OGGETTO: La provincia nera
DATA: 18 Giugno 2025
SEZIONE: Società
FORMATO: Visioni
AREA: Italia
Più delle metropoli, sovente considerate l'epicentro della degenerazione umana, è la provincia il luogo dove i mostri prendono vita. Se Avetrana ci ha mostrato la degradata arretratezza di una certa parte di Paese, così Garlasco sembra rivelare tutto un sottobosco brulicante di peccati collegati tra loro, autoalimentati da una perversa condiscendenza e mortiferi qualora ci si metta a scrutarli.
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In uno dei suoi grandi film dimenticati, Il commissario Pepe, Ettore Scola mette in scena, con i toni della farsa, la miseria che si annida nella sonnacchiosa, ricca ed ipocrita provincia italiana. Una miseria non materiale ma umana, anche se come ben sappiamo da certa grande letteratura le due vanno spesso in compagnia. Dietro al perbenismo, alle chiese piene di domenica, alla rispettabilità borghese, si annida un crogiolo di misfatti reso ancor più perverso dalla completa partecipazione della popolazione a queste stesse depravazioni. Benché spesso, e a ragione certamente, siano le grandi città ad essere additate come luoghi di perdizione, sotto l’apparente tranquillità della vita provinciale sono nascosti segreti e peccati non meno sconvolgenti. Specie quando vengono alla luce in maniera violenta.

Quanto osserviamo in queste settimane a Garlasco, comune con meno di diecimila anime nel pavese situato sulla Via Francigena, potrebbe far da trama ad un ottimo horror anni Settanta a là Fulci. Oppure ad una puntata di True Detective. Se i fatti descritti con dovizia di particolari dalla stampa granguignolesca fossero reali quella gente dovrebbe iniziare a pensare di trovarsi dentro ad uno scritto minore di Sade o un racconto particolarmente ispirato di Thomas Ligotti. Orge, pedofilia, omicidio, complicità del clero e di parte della cittadinanza; queste le ipotesi, tanto battute dai giornalisti da sembrare vere, che ci consegnano il desolante scenario del disfacimento, morale e materiale, degli ultimi scampoli di civiltà in questo paese: le comunità locali.

Novi Ligure, Cogne, Erba, Avetrana, Brembate di Sopra, Santa Croce Camerina, tutti nomi di località, dal nord al sud dell’Italia, legati a fatti di sangue, tutti lontani dalle città e tutti tremendamente famosi. E come dimenticare la provincia di Varese, insanguinata dai crimini tinti di occultismo delle “bestie di Satana”. A pensarci bene i delitti più efferati e che più hanno colpito la pubblica opinione non sono avvenuti in qualche degradata periferia di una metropoli, ma nella banalità di una villetta, di un prefabbricato, di un terreno senza fama né importanza.

Se le porte dell’inferno avessero una collocazione, probabilmente sarebbe sotto la piazza del mercato di un paesino dell’entroterra italiano. David Lynch colloca la loggia nera, l’ingresso al mondo demoniaco, nella placida cittadina di Twin Peaks, fornendo come atto scatenante degli eventi soprannaturali l’omicidio di una ragazza. In un paese che non ha mai avuto delle vere e proprie metropoli, la dimensione collettiva della vita, con tutte le mostruosità ad essa collegata, si manifesta nella provincia. Quella provincia un tempo custode della ricchezza, dell’indolenza e dell’operosità, ora svuotata di senso con le transumanze di individui diretti nella grande città per sfuggire all’appiattimento salariale e alla mancanza di “stimoli”.

Del suo valore economico e antropologico rimane ben poco. Nella memoria collettiva certi luoghi sconosciuti sopravvivono solo in quanto collegati a delitti efferati. È possibile costruire una storia dell’Italia alternativa solo attraverso i fatti di cronaca nera? Se Avetrana ci ha mostrato la degradata arretratezza di una certa parte di Paese, così Garlasco sembra rivelare tutto un sottobosco brulicante di peccati collegati tra loro, autoalimentati da una perversa condiscendenza e mortiferi qualora ci si metta a scrutarli.

Niente di nuovo certamente se si pensa all’America dei serial killer. La maggior parte degli assassini più sanguinari non trovava le sue vittime lungo le strade di Harlem o nei bassifondi di Los Angeles, me nella tranquilla vita di quartiere di una qualsiasi cittadina, magari sperduta nell’immensità dei grandi stati rurali. Ma in America si sa, il sangue è parte integrante della vita quotidiana.

Nel nostro caso, guardare in faccia le miserie che si nascondono così bene ci lascia sempre esterrefatti, quasi le credessimo inimmaginabili. Da qui il clamore e l’interesse verso i dettagli del massacro. Negli USA la sparatoria in una scuola a colpi di mitra non fa quasi più notizia; qui una ragazza uccisa a martellate nel suo paese mobilita interi palinsesti televisivi. Il male è più affascinante se lo scopri dove non immaginavi. Vedere i nuovi horror americani dei primi anni Settanta per credere. Il mostro non vive più all’angolo buio del parco cittadino, ma nella casetta vicino alla tua. La provincia italiana sembra essere grande incubatrice di mostri. Che poi sono le ultime cose a renderla davvero interessante.  

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