la Turchia agli occhi degli investitori stranieri, così come dei governi occidentali. I delegati del CHP hanno convocato per il 21 settembre un Congresso straordinario, mentre diversi membri del partito hanno lasciato quest’ultimo per aderire all’AKP. Ad Ankara, il 14 settembre è stata organizzata una manifestazione contro la repressione legale del CHP , hanno partecipato decine di migliaia di persone. La manifestazione è stata organizzata proprio in vista della sentenza nei confronti dell’annullamento del congresso del 2023, che prima di essere posticipata si sarebbe dovuta tenere il 15 settembre. Imamoglu è in custodia preventiva e in attesa di processo da marzo, ha scritto una lettera dal carcere nella quale assumeva che il governo stesse cercando di eliminare i candidati scomodi per non avere opposizione in vista delle prossime elezioni, minando la democrazia attraverso azioni giudiziarie per reprimere il dissenso, la lettera è stata letta durante la manifestazione. Özel durante l’evento, ha preso parola per denunciare l’operato del governo nell’indebolire le norme democratiche, ha inoltre chiesto delle elezioni generali anticipate. Bisognerà di conseguenza attendere i prossimi sviluppi per sapere l’esito della sentenza, è comunque ormai chiaro che la Turchia di Erdoğan sta prendendo una strada molto diversa da quella a cui era stata improntata dalla fondazione della Repubblica in poi, si tratta del consolidamento di un autoritarismo statale, che non lascia spazio ai tentativi di ripristino della democrazia. D’altronde siamo abituati ormai – anche qui in Europa – a vedere la preoccupante metamorfosi che è in atto in certi paesi democratici, che pian piano si allontanano sempre più dagli standard di libertà civile e individuale.